Reggae Best : Toots & The Maytals - Funky Kingston

di Sir Old John Pajama

Più volte l'amico e collaboratore di Musicanidi Tommy ThecaT m'ha invitato ad affiancare all'usuale rubrica Reggae Tales, che tengo pressoché da sempre su questo blog, anche un appuntamento mensile che s'occupasse nello specifico di recensire alcuni album fondamentali del genere già citato (benché la storia di alcuni di questi sia già stata narrata dall'altra parte). Bene, per motivi che sarebbe qui noioso riportare, ho sempre mostrato una certa ritrosia a soddisfare la richiesta. Alla fine però mi sono detto...e perchè no? In fin dei conti nel dubbio vale sempre la pena quantomeno di cominciare. E allora, se Reggae Best dev'essere, non si può che dare inizio alle danze con il vecchio e caro Funky Kingston.

L'album venne pubblicato nella sua versione originale dalla Dragon Records di Chris Blackwell nella primavera del 1972, quando Frederick "Toots" Hibbert ed i suoi Maytals in Giamaica erano già delle affermatissime star nazionali. Di più: i Toots & The Maytals, conosciuti in origine semplicemente come The Maytals, venivano già considerati una band "storica", essendosi presentati per la prima volta sulle scene giamaicane ancora all'inizio degli anni Sessanta (in piena epoca ska) ed avendo già  collezionato lungo il percorso alcuni singoli di grandissimo successo (tra cui la prima canzone che contenesse il termine "reggay", poi reggae, nel titolo: Do the reggay del 1968). Come avrebbe fatto con Bob Marley & The Wailers l'anno successivo, Blackwell li portò dunque nella sua scuderia nel 1971, con l'intento (nel loro caso riuscito solo a metà) di farne delle star internazionali. In tal senso non ci si deve però dimenticare che il reggae in quegli anni era ancora un fenomeno di nicchia fuori dai confini giamaicani, e che solo nell'estate dell'anno successivo il "nuovo" genere avrebbe segnato il suo primo grande colpo sul mercato discografico inglese, grazie alla fortunata colonna sonora del film The harder they come curata da Jimmy Cliff (contenente peraltro anche due pezzi presi proprio dal repertorio dei Maytals. Per maggiori dettagli cliccare QUI!). Il vero e proprio boom oltretutto si sarebbe avuto solo due anni più tardi grazie allo strepitoso successo di Burnin' degli Wailers (in quanto anche il loro precedente Catch a fire, in realtà, in origine non vendette granchè).


Questo dunque il contesto. Venendo però all'album...che altro si può scrivere di Funky Kingston, se non che è semplicemente la quintessenza del reggae? C'è il reggae cosmopolita e mainstream di Bob Marley & The Wailers, c'è il reggae stravolto e futurista di Lee Scratch Perry, ci sono il dub e la scena inglese...Funky Kingston invece è il reggae e punto, è la sua sintesi nuda e cruda, è l'unità di misura, l'uno nel molteplice, l'album da consegnare all'extraterrestre che un giorno ci venisse a chiedere che cavolo è 'sto reggae. La sua forza sta nella sua coinvolgente semplicità, nel suo piglio genuino ed apparentemente naif, nel calore e nella festosità che riesce a trasmettere. Le esecuzioni sono sciolte quanto impeccabili, i fiati spingono con equilibratissima discrezione, le trame melodiche e le ritmiche risultano immediate quanto trascinanti. Il modo in cui i nostri, ad esempio, trasformano Louie Louie in una travolgente danza in levare è a tratti commovente. La straordinaria voce di Hibbert ed i suoi testi semplici e surreali arrivano dritti al cuore come le chiacchiere di un simpatico compagno di bevute che si incontri per caso una sera al bancone d'un bar.

E dunque, cavolo, ecco perchè ero scettico nel cominciare una rubrica come questa...perchè spesso, come in questo caso, questa musica è roba che si sente o non si sente: fine. Non se ne può parlare (e di conseguenza non la si può ascoltare) con l'orecchio "teso" di certi attentoni del rock che chiedono sempre al reggae di somigliare a quella musica alternativa che normalmente ascoltano...a questi si può solo dire: il giorno in cui deciderete di dimenticarvi di Bob Marley, della scena di Bristol, del dub e del drum'n'bass più ricercati, sbattete sul piatto Funky Kingston e sentite una volta tanto del gran bel reggae nudo e crudo. E, fatto questo, alzate a palla i vostri bassi e sant'iddio muovete quel culo.

