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Pearl Jam Evolution, "Old school still kicks ass"!

a cura di The Wildcatter e Maurisio Seimani

Scritta dai curatori dell'apprezzata web-fanzine www.PearlJamOnLine.it, ha visto recentemente la sua pubblicazione Pearl Jam Evolution, una corposa biografia dedicata alla celeberrima band di Seattle. 
Approfondiamo il discorso con Luca Villa, co-autore dell'opera.

Piacere di conoscerti, Luca. Ten compie quest'anno 25 anni e PearlJamOnLine 15. Com'è nata all’epoca l'idea di una fanzine dedicata ai Pearl Jam e quante persone sono coinvolte ad oggi nel progetto? Avete ricevuto una cartolina o una lettera cartacea da qualche posto sperduto del mondo oppure potete considerarvi completamente “nativi digitali”? 

Ciao, piacere mio! Nel 2001 stavo frequentando l’università e per un corso congiunto di semiotica e informatica analizzai il mio video preferito della band, Do The Evolution, creando un mini sito per presentarlo al meglio. Da quel mini sito nacque pearljamonline.it che, come dici anche tu, proprio quest’anno compie 15 anni. Facendo un salto indietro fino al 1994, all’epoca ero iscritto alla prima fanzine italiana della band, Mookje, che chiuse i battenti nel 1996, quindi non siamo per niente nativi digitali, anzi. Proprio per questo Pearl Jam Evolution al momento esce solo in formato cartaceo. Old school stil kicks ass. Pearl Jam OnLine attualmente è gestito da me insieme a mia moglie, la coautrice del libro. 

Il libro appunto. I suddetti anniversari trovano oggi la loro degna celebrazione in una nuova edizione di Pearl Jam Evolution, scritta da te e dalla tua compagna Daria Moretti, con la prefazione di Gianni Sibilla. Voi la definite la "biografia più dettagliata ed aggiornata mai edita sulla band di Seattle". Siamo sicuri? Ce lo assicurate? Perchè? E poi: è vero che Sibilla è riuscito a scrivere la prefazione senza citare Springsteen?

Recentemente ho fatto un ricerca sul web e mi sono stupito nello scoprire che Pearl Jam Evolution, con le sue 472 pagine, è il libro più lungo mai scritto sulla band. Oltre ad essere il più aggiornato (stampato a settembre 2016, copre la loro carriera fino ad agosto 2016) è anche il più dettagliato, ricco di aneddoti e curiosità che non troverete in nessun altro libro, puoi starne certo. Gianni non è riuscito a scrivere la prefazione senza citare Springsteen e lo capiamo bene, ormai c’è un filo indissolubile che lega la band di Seattle al rocker del New Jersey. 

Jigsaws: Pezzi di un puzzle - un esercizio di stile

di the Scrapper

Gli esercizi di stile hanno un grande limite: quello di essere fini a se stessi. The Scrapper con un atto di insolente superbia vuole invece farne in questo caso un tributo ai testi delle canzoni.
Pensate a quanta musica ascoltate, al poco peso che spesso date alla comprensione dei testi delle canzoni e a come quelle stesse canzoni vi piacciono moltissimo ugualmente. Capita con le canzoni italiane, figuriamoci con quelle in inglese!Bene, the Scrapper prende una manciata di canzoni, mette in fila i testi, taglia, copia, riordina, traduce (quasi) letteralmente e usa le parole come pezzi di un puzzle e poi vede cosa salta fuori. L’intenzione è quella di dare un riconoscimento dell’importanza dei testi delle canzoni. Le parole scritte rimangono e sfuggono anche alle originarie intenzioni dell’autore… (english version)


Jigsaws: Pezzi di un puzzle - un esercizio di stile /english version

by the Scrapper
(italian version here)
TWISTED THOUGHTS THAT SPIN ROUND MY HEAD
I don’t want to think, I want to feel! How do I feel, how do I…?

I know I was born and I know that I’ll die / the in between is mine. I am mine. I am myself, like you somehow: we’re all different behind the eyes there’s no need to hide.

