Our love is real: Springsteen, San Siro e il grande fiume


" `Cause baby I’m just a scared and lonely rider
But I gotta find out how it feels
I want to know if love is wild
I want to know if love is real "
(Born to run)

"Di doman non v'è certezza", ma salvo imprevisti martedì sera sarò a San Siro. Per la terza volta nella mia vita andrò a Milano per passare una serata in compagnia di Bruce Springsteen e della sua E Street Band. "Ancora?", mi ha chiesto qualche giorno fa un amico incredulo. Sì, ancora, anche se in verità Springsteen lo seguii già altre due volte: una all'Arena di Verona con la Seeger Sessions Band ed una a Trieste per il tour di Wrecking Ball (concerto che recensimmo qui). Nel frangente la giustificazione che mi sono dato è che mi interessa rivedere la E Street Band nella sua formazione più scarna e tradizionale, priva cioè della sezioni fiati che l'accompagnò negli ultimi tour. Ma in fondo so che è solo una bugia. La verità ha una radice più profonda, la foce del fiume sta un po' più in là...


Arriverò subito al punto saliente. La vera ragione per cui si diventa recidivi spettatori di un concerto del Boss è l'aspettativa, non effimera e nemmeno utopica, che quella sera possa succedere qualcosa di epico ed indimenticabile. Così fu nel 2003, quando riunita la E Street Band Springsteen si presentava a San Siro per la seconda volta, a diciotto anni di distanza dal suo primo leggendario concerto italiano in quello stesso stadio nel 1985. Quello fu il concerto della tempesta perfetta. Uno dei temporali più violenti che mi sia mai capitato di vedere si abbattè sull'evento, mettendo a dura prova la prosecuzione dello show. E noi lì sotto. Bruce, indossato un cappello da cowboy, scese dal palco a prendersela tutta cantando a squarciagola Waitin' on a sunny day, mentre in seconda linea i musicisti della E Street tiravano dritti come un treno. Ebbene in quel momento fu però un'altra cosa a impressionarmi più di ogni altra: che nessuno si mosse d'un passo. Migliaia di persone a cui stavano arrivando addosso secchiate d'acqua se ne stava lì a urlare il ritornello della canzone sbattendosene altamente. Quando il peggio fu passato Springsteen nel mezzo di Growin Up si rivolse al pubblico con queste parole (in italiano): "Eccomi qua. Nel 1985 per la prima volta ho suonato in Italia. Mille fans. Pazzi, molto pazzi! Gridando: Bruce! Bruce! Bruce!" (pronunciando proprio "Bruce" non "Brus", e poi ridendo:) "E' bello essere tornato a casa!". Lo show proseguì poi roboante per altre due ore e a detta dello stesso artista fu uno dei migliori di tutta la sua carriera.
La seconda volta che tornai a San Siro per il Boss fu invece nel 2008. Una perfetta serata estiva senza tempeste. Difficile che si potesse replicare una notte da leggenda come la precedente, ma anche di quel concerto, comunque impeccabile, conservo due momenti difficilmente dimenticabili: un assolo incredibile di Nils Lofgren su Because the night che fece venir giù tutto lo stadio ed un'intensissima versione di Racing in the street eseguita in un silenzio irreale. Si sarebbe potuto sentire uno starnuto se vi fosse stato.

Migliaia di persone che si fanno travolgere incuranti da un diluvio, migliaia di persone che si ammutoliscono di fronte ad una ballata. E' questo il tesoro che il Boss ha saputo costruire e preservare per tutta la sua carriera ed è sostanzialmente questo il segreto principale del suo successo. Gli album non hanno sempre la spinta dei capolavori del passato, la E Street Band ha perso due elementi fondamentali, ma esiste un'energia (di cui nessuno sa spiegare esattamente l'origine) che dal vivo continua a rimbalzare come una palla da ping pong tra musicisti e pubblico, presumibilmente identica a quella che attraversava i concerti del Boss negli anni 70. Quando la band, ogni sera, attacca Born to run non v'è alcuna connotazione melensa o nostalgica nel rituale. Musicisti e pubblico si fanno coinvolgere come se quella potesse essere la migliore Born to run di sempre.

"Our love is real". Nel 2013 Springsteen trovò ad accoglierlo con queste parole la curva di San Siro, che così rispondeva ad una domanda contenuta proprio in Born to run, che lui stesso aveva indicato come pietra d'angolo di tutta la sua produzione musicale. Ovvio che l'occasione diventò perciò pretesto per una di quelle versioni live del brano da mettere agli annali, con un Bruce visibilmente commosso durante l'assolo di sassofono di Jake Clemons.

