Sanremo 2016, seriamente...

di Maurisio Seimani

Non è nostra intenzione fare del sarcasmo o perderci in scontata ironia. Nemmeno ci interessa cedere allo sberleffo o divertirci a sparare a ventaglio sulla Croce Rossa. Semplicemente e molto seriamente: Sanremo, considerato come kermesse musicale, è insalvabile ed indecente. Siamo d'accordo, è un tema apparentemente scontato, sul quale molti pensano sia molto più dignitoso sorvolare, ma la ragione per cui s'è qui deciso d'affrontarlo è che un aspetto forse non così scontato c'è. E cioè: posto che le motivazioni che portano a questa oggettiva inaccettabilità del Festival sono facilmente elencabili ed esplicabili, resta aperto un quesito la cui risposta è ancora sfuggente e forse indecifrabile: perché? Perché da un punto di vista artistico, ma non solo, a Sanremo tutto deve fare sempre così schifo? Chiediamocelo dunque enumerando le motivazioni di cui sopra.

Perché la scelta degli artisti in gara dev'essere sempre nel complesso così pietosa, anche in tempi in cui i costi per coinvolgere cantautori e gruppi di talento, molti dei quali peraltro largamente ed altrettanto apprezzati su scala nazionale, si sono abbassati drasticamente? Perché dunque non coinvolgere anche questi artisti di spessore, quando questo non impedirebbe comunque in alcun modo di avere nelle proprie fila anche le vecchie celebrità nazional-popolari degli anni 50, i ragazzini provenienti dai talents-show, lo showman o il comico che si voglia reinventare cantautore una volta nella vita, la sex symbol con la bella voce che deve vendere nel Terzo Mondo, il simil Bocelli di turno che deve esibirsi un giorno a New York?


Dice: ma i BIG in gara sono solo 20. Vero, ma scorrete quei 20 nomi. Non ne facciamo una questione di gusto, semplicemente un 35% di questi sono musicisti pressoché sconosciuti, in quanto privi di qualsivoglia curriculum che possa avere una qualsiasi rilevanza. Specificatamente il punto conclusivo dunque risulta essere: ma questo 35% di vuoto a che serve? Evidentemente a qualcosa servirà, ma questo qualcosa sta fra le tante verità nascoste che la TV italiana cela dietro le sue facciate anche quando si tratti di un TG o un talk show politico. Senza scadere in insensati complottismi noi ci limitiamo a constatare come nella fattispecie in questione, questo vuoto artistico impedisce che al festival abbia accesso quel nutrito underground italiano, sempre meno underground in verità, che conta tra le sue fila artisti come Dente, Brunori, Calibro 35, Calcutta, Le luci delle centrale elettrica, giusto per fare alcuni esempi.  Qualcuno a questo punto potrebbe obbiettare che forse potrebbe essere proprio questo underground che non vuole avere nulla a che fare con Sanremo. E' possibile, ma crediamo che organizzando il tutto diversamente, e pagando adeguatamente, non sarebbe poi così difficile invertire questa tendenza, comunque al momento giustificatissima a fronte di tutto quanto scritto sopra.  Stante perciò che il coinvolgimento di questa scena non sarebbe apparentemente così difficile e che in alcun modo inficerebbe quei dannati dati auditel che restano evidentemente il primo fine di questo sfarzoso baraccone, ci limitiamo dunque a manifestare un certo sconcerto semplicemente privo di risposte. Per la cronaca, vincono gli Stadio con una canzone perfettamente inutile. Cosa vincono lo sanno loro. Come d'uso, passate quarantott'ore di tutto questo nessuno si ricorderà nulla. E quindi per favore piantatela anche con sta storia del Festival della canzone italiana. La canzone italiana cosa? La canzone italiana non è questo schifo. Lo siete solo voi.

5 commenti:

  1. thedrillerkiller15 febbraio 2016 20:41

    La Rai ormai da decenni ha smesso i panni di servizio pubblico per dedicarsi alla rincorsa degli ascolti e in particolare di mediaset che a metà degli '80 ha introdotto per prima in Italia la TV spazzatura. Oggi 1 telespettatore su 4 guarda programmi come Amici o Uomini e Donne, Sanremo chiama a raccolta proprio questo tipo di pubblico per ritagliarsi almeno per 5 0 6 giorni all'anno il successo di pubblico che altrove non riesce ad ottenere. E' una gara al ribasso, una caduta senza fine che produce danni enormi nel teleimbonito o meglio nell'ebete telespeattore italiano che, a tempo perso, è anche un cittadino e...vota. Teledemocrazia...

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    1. Maurisio Seimani16 febbraio 2016 10:41

      Ma sai che non lo so... anche quello per Sanremo è vero fino ad un certo punto, perchè è fuorimoda anche per quelle persone che seguono Amici ecc.... a Sanremo passa quanto di più demodè offra il panorama. Anche considerato sotto il suo aspetto più commerciale e di massa, Sanremo è completamente obsoleto. Per me resta un mistero: fa ascolti ma non è ben chiaro perchè. Li farebbe anche senza fare così schifo, ma deve fare schifo. boh...

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  2. Ci si dimentica troppo spesso che Sanremo è il festival della musica pop, quella più pop-pop possibile. Certi nomi sono proprio improponibili per Sanremo.

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    1. Maurisio Seimani16 febbraio 2016 10:18

      ma non è così, quello che dici tu era il vecchio Festivalbar. Invece anche nell'ambito del pop i nomi in voga nel paese non sono mica quelli di Sanremo. Deborah Iurato e Giovanni Caccamo, Irene Fornaciari, Zero Assoluto, Alessio Bernabei...ma chi se li fila? E anche tra i "vecchi": Patty Pravo, Ruggeri, Stadio...quanti dischi vendono ad oggi? Il Festival propone uno scenario pop che nella realtà NON ESISTE. Il pop che non vende non è pop, è il nulla. Lancio una provocazione: tra Iurato/Caccamo, gli Stadio o Irene Fornaciari, ed i Verdena (o Dente, o Le luci) chi è realmente di nicchia? Paradossalmente i primi, stando a quanto vendono.

      E allora perchè improponibili? Agli italiani NON piacciono gli artisti e le canzoni che passano a Sanremo, nè poi si comprano quei dischi, nè seguono poi certa gente dal vivo, Sanremo non è il festival di chi segue la vecchia musica melodica italiana, perchè non esiste alcun pubblico di quel tipo ormai, se non forse una sparuta minoranza di persone. Musicalmente Sanremo non esiste proprio nella realtà, è una finzione di 3 giorni, si inscena l'esistenza di una cosa che non c'è.

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  3. mi trovo d'accordo con il Maurisio. Nell'ottica del telespettatore medio di Sanremo che sul palco ci sia Dente, o i Verdena o Irene Fornaciari o gli Zero Assoluto è la stessissima cosa. Potrebbero benissimo esserci senza che venga perso un solo punto d'auditel, ma la verità è che RAI e Mediaset da sempre godono a darci da mangiare merda.

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