I have faced it, a life wasted I’m never going back again
Nothing man, nothing man
(if you hate something don’t you do it, all that sacred comes from youth: drop the leash drop the leash)

I will swallow poison until I grow immune

Can’t buy what I want cause it’s free / Cannot find the confort in this world / some die just to live
(It’s an art to live with pain, mix the light into grey / The sorrow grows bigger when the sorrow’s denied)

Seek my part, devote myself my small self / like a book amongst the many on a shelf.
Sometimes I fall sometimes I don’t

The Wildcatter Saloon Episode 0 (...waiting for Musicani Music Awards 2014)

di The Wildcatter


Le classifiche musicali hanno sempre suscitato in me sensazioni contrastanti. Trovo infatti che l’idea di riuscire a stabilire e scolpire primati e posizioni di merito su categorie quali “le migliori uscite discografiche dell’anno x”, “i 20 dischi fondamentali del grunge”, “i 100 dischi essenziali del rock americano”, “le 50 migliori canzoni d’amore” sia al tempo stesso deprimente e affascinante. Il processo di formazione di una classifica musicale è infatti assolutamente opinabile e arbitrario. Si tratta quindi di un esercizio sempre criticabilissimo, in linea teorica addirittura da ripudiare. Eppure… quanta buona musica ho scoperto grazie a questa diffusa mania di ordinare tutto secondo classifiche! Quanti spunti di acquisto e di discussione ho sviluppato grazie ai listoni di Pitchfork, del NME, di OndaRock o del Mucchio Selvaggio! C’è anche un lato divertente: nei forum su internet si possono leggere post decisamente lunari a commento delle varie classifiche di fine anno. Esse, di norma, si occupano esclusivamente delle novità discografiche dell’anno e quindi non è difficile scovare commenti del tipo “che annata il 2014!”, “mai nessun anno sarà a livello del 1994!”, “un 2011 davvero fiacco, ormai la fine del mercato discografico è conclamata”. È come trattare la musica come il vino. Un’assurdità, sarebbe come giudicare una macchina con gli stessi criteri con cui si giudica, che ne so, un albergo. Eppure… sono già ora in trepidante attesa dei Musicani Music Awards 2014!

On the long road (18 Years No Code)

di The Wildcatter

Piccole note di una persona che non sa fare un accordo con la chitarra, è imbarazzante quando cerca di tenere il tempo battendo le mani, è stonato come pochi e ha la pretesa di spiegarvi l’importanza e la bellezza di essere appassionati di musica in generale e di un gruppo in particolare. Anche a costo di apparire retorico.  

ON THE LONG ROAD 

In macchina, poco più che diciottenne, sto ritornando a casa dopo aver trascorso una settimana al mare con i miei genitori e mia sorella. Quella che si rivelerà essere la mia ultima vacanza con la famiglia al completo è passata assai a rilento tra cruciverba della Settimana Enigmistica e quiz di logica e matematica tratti da un libro "Alpha test", attività a cui mi sono dedicato in previsione dell’esame di ammissione ad un ateneo milanese. 
Ho in mano un oggetto che mi rende insopportabilmente lungo ogni minuto del viaggio. 
Prima di partire sono infatti andato in un negozio di dischi dell’isola d’Elba ed ho comprato la “mia” copia di un CD che già dalla confezione appare unico, pregiato e interessante. Niente plastica, l’involucro è un ricercato digipack in cartone. Nella fessura dove ci si potrebbe aspettare di trovare il libretto dei testi c’è una custodia di cartone che contiene sei o sette repliche di Polaroid: con un’attenta ricerca si possono ritrovare queste stesse fotografie anche da qualche parte sulla copertina, sul retro di ciascuna si può leggere il testo di una canzone. Il disco è uscito proprio oggi, fine agosto 1996.

Jeff Ament - While My Heart Beats

di TommyThecaT

Nel mare nostrum delle uscite musicali ci si può facilmente perdere, si può andare alla deriva con pubblicazioni alquanto discutibili, si può naufragare su un’isola deserta con l’album perfetto. A volte ci si può anche incazzare e di brutto! Eran quasi quindici anni che aspettavo un nuovo LP decente dei Pearl Jam (l’ultimo degno di nota è, a mio parere, “Binaural” del 2000) quando, per strano caso del destino del “cercatore d’anime”, mi ritrovo fra le mani il secondo album di Jeff Ament (il primo “Tone” è del 2008), storico bassista dei PJ. Incuriosito lo ascolto e rimango attonito a bocca aperta. Ma perché cazzo non l’ha proposto al resto dei PJ, regalando così ai loro fan una preziosissima uscita? Perché quel “bastardo” l’ha voluto tenere nascosto  a Vedder e compagni? Forse perché pure lui ne ha piene le palle di quello che suonano i PJ? Perché tocca a me, sfigatissimo TommyThecaT, pubblicizzarlo a un miliardesimo (o meno) di mondo? Perché? 