Il pretesto per questo tour sono i 35 anni di The River. Non uno dei miei dischi preferiti del Boss, ma sicuramente uno degli album fondamentali della sua carriera. The River è l'opera con cui il cantautore del New Jersey abbandonerà per sempre gli arrangiamenti tormentati dei dischi precedenti, così come i suoi testi più mistici e visionari, a favore di un folk-rock più popolare, tradizionale e diretto, che nella sostanza non abbandonerà più. Di contro è il primo album in cui il nostro riuscirà a far confluire parte di quell'energia live che faticava ad emergere nelle precedenti prove in studio della E Street Band. Alcuni dei pezzi rock'n'roll contenuti al suo interno (Ramrod, Out in the Street, Cadillac Ranch) diverranno fra i momenti più coinvolgenti dei suoi spettacoli e The River la ballata springsteeniana per eccellenza. Il disco, anche a fronte del suo successo commerciale, segnerà anche lo spartiacque fra lo Springsteen autore di culto e lo Springsteen icona della cultura americana di massa, come già i suoi illustri predecessori ed ispiratori Elvis, Cash e Dylan, questi ultimi due anche suoi amici ed estimatori.

"Is a dream a lie if it don't come true, or is it some thing worse?", recita proprio un verso della title track, ponendo un'altro quesito cardine che si riproporrà più volte nella produzione sprigsteeniana. La verità, dunque, è che martedì sarò a San Siro perchè voglio ancora partecipare a quella grande festa collettiva in cui tutti i dubbi avanzati da certe domande vengono abbattuti in uno dei rituali rocknroll più riusciti di sempre. Sempre senza nostalgia o retorica però. Our love is real!

15 commenti:

  1. Rattlesnake Speedway4 luglio 2016 11:23

    Scaletta del primo show a San Siro del 03.07.2016:

    SETLIST

    Pre-show, da solo, in acustico:
    - Growin' up

    Concerto:
    - Land of Hope and Dreams
    - The ties that bind
    - Sherry Darling
    - Spirit in the Night
    - My Love Will Not Let You Down
    - Jackson Cage
    - Two hearts
    - Independence day
    - Hungry heart
    - Out in the Street
    - Crush on You
    - Lucille (cover di Little Richard, prima esecuzione nel "The river tour 2016")
    - You Can Look (But You Better Not Touch)
    - Death to My Hometown
    - The River
    - Point Blank
    - Trapped (cover di Jimmy Cliff)
    - The promised land
    - I'm a Rocker
    - Lucky Town
    - Working on the Highway
    - Darlington County
    - I'm on Fire
    - Drive All Night
    - Because the Night
    - The Rising
    - Badlands

    Bis 1:
    - Jungleland
    - Born in the U.S.A.
    - Born to run
    - Ramrod
    - Dancing in the Dark
    - Tenth Avenue Freeze-Out
    - Shout (cover degli Isley Brothers)

    Bis 2:
    - Thunder Road (da solo, in acustico)

    3 ore e 45 minuti di musica. Inizio e fine da solo in acustico lui e il pubblico, in mezzo di tutto e di più.
    Lucille di Chuck Berry, mai fatta dal vivo e improvvisata al momento dalla E Street Band, su richiesta di un cartello raccolto da Bruce dalle prime file.

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  2. Presenziai anch'io in quella serata del 28 Giugno 2003 a San Siro; secondo anello e durante il temporale non ci fu riparo che tenne perchè venne giù davvero a secchiate. Ma non mollarono di un solo centimetro i loro posti sia gli artisti che noi del pubblico; mai amato troppo il Boss, ci andai per accompagnare la mia entusiasta compagna. Però una cosa mi impressionò: quando gli oltre centoventimila piedi iniziarono a saltare all'unisono. Tutto lo stadio tremò, letteralmente!! Ricordo anche il pauroso ingorgo all'uscita perchè causa temporale i semafori erano impazziti...BURN TO RUN...

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  3. Io prato. E tornai a casa guidando in mutande con grande sconcerto del casellante quando pagai il biglietto dell'autostrada.

