Il Dio del mese: Damon Albarn

di The Wildcatter

Scusa per il ritardo, Damon! 
(o di come sia salutare saper riconoscere i propri errori di valutazione)

All’inizio degli anni novanta infuriava un’artificiosa e artificiale guerra tra band rivali, volta in linea del tutto teorica a definire chi si sarebbe imposto definitivamente sulla scena del cosiddetto britpop: Oasis vs Blur. Verrebbe voglia di non scrivere neppure i nomi delle due band che nulla facevano per nascondere la loro compartecipazione ad una sorta di messinscena da cui tutti avrebbero guadagnato qualche copia venduta in più, utile a stare molto in alto nelle charts di tutto il mondo. 
Per chi come me all’epoca era preso da tutt’altro, questo genere di musica arrivava alle orecchie solo perché ciò era inevitabile (radio, amici e, soprattutto, i video su MTV). Non scattava mai l’idea di approfondire davvero l’ascolto di dischi come (What’s the story) Morning Glory o Parklife
Ad essere cinici i grandi manager delle grandi case discografiche avevano infatti preparato un’altra messinscena, nella quale io ero immerso mani e piedi: Seattle, il grunge, la supposta etica dell’alternativo, i Nirvana vs i Pearl Jam, fino ad arrivare alle camicie di flanella da 200 dollari. 
Dal mio distratto punto di vista i Blur avevano peraltro tutte le caratteristiche per essere solo una band di passaggio nella storia della musica. Il mio pronostico era: grande clamore e poi il nulla. A dirla tutta, uno degli elementi che mi convinceva di più della mia teoria era rappresentato proprio dalla figura del leader della band, tale Damon Albarn, il cui sorriso ammiccante mi risultava fastidiosamente troppo perfetto. Ottimo per colpire il cuore delle ragazzine giusto in quel preciso contesto, ma inevitabilmente troppo esposto alla mutevolezza dei gusti e delle mode. 

Negli ultimi 25 anni Damon ha provato a lanciarmi numerosi ami per segnalarmi le sue grandi qualità, ma io, per un motivo o per l’altro, non avevo mai abboccato, pur se spesso risultavo incuriosito dalle sue produzioni e dai suoi progetti. 
Per farsi un’idea sommaria su questa ormai lunga scia di indizi, penso sia sufficiente riascoltare una dopo l’altra le canzoni che vi propongo di seguito. 
A prescindere dalle vostre preferenze personali, tutti questi brani suonano ancora oggi consistenti, ispirati e quindi convincenti. Sono anche sicuro che a molti di voi verrà automatico associare almeno una di queste canzoni a un momento o a un periodo della vostra vita. 
Eccole: THE UNIVERSALEND OF A CENTURY, COFFEE & TV (solo ora mi rendo conto di quanto mi abbia sempre ipnotizzato l’ormai iconico video); SONG2 (che mi ha accompagnato in numerose e non appassionate sfide calcistiche al computer in una qualche edizione di FIFA); FEEL GOOD INC (a riprova di una certa “trasversalità” di questo progetto, mi viene in mente di aver visto in passato due insospettabili ultracinquantenni commentare stupiti e entusiasti il video di questa canzone, visto per sbaglio sulla TV di un bar di provincia); BAMAKO CITY ; SOME KIND OF NATURE (non è una canzone imprescindibile, ma l’occasione per risentire il grande Lou duettare con Damon Albarn era troppo ghiotta); HEAVY SEAS OF LOVE
Non appare fuori luogo, dopo questa parziale carrellata, pensare che sia quasi doveroso ritagliare un buon posto nella cultura del nostro tempo ad un artista che ci ha regalato tutte queste variegate perle. Se pensate poi che vi ho proposto principalmente canzoni decisamente mainstream, viene automatico pensare che nella ormai poderosa produzione di questo eclettico musicista inglese si possano trovare facilmente numerose altre chicche, nascoste al grande pubblico. Ad oggi non ho macinato moltissimi ascolti dei CD che a vario titolo vedono impegnato Damon Albarn e quindi perdonatemi se, sul punto, non mi trovate particolarmente preparato. 
Fino a pochissimo tempo fa, non avrei mai citato il cantante dei Blur tra gli artisti più influenti degli ultimi anni. Dall’anno scorso ho però radicalmente cambiato idea e ho finalmente rivalutato a pieno l’artista Damon Albarn. Nel 2014, infatti, per una serie di circostanze che non smetterò verosimilmente mai di considerare fortunate: 
- mi sono reso quanto di quanto mi sarebbe piaciuto assistere all’ultima reunion dei Blur transitata in Italia per un concerto a Milano; - ho ascoltato più volte una canzone da aggiungere doverosamente a quelle indicate sopra, la struggente NO DISTANCE LEFT TO RUN (la canzone inizia al minuto 1.21) [Sì, si tratta sempre dello stesso artista asceso agli onori delle cronache per alcune spensierate canzonette sfacciatamente pop]; 
- sono andato al Vittoriale a Gardone Riviera ad assistere al concerto di Damon Albarn in cui presentava il suo primo disco da solista. [Quella sera il ragazzotto inglese ormai divenuto uomo era in uno stato di forma a dir poco smagliante. Talmente ispirato che ad un certo punto disse che in quel contesto così speciale mancava all’appello solo la Luna (nel pomeriggio era piovuto a lungo e alla sera c’erano ancora grandi nuvoloni grigi a coprire il cielo). E la Luna fece quasi inevitabilmente capolino qualche decina di minuti dopo, lasciando una scia illuminata sul lago, mentre il cantante, accingendosi a intonare “Out of time”, dava il colpo di grazia ad un pubblico già totalmente conquistato]; 
- ho capito che era un’occasione da non perdere la possibilità di andare a Londra per il concerto che vi ho recensito qualche tempo fa (vedi qui) e che ricordo ancora come uno dei migliori live a cui abbia mai assistito. 