Temple of The Dog: le origini di un mito - Colpo di Fulmine

 Movimento giovanile alternativo sorto negli Stati Uniti (in particolare a Seattle) e diffusosi in Europa nell'ultimo decennio del Novecento. In polemica con i valori degli anni Ottanta, il GRUNGE ripropone alcuni elementi della cultura hippy (ecologismo, non violenza), uno stile di vita semplice e un look trasandato.
 Enciclopedia Treccani

di The Driller Killer

Nel 2011 al Festival di Toronto viene presentato il documentario PJ20 diretto da Cameron Crowe. Racconta la storia dei primi 20 anni di carriera di uno dei piu' importanti gruppi rock anni '90 i Pearl Jam. La storia di 4, prima, e 5, poi, ragazzi americani innamorati della musica che si ritrovano loro malgrado a gestire un successo planetario, a diventare delle star senza esserlo e senza che gliene importasse granché; nel cammino incontrano un sacco di amici che come loro si ritrovano ad essere al centro dell'attenzione, idoli per milioni di ragazzini che vorrebbero imitarli.


Ten Second After: Pearl Jam, Turin Brakes, The Fratellis, The Sadies

Non c'è amore se non a prima vista
di RsK

Chiariamo subito un concetto. Non si può essere obiettivi ne' equidistanti quando ci si trova di fronte ad un antico e longevo sentimento come quello che emerge nel vostro affezionatissimo al solo nominare il gruppo di cui mi accingo a "recensire" l'ultima fatica. Un sentimento nato in gioventù, ben 22 anni fa, e che mi ha accompagnato per tutto questo tempo come un fratello, un padre, un amico, un'amore quasi perfetto con pochi pochissimi tradimenti e distacchi e molto rispetto e riconoscenza. Puntualizziamo subito un altro concetto: e' impossibile esplorare un disco dei Pearl Jam e giudicarlo dopo soli due giorni di ascolti, ancorché prolungati, poiché l'immediatezza non e' mai stata, ebbene no, una delle caratteristiche peculiari del gruppo di Seattle, nemmeno quando, badate bene, questi erano i paladini di un genere immediato per antonomasia come il grunge. Dunque queste poche righe nascondono un'urgenza che solo i fans possono capire e di questo infatti si tratta; un omaggio sentito e doveroso anche se, posso capirlo, potrebbe risultare poco utile agli occhi o orecchi di chi ama approfondimenti e sottolineature.

Ten + Ten Years After: Pearl Jam, The Black Heart Procession, John Coltrane, Neu, Franco Battiato, McCoy Tyner


di RSK
Bentornati. Eccoci qua, puntuali come le emorroidi di Seimani. Torniamo, anche questo mese, a rimestare nel meno torbido possibile del passato recente, e remoto, della musica che ci pare e piace...
La copertina é dedicata al ventennale di Ten, disco epocale giustamente incensato e festeggiato con un docurock, un libro, frizzi lazzi e cazzi mazzi. Ma cominciamo con ordine e cioe' da dieci anni fa...
Buona lettura e guardatevi le spalle: si dice in giro che Seimani sia sempre dietro di voi...che paura!!!

THE BLACK HEART PROCESSION – Amore del Tropico 2002
Un gruppo incredibile i Black Heart Procession: non ricordo esattamente quando successe, pero' ricordo chiaramente di aver trascinato una sera al vecchio Donne e Motori (locale Bresciota sapido di concertoni) una ciurma dubbiosa di “amizi” che ancor' oggi mi ringrazia per avergli fatto conoscere Pall Jankins e soci. Quelli erano i BHP degli inizi, reduci dal micidiale trittico 1, 2 e Three; tre album quasi fotocopia, dove l'indie rock si incontrava con l'anima nera dell'inferno piu' profondo. Grandissime chitarre e una voce sofferente e gotica come poche. Nel 2002 esce il quarto disco e a SORPRESA! il gruppo di San Diego va in vacanza. I toni si stemperano, il rock si nasconde e fa capolino una mistura di musica, diremmo latina, tra il bossanova e il jazz. Pall Jankins cambia addirittura nome ( Paulo Zappoli) e si mette a suonare il sintetizzatore...una follia? Forse, ma dopo tre dischi quasi identici, e pure in serie, forse una ventata d'aria fresca ci voleva, proprio perche' ancora una volta i nostri riescono a colpire nel segno, uscendo definitivamente dal “ghetto” dell'indie. A dieci anni dall'uscita, disco consigliatissimo!