    Invece di quell'altro concerto, quello del 2008, ricordo il delirio generato dal fatto che Bruce andò avanti oltre il tempo pattuito col comune con tanto di bus navetta sospesi e gente che perciò vagava spaesata attorno allo stadio (chi facendo l'autostop, chi imprecando, chi vagando realmente senza una meta...) per cercare di raggiungere la propria auto.Diciamo che anche all'uscita succede sempre qualcosa di speciale. Vedremo stasera...

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    1. Ricordo! Quella volta il comune di Milano fece causa al Boss per quel motivo (ritirata poi grazie all'intervento del "sassofonista" Maroni ahahahah)

      Teatrini italiani

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  4. Bell'articolo si vede conoscenza della materia, ma ci siete cascati anche voi! Possibile che quasi mai si sottolinea il fatto che a un concerto di Bruce si può assistere a qualcosa di indimenticabile anche solo dal punto di vista musicale e basta? Ok il pubblico fantastico, ok le coreografie, ok la bestia da palcoscenico, ok i balletti con la mamma, con Paola Turci o con sto cazzo, ok le gigionate ed i teatrini, ok il Boss che rugge nella pioggia, che finge di svenire, o si attacca a testa in giù al microfono....

    ma a un concerto di Springsteen & E Street Band sulla musica non si scherza! Sul palco c'è una macchina da rocknroll sempre devastante, se no niente del resto starebbe in piedi. Un rocker che mette il microfono in bocca a un bambino delle prime file o che balla con sua madre a fine concerto sarebbe ridicolo se non fosse inserito in uno show di tre ore e mezza (a volte 4) dove ogni tre per due si infila la versione di un pezzo che ribalta lo stadio.

    Bruce non fa altro che raccogliere così anche l'eredità dei grandi artisti della black music anni 60: James Brown, Rufus Thomas, ecc... grandi teatranti dal vivo, ma sostenuti sempre da band incredibili. E' quello che si erano messi a fare anche i Blues Brothers negli 80 insomma. Bruce & TheESB oggi sono i re incontrasti di questi tipo di show.

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  5. tutto molto bello e interessante.
    pensateci però un secondo: con i criteri snob e radical chic che contraddistinguono molti appassionati di musica delle nostre parti, fossimo statunitensi correremmo - forte - il rischio di considerare il Boss alla stregua di un Ligabue qualsiasi...

    o perlomeno un mito molto ma molto ridimensionato.

    buon concerto per stasera, Musicanidi!!!!!!!!!!

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    1. non che il Boss in 45 anni non abbia sfornato delle cagate, ma almeno non ha mai affrontato temi come "Sei già dentro un happy hour..." anche se fossimo statunitensi questo glielo riconosceremmo credo.

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    2. Il paragone con Ligabue ad oggi non ci sta. A inizio carriera forse Ligabue poteva essere quanto di più simile a Springsteen avessimo in Italia, ma oggi accostarli è fuori luogo. E' un fatto di coerenza. Springsteen aveva perso un po' la bussola nei 90, ma in 40 anni di carriera a livello di tematiche ed estetica ha sostanzialmente sempre mantenuto una grande coerenza. Ligabue è partito parlando a un certo pubblico ed è finito parlando al pubblico del Festivalbar.

      E poi lo spessore dei due personaggi. Di fronte al successo Springsteen è caduto in depressione fin quasi a pensare al suicidio, è sparito qualche mese, si è chiuso in una stanza a registrare Nebraska ed ha fatto la voce grossa con la Columbia perchè lo pubblicassero così. Francamente è difficile immaginarsi certi tormenti e certi slanci artistici dal Liga.

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    3. non facevo in alcun modo una questione di confronto su qualità artistiche tra Ligabue e Bruce (improponibile anche con la promettente partenza del nostro e adesso semplicemente ridicola).
      volevo solo rimarcare la differenza di panorama musicale e di cultura musicale che c'è tra Italia e Stati Uniti.

      un appassionato di musica americano un po' "indie" (passatemi il termine) potrebbe benissimo incasellare il Boss come "mainstream" da considerare ma non troppo, da mettere un gradino sotto i suoi gusti "illuminati".
      tutto qui

      un po' come dire che sia portato a preferire Neil Young al Boss. E non è detto che abbia ragione.

      noi invece saremmo portati a preferire che ne so gli Afterhours al Ligabue.

      insomma, negli USA giocano un altro campionato e non è detto che il pur straordinario Boss giochi per un posto in Champions
      più o meno tutto qui.

