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Sotto le Stelle di Ten Years After

di RSK
Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
 Lorenzo De' Medici

Dirty Dozen Brass Band - Funeral for a Friend


Perugia: Umbria Jazz 2004

Nelle strade di Perugia è calata la notte; una notte calda, molto calda, una notte sbandata una notte di musica e allegria. Da un'altra parte James Brown sta iniziando a darci dentro con il suo sabba piu' pagano che religioso, ma qui, tra le strade medioevali del centro, ogni angolo, ogni spazio verde, è occupato dalla musica del mondo. C'è un fiume di gente che ondeggia, davanti c'è ancora gente...vanno tutti in una direzione, seguono le note, seguono le note di una banda di New Orleans; quella sporca dozzina di fanfare passano e si portano dietro tutti come il pifferaio magico. Impossibile resistere a quei ritmi, al jazz da strada un po' cazzaro un po' altezzoso un po' cool. Impossibile rimanere fermi di fronte al bebop mescolato al funk sudato di gole che si gonfiano fino a scoppiare. Impossibile non volare con la fantasia altrove, lontano...alle paludi della Louisiana un mardi gras come altri, unico e inimitabile. Impossibile non sprizzare sudore e felicità da tutti i pori al ritmo della sporca dozzina e alla fine impossibile non strabuzzare gli occhi nel rendersi conto che non si tratta di una festa ma di un...funerale.

Benvenuti a Ten Second After

Salve. L'idea di questa nuova rubrica e' semplice. Proporvi 3 o 4 dischi recentissimi appena usciti,nella fattispecie tra l'11 e il 18 di marzo, ascoltati di getto e recensiti a "pelle" senza approfondimento ulteriore. Senza la riflessione data dall'ascolto ripetuto a volte all'infinito come nel caso di Ten Years After dove i dischi invece sono stati ascoltati, ruminati e digeriti molto tempo prima. Mi scuso fin d'ora perciò se quanto riportato di seguito potrà sembrarvi errato, eccessivo, inesatto o superficiale. L'unica regola, infatti e' fare recensioni con lo stomaco e anche, e ci mancherebbe altro, con le orecchie. Qualsiasi refuso, denuncia o insulto va spedito tramite posta elettronica al seguente indirizzo musicanidi@gmail.com oppure su twitter @musicanidi ovviamente alla cortese attenzione di Maurisio Seimani. Io infatti sono solo un umile scrivente alla corte di Re Maurisio.

di RSK

Slowhand Eric Clapton - Il Dio del Mese

 "Blues is easy to play, but hard to feel"
 (Jimi Hendrix)

del Duca
"Clapton is God". Così stava scritto sul muro della stazione della metropolitana di Islington. Poi la scritta apparve in tutta Londra, come lo stupido "quez", nella nostra città, o altri inutili graffiti che spesso sembrano diffondersi come un morbo.
Nel caso, comunque, stupidi saranno gli altri.
Accostare Mr. Eric Clapton al "Signore del piano di sopra", rende l'idea del successo raggiunto dal "Dio" di questo mese. Successo meritato: si tratta dell'unico musicista per ben tre volte iscritto nella Hall of Fame del rock (con gli Yardbirds, con i Cream e come solista). Non male davvero per questo ragazzo del'45 che da oltre mezzo secolo ci delizia con una musica sempre di altissimo livello (oddio, magari non sempre... magari alcuni lavori degli anni ottanta prodotti da Phil Collins non sono proprio il massimo, ma, si sa, quello è stato un periodo difficile per la musica in generale...).
Clapton è uno dei più influenti chitarristi blues, una leggenda vivente della sei-corde. Ha suonato praticamente con tutti i grandi della sua era ed ha firmato successi quali "Layla", "Wonderful tonight", "Sunshine of your love". Ciò che si apprezza nel suo stile è l'economicità, sicuramente influenzata dal modo di suonare del "Re del blues" BB King, maestro nei fraseggi concisi ma estremamente espressivi, col quale tra l'altro ha inciso il disco Ridin' with the King. Soprannominato Slowhand a causa della lentezza infinita con la quale sostituiva in scena le corde che regolarmente si spaccavano durante le serate e non per la presunta lentezza con cui muove la mano sulla chitarra. Lo stile di musica di Clapton dà maggior risalto all'emozione piuttosto che a brevi sfoggi di velocità. Il tocco di velluto e l'inconfondibile vibrato, ed un note bending ricco di sfumature, unite ad un gusto raro, hanno permesso a Clapton di veleggiare attraverso una quarantennio di musica e mode, insieme alla fidata Fender Stratocsater (ma ha utilizzato anche Gibson) con un gear praticamente privo di effetti, cimentandosi spesso, con ottimi risultati anche al di fuori dell'amato blues. Dagli Yardbirds passa ai Bluesbreakers di John Mayall, (con cui incide appunto il disco "Bluesbreakers with Eric Clapton" uno dei suoi lavori più ispirati).

In questo periodo conosce il batterista Ginger Baker e il bassista Jack Bruce. Con loro fonda il gruppo rock-blues dei Cream, a detta di molti un'avanguardia dell'hard rock. Suona anche nei primi album di Frank Zappa, collabora con l'amico George Harrison, e impreziosisce con la sua arte i dischi di Blind Faith, Delaney & Bonnie and Friends e Derek and the Dominos oltre a regalare il successo o nuova vita a canzoni di altri artisti, sempre scelte con gusto ed intuito ("I shot the sheriff", dell'allora semisconosiuto Bob Marley, o "Knockin' on heaven's door" solo per citarne un paio). Insomma, una cosa pare innegabile "Clapton is God" e di lui si potrebbero scrivere pagine e pagine. Di certo la sua musica, a volte dolce, a volte irruenta o psichedelica è lo specchio di un'anima tormentata, riflesso di una vita burrascosa, fatta di cadute e rinascite, segnata da alcool, droghe e terribili perdite. Quando interpreta i dolenti blues dei maestri americani, non è il virtuosismo chitarristico, nè la voce calda (una delle migliori del blues bianco) a colpire, ma la credibilità di un uomo cha sembra aver vissuto veramente ciò che canta. Come diceva il compianto Jimi Hendrix, grande amico di Clapton:"blues is easy to play but hard to feel".


Strange Brew - Cream