PEARL JAM – Ten 1992

Ok! Diro' solo una cosa su questo disco: NO COMMENT!
Il ventennale di cui sopra ovviamente e' stato festeggiato l'anno scorso, in quanto il disco dei nostri eroi e' stato pubblicato il 27 agosto 1991, a Seattle e dintorni, mentre nel Belpaese sarebbe arrivato solo nel febbraio del 1992. Da quel momento avrebbe venduto poco piu' di 12 milioni di copie. L'esordio di uno dei piu' grandi gruppi rock degli ultimi 20 anni contiene delle perle assolute: Once, Even Flow, Alive, Why Go, Black, Jeremy, Oceans, Porch, Garden, Deep e Release... La forza del disco e', oltre a essere uno dei manifesti del grunge, la sincerita' e l'attitudine assolutamente rock. Meno punk dei Nirvana meno duri degli Alice in Chains, i Pearl Jam in poco piu' di cinquanta minuti spazzano via il glam patinato degli anni '80 e restituiscono il giusto valore al mito mai morto del rock. Con loro, e grazie a loro, si perpetua e rinnova la storia della musica. Pietra miliare!!!

FRANCO BATTIATO - L'arca di Noe' 1982

“Clamori nel mondo moribondo”
Il maestro del 1982 dal punto di vista musicale e' ancora assolutamente preso dalla sua personale visitazione della musica new wave: i successi di Patriots e La Voce del Padrone (un milione di copie) sono alle spalle. Ancora una volta la prosa e la poesia si fondono in modo sublime e Battiato ci racconta di una societa' in evoluzione, di mondi decadenti, e di scontri sempre più vicini tra Oriente ed Occidente. Il disco, composto da sole 7 gemme, si colloca tra i massimi vertici stilistici e compositivi del maestro catanese. Provate per credere, e poi fateci sapere se secondo voi questo disco dimostra i suoi 30 anni! Hit del disco: Voglio Vederti. Danzare.

NEU! - NEU! 1972

Formazione tedesca, centrale nello sviluppo del krautrock, i "Neu!" si formano nel 1971 da una costola dei Kraftwerk (altro gruppo storico del genere). Il loro esordio, datato 1972, e' da considerarsi un apripista, visti i contenuti musicali prodromici rispetto a certo rock anni '80 o a certa musica psichedelica dei '90 e oltre. Neu! si apre con un' esaltante cavalcata di dieci minuti, in cui le chitarre si prendono totalmente la scena, sia nella ritmica che nelle evoluzioni sonore...immaginatevi il viaggio perfetto: esaltante, sbarazzino quanto basta, con il vento tra i capelli e intorno a voi la Bellezza come non l'avete mai vista...non e' un acido, e' Hallogallo. Spiazzati quanto basta dalla prima traccia potete tranquillamente approfondire la conoscenza del mondo Neu! attraverso le successive, tra cui spicca Sonderangerbort, nella quale viaggerete sotto il palco del Live at Pompei dei Pink Floyd (manco a dirlo uscito nel '72), guidati dal nano misterioso che popola sovente la fantasia malaticcia di David Lynch, e soprattutto Negativeland, un trip assai andato a male nel quale risuonano i fastidiosi noises della societá e della musica industriale (echi lontani di Einsturzende Neubauten e Sonic Youth). Il disco si chiude “malinconicamente” con Lieber Honig (qualcosa come: preferiscono il miele) nella quale un tipo, chiaramente alla frutta, strimpella al pianoforte e esala gli ultimi aneliti di vita nel microfono in riverbero prima di essere portato alla deriva dallo sciabordio delle onde dell'Acheronte...good trip
 

JOHN COLTRANE – BALLADS 1962
Ecco a voi signori John Coltrane: lo “scapigliato”, il tossico, il pazzo, l'anti-jazz. Questa era nel 1962 la fama di questo fantastico, unico, grandissimo musicista.
Secondo i critici: incapace di attenersi alla melodia, quando imbracciava il suo sassofono, e troppo fuori dagli schemi. In tutta risposta, quell' anno, egli entrò in studio insieme al fido Alfred Mccoy Tyner, qui all'apice della sua carriera, per creare questa collezione classica di ballate più o meno note. Si dice che non furono necessarie repliche e che il quartetto produsse questi 8 brani per un totale di 32:20 alla prima take; leggenda o meno, cio' non toglie che, in poco piu' di una mezz'ora, Trane spazzò via tutte le maldicenze dei critici piu' ingessati, dimostrando di essere un grande anche nella Jazz Ballad. Ci sarebbe stato tempo per sbalordire ancora di piu' negli anni a venire: ci sarebbero stati, in seguito, gli anni del Free Jazz.