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    4. Secondo me invece tutto questo negli States non esiste, perchè come gli eschimesi hanno cento modi di definire la neve loro ne hanno cento per definire ciò che qui da noi viene incasellato sempre come rock. Intendo dire che negli USA un paragone fra Afterhours e Ligabue (o fra Springsteen ed i Nirvana per esempio) non si farebbe a priori perchè verrebbero inquadrati in due cose diverse non confrontabili. Per loro l'indie è l'indie, il classic rock è il classic rock, il grunge è il grunge, il country rock è il country rock. Lì è molto percepita questa distinzione, esattamente come se stessimo parlando di soul messo a contronto con il blue-grass. Si tende molto di più ad accettare e giudicare un artista all'interno del genere cui appartiene. Springsteen è un'icona intoccabile della loro musica nazional popolare e in questo se la gioca appunto con Cash, John Forgerty, Mellecamp, Dylan, Tom Petty, Iggy Pop...non esiste un campionato unico in cui ce la si gioca con chiunque sia etichettabile come rock. Anche perchè per loro il termine rock in sè è vuoto, rock è un armadio composto di tanti cassetti distinti.

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  6. Sono d'accordo al di là dello show parliamo di uno che vale la pena anche quando fa gli spettacoli nei teatri solo con la chitarra, in acustico. James Brown mi sembra un ottimo riferimento scenico anche se la musica è un'altra casa. Ce ne sono pochi in giro di spettacoli così e sicuramente Ligabue o quell'altro penoso Vasco non sono termini di paragone, non so nemmeno se fanno lo stesso mestiere.

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  7. Scaletta seconda serata. Inizio show 20.15, fine 23.58.

    "Meet me in the city"
    "Prove it all night"
    "Roulette"
    "The ties that bind"
    "Sherry darling"
    "Spirits in the night"
    "Rosalita"
    "Fire"
    "Something in the night"
    "Hungry heart"
    "Out in the street"
    "Mary's place"
    "Death to my home town"
    "The river"
    "Racing in the street"
    "Cadillac ranch"
    "The promised land"
    "I'm a rocker"
    "Lonesome day"
    "Darlington country"
    "The price you pay"
    "Because the night"
    "Streets of fire"
    "The rising"
    "Badlands"

    BIS:
    "Backstreets"
    "Born to run"
    "Seven nights to rock"
    "Dancing in the dark"
    "Tenth Avenue freeze-out"
    "Shout"
    "Bobby Jean"

    BIS2:
    "This hard land"

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  8. Uno show meraviglioso, epico.

    La sferzata rock del trittico iniziale (con tanto di inserimento della chicca Roulette, raramente eseguita dal vivo) fa subito intendere che non sarà una serata qualsiasi. Something in the night, Racing in the street, Backstreet, The River sono le tre ballate che azzittiscono lo stadio, la doppietta Because the night, Streets of fire quella che lo fa tremare con strepitosi assoli di chitarra. La bolgia finale mai così bolgia, tutte le canzoni dei bis vengono eseguite come se fossero il gran finale del concerto che invece non arriva mai, con Bruce burattino impazzito che non si ferma più (a un certo punto anche portato via in barella da due finti medici dopo avere finto un attacco cardiaco, per poi tornare a saltare come un pazzo su Shout...che dicevamo di James Brown?). Sono le 23.55 quando la band saluta lo stadio e scende dal palco. Tutti quanti appagati?
    No. Tutti tranne uno. Dopo avere portato a termine uno spettacolo già di per se grandioso, Bruce si gira e resta sul palco. Si munisce di armonica e chitarra acustica e si concede un ultimo momento di intimità col suo pubblico eseguendo This hard land di fronte a 60 mila spettatori ormai frastornati, costernati, di nuovo ammutoliti e felici. Di tutti i concerti del Boss che ho visto forse uno dei più grandiosie belli, per scelte di scaletta ed intensità. Arrivato a casa alle 2.30 di notte pensando che non ho più l'età. Lui sì.

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  9. Viste tutte e due le date. E' brutto fare classifiche, ma la prima è stata un bel concerto del Boss, perchè quando la qualità è così alta è impossibile uscirne scontenti. Ma la seconda è stata una di quelle occasioni in cui si va OLTRE e viene completamente appagata "l'aspettativa, non effimera e nemmeno utopica, che quella sera possa succedere qualcosa di epico ed indimenticabile". Dopo il primo show ieri sono andato là senza aspettarmi nulla. E' risuccesso TUTTO!

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  10. Il Boss spacca il culo a tutti

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