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Gino Paoli - Basta chiudere gli occhi (1964)

di Maurisio Seimani

"...è poter vedere in una stanza buia
con gli occhi chiusi
quello che vogliamo."
(Vivere ancora)


C'era una volta Gino Paoli, Gino Paoli l'artista. Basta chiudere gli occhi. Basta chiuderne uno, quantomeno, e concentrarsi per un momento sull'altro. Come molti già sapranno il suo nome negli ultimi mesi è circolato fra quotidiani nazionali, siti di musica, e social networks per vicende che con l'arte hanno ben poco a che vedere: il signor Gino, ad oggi, si trova infatti sotto indagine della Procura di Genova per un ammanco fiscale (al momento precisiamo solo presunto) di qualche centinaia di migliaia di euro. Il fatto che questo sia successo nel momento in cui oltretutto il nostro era anche presidente di un'organismo quale la SIAE, percepito usualmente come già abbastanza impopolare di suo, può far comprendere quanto in certi ambienti musicali, almeno quelli più underground, il cantautore genovese sia oggi malvisto.

Alessandro Alessandroni - Light and heavy industry (1984)

a cura di Joe The Dog
Testo di Thelonius Mork

Vi siete mai chiesti di chi fosse quel fischio? Quello che sta in alcuni pezzi che Ennio Morricone compose per Il Buono, il brutto, il cattivo o Per un pugno di dollari, intendo, quello che ricompare pressochè identico anche nel tema principale di Lo chiamavano trinità? Oggi siamo portati a pensare che, se in una canzone compare un fischio, questo sia senz'altro prodotto da un qualche aggeggio elettronico o comunque da un software o da una certa app specializzati in fischi. E invece no: sono composizioni di un'altra epoca quelle, un' epoca in cui dietro ad un fischio ci stava semplicemente uno che fischiava.
E allora segnatevi che in tutti i brani sopracitati quel fischio appartiene ad un polistrumentista che è in grado di suonare con superbia maestria: chitarra, pianoforte, fisarmonica, sax, flauto, mandolino e sitar. Quel fischio, cioè, ha un nome ed un cognome. Quel fischio è dell'uomo che Federico Fellini definì appunto "Fischio", da scriversi però con la F maiscola. Quel fischio...è Alessandro Alessandroni.

Il bello della nostra epoca, invece, è che a volte una domanda cretina come quella in apertura del post può avere per risposta la giusta chiave di ricerca, quella che inaspettatamente può aprire porte su paesaggi apparentemente infiniti. Ecco che dunque, parlando di Alessandro Alessandroni, io non so nemmeno da che parte cominciare. Forse si dovrebbe semplicemente consigliare a chiunque di inserire quelle due parole magiche su Google per poi perdersi nel viaggio che si preferisce affrontare.
Geniale compositore nato a Roma nel 1925 e tutt'ora in vita, Alessandroni non s'è infatti limitato alla stesura di brani spesso superlativi per colonne sonore di pellicole poliziottesche, spaghetti western e commedie all'italiana...approfondire la sua opera è sprofondare in un oceano di progetti, collaborazioni, interpretazioni, che vanno a comporre una sorta di culto fantasma che ad oggi sedimenta monumentale nei fondali del web.