Joseph Roth - Confessione di un assassino (1936)

di Fragoladibosco

Mettetevi comodi in poltrona, non sarà una lunghissima lettura, forse centocinquanta pagine. Vi consiglio di tenere al vostro fianco una bottiglia di grappa, bianca e non troppo "costruita". Vi terrà compagnia, entrerete subito nell'atmosfera malata e ubriaca di quel localaccio parigino dei primi del novecento dove Golubcik, una misteriosa ex-spia della polizia segreta russa, racconta, tra una caraffa e un'altra di acquavite, la storia maledetta della sua vita. Figlio naturale di Krapotkin, ricco principe russo, Golubcik cerca, senza successo, di farsi riconoscere come figlio legittimo per godere della bella vita paterna. Affiancato nei momenti cruciali da Lakatos, personaggio mefistotelico che impersona il Male, entrerà nel mondo dello spionaggio e sarà mandato a Parigi dove incontrerà Lucretia, la donna della sua vita, frivola figura femminile dedita al denaro e alle futilità materiali. Nel corso di una notte Golubcik confesserà ai pochi presenti il terribile duplice delitto di cui si è macchiato e le terribili violenze che il suo ruolo di spia lo portava a compiere.
Romanzo oscuro assolutamente ispirato ai grandi capolavori russi (fin troppo chiari i riferimenti al "Delitto e castigo" di Dostojewsky), dove il male è presente e impersonificato da un bell'uomo attraente che zoppica in modo strano (Kaizer Soza de "I Soliti Sospetti" di Singer balza subito alla mente), dove il protagonista cerca di liberarsi dai suoi rimorsi e dai suoi pentimenti con una redenzione estrema ma tardiva. Golubcik racconta del suo inferno personale, di quel luogo di dolore e angoscia che un "bel" diavolo gli ha propinato (ogni persona ha un diavolo che gli gira attorno, basta non ascoltarlo). Lettura semplice, coinvolgente e travolgente a tratti, da consigliare a chi ama le atmosfere dei romanzi russi dell'ottocento, a chi ama gli intrighi di potere e di palazzo, a chi adora le ossessioni compulsive dei criminali, per chi è cresciuto con le favole sul Male. L'ennesima perla di un autore fin troppo sottovalutato: Joseph Roth, nell'olimpo del Novecento, una certezza, una garanzia.

Ps
Non è semplice accostare della musica a un libro del genere ma, visto il clima funereo di angoscia e dolore e la volontà di redenzione del protagonista, l'album capolavoro FAITH (1981) dei The Cure potrebbe essere una perfetta colonna sonora. Forse per qualcuno sarà fin troppo buio e triste, per me rimane uno degli album più importanti della mia vita.

13 commenti:

  1. L'Ispettore Derrick16 aprile 2015 09:01

    Seimani bastardo CONFESSA

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  2. Se l'assassiono non ha ucciso Seimani tutto è stato vano.

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  3. Ma non avete una foto di Albarn dove non sembra un bambino dell'asilo?

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    1. NO, ci piace bambino (e pure Bombino)

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    2. Era moooolto più bello bambino.
      Quanto ti hanno allungato sottobanco per cambiare la photo, banderuola Seimani?

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  4. Ola ragazzo!!!
    Non conosco il libro, ma posso invece spendere due parole sull'accostamento finale che fai all'album "Faith" dei Cure. Ed ho letto, su un altro sito di comune frequentazione, che sia un disco piuttosto importante per te. I quasi sette minuti finali della title track, con quel basso di Simon che ti martella in testa, con quel suono di batteria sintetico, con quella voce distaccata e fredda di Robert....mi fermo altrimenti ne faccio una recensione...THE DROWING MAN...Il libro me lo segno per una sua futura lettura. Alegar fiol (brau).

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    1. In effetti, è proprio quel basso che mi fa impazzire e quella voce apatica di Robert Smith (e pure quelle chitarre fredde e taglienti). Un disco superlativo che gareggia periodicamente con "seventeen seconds" nella mia personale classifica dei The Cure. Sono due album a cui sono particolarmente legato soprattutto perchè li accosto a un certo periodo della mia vita (più o meno i primi anni '90) quando mi chiudevo nella mia stanza a leggere i Dylan Dog con i Cure in sottofondo. Nostalgia canaglia....

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    2. Amo incondizionatamente quasi tutta la discografia dei Cure; ma se dovessi scegliere un solo album, il mio disco della band non ho dubbi dal 1989. Anno di uscita di Disintegration: album che nell'arco dei suoi 72 minuti di Musica mi regala SEMPRE sensazioni positive e belle. E sai quanto tutto ciò mi faccia bene...THE SAME DEEP WATER AS YOU...
      Ed ho avuto la fortuna di vedere Robert per il tour del mio album preferito ed in due altre successive occasioni. Penso sia facile immaginare il godimento che ho provato. Uno dei gruppi più importanti per me, senza dubbio. Ciauz...

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    3. Beh Disintegration è gigantesco e questo anche per uno come me che dei Cure non sono nè fan ne grande conoscitore (per quanto alcuni dei loro album posso dire d'averli macinati)
      Sola pecca di Disintegration: Lullaby. In un disco così intenso e perfetto secondo me quel singolino non ce lo dovevano fare entrare.

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    4. Ciao Fezzan; ed invece secondo me Lullaby ci sta proprio bene in un disco che alterna canzoni per così dire "easy" e di facile presa, Lullaby appunto con in aggiunta Love Song e Pictures of you, a brani lunghi ed assai più opprimenti nel loro incedere. Ti porto come esempio l'interminabile The same deep water as you ed anche Prayers for rain. Ecco perché considero Disintegration il disco migliore del Signor Smith perché guarda al dark degli esordi, con in aggiunta la brillantezza pop che è diventata un cardine per la band sul finire degli anni ottanta. Saluti da Domodossola.

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    5. no ma infatti Love Song e Pictures of You sono bellissime. E in generale non ho mai trovato a che ridire sui Cure quando virano sul pop-rock più orecchiabile. A me dischi come Kiss me... e Wish piacciono molto, soprattutto il primo, per dire. Io ce l'ho solo con Lullaby! Arrivo a dire che su Disintegration la vedo proprio come una stecca, una stonatura, in un album per il resto perfetto. Ma è solo una mia sensazione ovviamente...

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  5. Pure io ho un odio feroce per Lullaby.

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    1. "The spiderman is having YOU for dinner tonight!!!!" E non vado oltre perché poi in realtà la recensione trattava di un libro.

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