14 commenti:

  1. Be, però se Catch a fire è uscito solo l'anno dopo tra questa roba e quella c'è un abisso, no?

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    1. Sir Old John Pajama13 aprile 2015 12:06

      Sì, sicuramente, ma se intendevi in senso dispregiativo, si torna a quanto ho scritto nel post...dimentichiamoci Bob Marley ogni tanto, il reggae ha mille facce diverse, esattamente come il rock. Poi se a uno non piace il genere è pacifico che possa fregarsene (o rimanere attaccato solo alla musica dei Wailers), ma Funky Kingston è un grandissimo disco, una bomba, esattamente come Catch a fire, solo che sta a quest'ultimo come un disco dei Creedence sta a Jimi Hendrix, per dire...servono sempre per forza i confronti? E chi ci impedisce di apprezzare il genio di Hendrix e poi spararci comunque i Creedence a tutto volume sull'autoradio?

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  2. Siete stati cattivi con i Mellow Mood....questa settimana suonano anche a Brescia...

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    1. Beh, s'è scritto anche che si dice che dal vivo spacchino. Varrebbe comunque la pena verificare.

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  3. Una reggae tale però c'è sempre...13 aprile 2015 16:58

    Il 29 settembre del 1980 i Toots and The Maytals hanno tentato di entrare nel Guinness dei Primati per la registrazione, l'incisione e la distribuzione di un nuovo album nei negozi, tutto nello stesso giorno. Un concerto dal vivo è stato registrato su bobine di 2 pollici, nastro analogico a 24 tracce, poi è stato portato in tutta fretta con un furgone ai tecnici del suono, per la creazione dei masters. Appena ricevuto il primo ordine, dopo poche ore, è stata disegnata un'etichetta e data alle stampe. I masters dell'album, le etichette, le copertine sono poi state inviate da diverse direzioni a Coventry (dove peraltro la band avrebbe suonato il giorno dopo), per l'impachettamento e la distribuzione finale, il tutto centrando l'obbiettivo delle 24 ore prestabilite. L'album si chiama "Live". Purtroppo però non si potè registrare il record, perchè in tutto questo nessuno pensò a contattare prima gli ispettori del Guiness perchè registrassero quanto stava avvenendo...

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  4. E questo può voler dire che la ganja fa male?

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    1. Sir Old John Pajama14 aprile 2015 13:49

      Chi lo sa? Però bisogna sicuramente considerare che "funky" nello slang afroamericano può avere, in senso lato, un'ampia gamma di significati. Questi alcuni di quelli che non hanno attinenza con la musica funk,presi da un dizionario inglese/italiano trovato in rete:

      1 bello, moderno, da sballo
      2 puzzolente, maleodorante, fetido
      3 strano, originale, bizzarro
      4 semplice, comune, spontaneo.

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  6. Funky il Puzzone14 aprile 2015 13:57

    Su wikipedia ho letto che di quest’album ne esistono due versioni. Una per il mercato giamaicano ed inglese del 1973 ed una uscita per il mercato US nel 75, molto diverse tra loro. C’è anche scritto che Rolling Stone ha messo la versione americana al posto 378 tra i 500 album più importanti di tutti i tempi (non solo reggae).
    Qui si parla di quella?
    chiarire pleeeaseeee...

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    1. Sir Old John Pajama14 aprile 2015 14:26

      No, qui si parla della versione originale uscita nel 1973 per Giamaica ed UK. Non avevo nemmeno preso in considerazione la versione per il mercato statunitense del ‘75 perché in realtà è una specie di collage con pezzi presi da “Funky Kingston” e del seguente album “In the dark”, con l’aggiunta del singolo “Pressure Drop” (contenuto già nella colonna sonora del film The Harder They Come) . Chiaro che Rolling Stone citi la versione USA, ma per come la vedo io esiste un solo Funky Kingston ed è quello originale del 73. Se poi piace la proposta nulla vieta d’ascoltarsi anche “In the dark” del resto, ma separatamente.

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    2. Funky il Puzzone15 aprile 2015 12:25

      Scusate un'ultima domanda, se sapete rispondermi: sapete se su quello su spotify è quello americano o quello inglese?

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    3. Sir Old John Pajama15 aprile 2015 14:06

      E' quello inglese.

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