C’è un aspetto in particolare che mi ha colpito durante le due esibizioni a cui ho assistito l’anno scorso e che ha reso completo il processo di rivalutazione della figura di Damon Albarn. Durante entrambe le esibizioni, ho avuto infatti la netta e incontrovertibile sensazione di essere al cospetto di un grandissimo artista. Un artista capace di prendere massimamente sul serio la sua consapevolezza di essere “bravo”, facendo percepire una sorta di propria incontestabile autorità a tutto campo nella musica, e allo stesso tempo di giocarsene, trasmettendo alla sua audience vibrazioni incredibilmente positive. È raro vedere una persona così sicura di sé, completamente a ragion veduta. Sono quasi certo che in entrambe le circostanze lo stesso Damon fosse particolarmente felice: glielo si leggeva negli occhi. La stessa cosa valeva sicuramente per molti spettatori presenti. 
Cosa dà la felicità ad un uomo? Forse anche la netta percezione di essere in grado di trasmettere con leggerezza e spontaneità la totale consapevolezza di essersi ritagliato, con merito, un ruolo importante nella vita di un altro. A noi persone “ordinarie” può capitare la fortuna di contare sulle dita di entrambe le mani le persone nei confronti delle quali riusciamo a far percepire questa nostra singolare chiave di accesso alla felicità. Sono le persone nei confronti delle quali possiamo sbilanciarci e dire loro che le amiamo. È una forma di energia positiva. 
Un musicista può avere la fortuna di riuscire, seppure evidentemente in modo molto più mediato, a trasmettere questa energia positiva anche verso le moltissime persone che stanno assistendo ad un suo concerto. Damon mi ha dato piena dimostrazione di poter essere annoverato tra gli artisti che hanno questa speciale capacità. 
Ed io ora sono pienamente consapevole di aver troppo spesso sottovalutato la grande musica di un grande artista che ha tutti i titoli per avere un posto nella rubrica Il dio del mese di Musicanidi. 
A fine mese, dopo 12 anni di un silenzio che più splendidamente e quasi romanticamente rumoroso non poteva essere, Damon torna a pubblicare un disco con i Blur. Le premesse per non essere delusi ci sono tutte, disseminate da più parti in una storia che vale la pena approfondire. Cosa che cercherò di fare io per primo.

7 commenti:

  1. Discografia BLUR2 aprile 2015 09:31

    Album in studio

    1991 – Leisure
    1993 – Modern Life Is Rubbish
    1994 – Parklife
    1995 – The Great Escape
    1997 – Blur
    1999 – 13
    2003 – Think Tank
    2015 – The Magic Whip

    RispondiElimina
  2. Discografia Damon Albarn2 aprile 2015 09:32

    Con i Gorillaz

    2001 - Gorillaz
    2002 - G-Sides
    2002 - Laika Come Home
    2005 - Demon Days
    2007 - D-Sides
    2010 - Plastic Beach
    2010 - The Fall
    2011 - The Singles Collection 2001-2011

    con i The Good, the Bad & the Queen

    2007 - The Good, the Bad & the Queen

    Da solista

    2002 - Mali Music
    2003 - Democrazy
    2012 - Dr Dee
    2014 - Everyday Robots

    RispondiElimina
  3. Ha fatto cose egregie...già il solo Plastic Beach dei Gorillaz è bellissimo.

    RispondiElimina
  4. Io credo che se si abbandona certa ipocrisia da espertoni del rock sia facile condividere quanto scritto in questo post per chi negli anni 90 c'era. Oggi in troppi si professano fan dei Blur della prim'ora, ma la verità è che all'epoca già solo gli Oasis sembravano molto più convincenti dei Blur (e lo erano) e che di fan dei Blur ve n'erano ben pochi. Se penso alla musica inglese in voga nei 90 penso ancor oggi ad altro: Massive Attack, PJ Harvey, Tricky...ma è vero che sul lungo periodo Albarn s'è dimostrato un artista serio e di altissimo spessore. E poi di uno che produce tanto si può star sicuri che vive di musica e per la musica. Questo è proprio dei grandi del passato come Dylan, Young, Springsteen, Cohen...li puoi ricoprire di soldi , ma non ce la fanno a stare più di una settimana lontano da una sala prove o da un nuovo tour. E questo và oltre l'aspetto economico, con buona pace dei cinici, questo è amore grande per la musica. Albarn ce l'ha ed oggi a differenza degli altri grandi citati che spesso arrancano è all'apice della sua creatività artistica. Un Dio dei nostri tempi sicuramente.

    RispondiElimina
  5. Fight the Piaga!2 aprile 2015 17:24

    Invece Seimani è partito malissimo e adesso è ancora più indecente. La bellezza salverà il mondo, dicono, non finchè al mondo c'è Seimani. La bellezza perderà miseramente. Sempre.

    RispondiElimina
  6. Totalmente d'accordo con The Wildcatter, ogni parola è santa

    RispondiElimina
  7. Non è quindi un caso se Kim Gordon nella sua biografia cita, a proposito dell'essenza di una esibizione live, questa frase di un critico musicale:

    "People pay to see others believe in themselves"

    Damon Albarn non deve proprio avere problemi di autostima!

    RispondiElimina