Visualizzazione post con etichetta Beck. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beck. Mostra tutti i post

The Wildcatter Saloon Episode II

di The Wildcatter

Aspettando i Musicani Awards 2014 (a.k.a. Telegatto suca), tre consigli per i vostri ascolti festivi estratti dalla personale classifica mentale di The Wildcatter. Perchè? Ce lo chiede il suo psicanalista. Qui sotto le posizioni dalla 6 alla 4. E se vi siete persi le precedenti potete leggerle qui: The Wildcatter Saloon!

6. BECK – SEA CHANGE (2002)
“Lost cause” è una delle mie canzoni preferite in assoluto, l’ho già dichiarato (qui le prove). Tanto che aveva forse offuscato la mia considerazione sulla bellezza di tutto il disco che la contiene, perfetta enciclopedia del saper scrivere belle canzoni. Belle canzoni, riapprezzate alla grande questa primavera. Belle come questa:


Storie dal vivo: Beck Live @ Zenith, Paris, 11 Settembre 2014

di The Wildcatter


Più per gioco che per reale intenzione di dare seguito all’esordio come collaboratore di Musicanidi (che trovate qui: On the long road -18 years No Code) martedì 9 settembre 2014 ho inviato il seguente messaggio via Twitter al direttorissimo Seimani:

“ho già pronta la recensione per il concerto di Beck a Parigi: “concerto molto bello” (non sempre sono prolisso, W i pregiudizi RNR!)”.

Da dove derivavano queste aspettative positive?
Bisogna valutare molti aspetti, musicali ed extra musicali:
1) Beck è stato negli anni 90 uno dei miei idoli incontrastati;
2) considero anche la più recente produzione di Beck di alto livello e, anche se non ha conquistato moltissimi miei ascolti, sono convinto che anche l’ultima fatica (“Morning Phase”) sia un buon disco;
3) la sola possibilità di ascoltare dal vivo “Lost Cause” – una delle mie canzoni preferite in assoluto – mi rende positivo nei confronti dell’evento;
4) i ricordi legati ai tre concerti di Beck a cui sono andato in passato sono genuinamente intensi (e me ne sono reso conto proprio nel momento in cui pensavo all’imminente quarto incontro con il signor Hansen e ne pregustavo le emozioni);
5) il concerto è un ottimo pretesto per un richiamo delle vacanze estive, “funestate” dalla cancellazione di un festival musicale a Londra al quale dovevo assistere a cavallo del Ferragosto;
6) alzi la mano chi riesce a pensare in negativo a un weekend lungo a Parigi;
7) il biglietto mi è stato offerto dal mio carissimo amico parigino già citato nel mio esordio su Musicanidi: assisterò con lui al concerto e passerò gli altri giorni con la sua famiglia, consolidando così la mia immagine di buon “zio italiano” per i suoi piccoli figli (cosa a cui tengo moltissimo).

In due parole, ci sono tutti gli elementi per avere un forte pregiudizio positivo nei confronti del concerto. Talmente forte che l’idea di una potenziale delusione derivante dalle alte aspettative fa davvero fatica a insinuarsi tra i miei pensieri, anche ora che prendo posto allo Zenith, oggi 11 settembre 2014. Preparato dalle atmosfere di “Morning Phase” e senza aver letto nulla delle prime esibizioni di questo breve tour europeo, mi aspetto un set molto raccolto e intimista. All’ingresso della band alle 21,20 quest’ultima aspettativa viene spazzata via: le prime canzoni sono “Devil’s haircut”, “Black Tambourine” e “Loser”! Da Mr. Hansen arriva un messaggio chiaro, molto ben ribadito dalle sue interazioni con gli altri membri della band: che la festa cominci! L’impressione, poi confermata per tutto il concerto, è che Beck sia da subito perfettamente consapevole del suo ruolo, tanto da portare a spasso tutta la sua discografia con un’invidiabile nonchalance, con la consapevolezza dell’assoluta bontà e attualità dell’intero suo repertorio: dimostra da subito di avere un carisma tale da non risultare mai, neppure per un istante, uno stanco propositore di fasti perduti.

Musicanidi di Maurisio Seimani: Beck, Pontiak, Damien Jurado

di Maurisio Seimani

Beck - Morning Phase

Ci sarà molto di personale in questa recensione. Poco tempo fa, ma comunque alcune settimane prima che cominciasse a circolare in rete la notizia di un nuovo album di Beck, per pura coincidenza mi ritrovai a riascoltare frequentemente i suoi vecchi dischi ed in particolar modo Sea Change. In verità era da parecchio tempo che non ascoltavo nulla di Beck, ma appunto proprio di recente mi ritrovai a realizzare che erano ben sei anni che non pubblicava alcunchè e che, fondamentalmente, il vecchio Hansen mi mancava. Fu quindi con divertito entusiasmo che accolsi la notizia di una sua nuova fatica ispirata proprio a Sea Change...un po' come il messaggio che ti arriva da un cugino lontano proprio mentre stai pensando a lui. Morning Phase dunque. Una breve intro strumentale e Morning, splendida ballata che di Sea Change sembra quasi una vera e propria outtake, ci trasporta immediatamente indietro di dodici anni, spianando però ogni melensa nostalgia grazie alla semplice ineccepibile bellezza delle sue linee melodiche. Per l'occasione Beck arruola esattamente gli stessi musicisti d'allora, che, sulla stessa linea, trascinano le seguenti Heart is a drum ,Say Goodbye, Blue Moon, e così a seguire tutte le altre, fino alla fine dell'opera. Le differenze con il suo ideale predecessore dunque sono davvero da cercarsi con il lanternino. Gli arrangiamenti d'archi di  The Wave? Un'idea che già in Sea Change ritrovavamo in Round the bend. Un certo piglio country un po' più marcato nelle tracce finali del disco? Può essere. Ma non è in queste considerazioni che troveremo il punto di forza di Morning Phase. La vera buona novella è che, come Sea Change, anche questo disco si compone di semplicissime canzoni che si potrebbero cantare la sera attorno ad un falò. I trucchi ci sono, ma è il nudo e crudo formato sea-song a farla da padrone. La buona novella è dunque che si è ancora di fronte ad un artista capace di scrivere belle canzoni che per stare in piedi non hanno bisogno di alcun effetto speciale. Considerato che Beck, ove volesse, di effetti speciali ne saprebbe tirare fuori a mille, in sostanza questa buona novella è che il signor Hansen è semplicemente di nuovo fra noi.
In due parole: Sea Phase
Giudizio: 3 palle e mezza e ancora pochi ascolti (che possano salire?)