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Virginiana Miller - Storie dal Vivo

Virginiana Miller live al Druso Circus, Bergamo

di Prof Willy
6 Dicembre 2013
Nemo profeta in patria: per potersi godere un concerto dei beneamati Virginiana Miller bisogna attraversare l'Oglio e andare in terra orobica. D'altro canto la citazione di Capossela è d'obbligo e si adatta perfettamente alla parabola del gruppo: “...perché Livorno dà gloria soltanto all’esilio”. 
Sia gli estimatori che gli artisti destinati in questo caso sempre a doversi incontrare in un luogo altro: “direttissimi altrove” (cit.). Il tour di “Venga il regno” fa tappa venerdì 6 dicembre al circolo Druso Circus, a Bergamo, circonvallazione est, budello di strade senza senso apparente. Pare che sia la volta buona, che i VM (d'ora in poi) abbiano svoltato, che i media mainstream si siano finalmente accorti di loro e il locale stipato oltremodo lo dimostra. Apre la bresciana Claudia On The Sofa: un set acustico caldo e morbido come una coperta di alpaca; chiudi gli occhi e ti sembra di ascoltare Norah Jones (stesso timbro di voce, stessa intenzione, stesso stile). Poco prima di mezzanotte salgono i VM: sei simpatici livornesi, anti-divi da una vita, sardonici dalla nascita, guidati da Simone Lenzi, a mio pare uno dei più illuminati songwriters italiani. La prima parte del concerto è interamente dedicata alla proposizione di tutto il nuovo album. Lavoro compatto nelle sonorità e nelle atmosfere che il gruppo tenta di riprodurre quasi fedelmente dando l'impressione di ripiegarsi su se stesso nello sforzo dell'esecuzione.

Musicanidi di Maurisio Seimani: King Krule, Virginiana Miller, His Electro Blue Voice

a cura di...Maurisio Seimani


King Krule - 6 Feeth Beneath the Moon





Avanti, dove sta il trucco? Dobbiamo davvero credere che 6 Feeth Beneath the Moon sia l'opera prima di un ragazzino di diciannove anni? Ma non erano quelli del rap questi qui? E a parte questo: cos'ha di adolescenziale questa voce così profonda e suadente, da dove arrivano queste composizioni sonore così eleganti e mature? Attacchiamo alla macchina della verità questo Archy Marshall, al secolo King Krule (il nome è preso dal personaggio di un videogioco) e vediamo di scoprirlo. Sempre che lui stesso sappia darci una risposta, visto che il ragazzino cita tra i suoi ispiratori Gene Vincent, Elvis Priesley e Fela Kuti. La faccenda invece sembra molto più complessa, perchè se tra le pieghe delle canzoni emerge senz'altro un'ispirazione vintage e rockabilly (ma si potrebbe anche dire psycho-rockabilly, penso a certe cose dei Gun Club), resta difficile trovare le parole che possano realmente definire quest'album. In alcuni frangenti si fa largo il fantasma di Joe Strummer, in altri fanno capolino drum'n'bass ed elettronica, in altri ancora addirittura si affaccia la vena stralunata di un Thom Yorke alle prese con un vecchio rocknroll. L'atmosfera finemente minimalista aggiunge infine il tocco finale ad un disco che si propone fin d'ora come uno dei migliori dell'anno. Dove sta dunque il trucco? Perchè, se non c'è nessun trucco, non riusciamo davvero ad immaginare dove possa arrivare questo piccolo genio di soli 19 anni, in arte King Krule.
In due parole: Harry Popper
Giudizio: 4 palle