Musicanidi di Maurisio Seimani: Daniel Mangan + Blacksmith, Catfish & The Bottleman, The Decemberists

a cura di... Maurisio Seimani

Daniel Mangan + Blacksmith - Club Meds (2015)


Disco davvero di riguardo quello assemblato da Daniel Mangan, musicista canadese o meglio ennesimo musicista canadese che esplora i territori, ormai tutt'altro che incontaminati, del cantautorato, beninteso, folk. Già autore di almeno un disco interessante, nel 2009, intitolato Nice, Nice, Very Nice pubblica oggi la sua quarta fatica cercando di aprirsi, in realtà lo fa in modo notevole, all'indie rock. In compagnia della sua band, i Blacksmith, riesce a mischiare alla poetica folk di uno scrittore di canzoni i muscoli e la necessaria foga comunicativa di un gruppo rock. Lo fa cambiando e sorprendendo per riferimenti artistici: dai Radiohead ai Pearl Jam (forse c'entra molto anche il suo timbro vocale, ma in almeno un paio di occasioni me li ricorda molto) fino alla giocosa e beatlesiana Pretty Good Joke. L'impressione è di una band in palla che si diverte e di un guru in vena di non dare troppi punti di riferimento o che forse cerca di scrollarsi di dosso l'etichetta folk a tutti i costi. Alla fine è proprio questa l'impressione che resta: Club Meds è un disco di gente che non si vergogna di rendere omaggio alla musica che gli piace.

In una parola: Niagara Falls
Giudizio: 3 palle e mezzo (RSK)



Catfish & The Bottleman - The Balcony (2015)

Se due indizi non fanno una prova siamo pero' molto vicini al terzo che non sarebbe una coincidenza. Ecco perché questo disco d'esordio dei gallesi Catfish & The Bottleman dopo quello fondamentale del 2014 dei Royal Blood fa pensare al ritorno di fiamma per certo indie rock un bel po' su di giri nella terra d'Albione. Benvenuto 2015 dunque con un piglio positivo e aggressivo quanto basta per affrontare al meglio l'inverno del nostro scontento, un inverno sempre più caldo. I riferimenti più evidenti ad un primo ascolto sembrano essere da una parte e dall'altra dell'oceano i paladini dell'indie rock a cavallo del secolo, a tal punto che alcuni critici più competenti di noi l'hanno definito come un disco uscito con dieci anni di ritardo o abbandonato su un'isola deserta qualche tempo fa e giunto fino a noi con la risacca, poco a poco. A volte si ripiega, grazie anche alla voce graffiante di Van Macann, verso un alt rock leggermente patinato che prende spunto dagli Strokes che furono fino ai più recenti Kasabian. Altre volte fa capolino un rock più simile agli amatissimi Idlewild o agli ormai sdoganati al mainstream, Muse. Alla fine niente di nuovo sotto il sole, direte voi. Vero ma proprio attraverso questi riferimenti si riesce ad apprezzare il miglior pregio del disco che lungi da essere una scopiazzatura in stile "ennesimo revival" suona fresco, casinista nel modo giusto, ben assemblato e quindi decisamente godibile. I 38 minuti volano via in un battibaleno e alla fine che ci siano dieci o venti anni di ritardo chissenefrega quando si tratta di buona musica, non credete?

In una parola: Message in a Bottle
Giudizio: 3 palle. (The Driller Killer)


The Decemberists - What A Terrible World, What A Beautiful World (2015) 

Anno nuovo (2015), Decemberists vecchi (o quasi). 


Chiarisco subito le mie posizioni: "What a Terrible World, What a Beautiful World" è un album che non mi fa impazzire, in molti pezzi (quelli più smaccatamente e noiosamente folk-rock) mi fa addirittura storcere il naso (ma è un problema tutto mio, a me il folk-rock tradizionale non piace). E' suonato bene, super melodico e ben arrangiato (a tratti fin troppo soprattutto nei pezzi elettrici), semplice e diretto come il gruppo di Colin Meloy (da Portland, Oregon) ci ha sempre abituato nei 6 ellepì precedenti. Le atmosfere sono le solite: rurali, malinconiche e sommesse. Rari sono i lampi che mi colpiscono, quando le canzoni vengono messe a nudo, quando gli echi degli anni '70 si mescolano alla sabbia rock texana o quando le chitarre elettriche si tolgono di mezzo (avrò sempre il piacere di riascoltare pezzi come "Lake Song" e "'Till The Water's All Long Gone"). Album per chi ama la tranquillità della chitarra e del pianoforte, per chi sogna le grandi praterie statunitensi, per chi è alla ricerca del folk-rock più tradizionale che gli States possano offrire.
Una musica che "deve" piacere, una musica "vecchia" che a me non piace.

In una parola: folk-rock (mannaggia)
Giudizio: 2 palle e mezzo. (Tommy ThecaT)

6 commenti:

  1. Copertina notevole quella del Pesce Gatto e dell'Uomo Bottiglia

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  2. Quello dei Siskiyou per me è un "gran bel disco", se poi finirà nel dimenticatoio non è vcolpa loro è colpa del fatto che...quale disco in mezzo a ste montagne di uscite non ci finisce. Per me 4 palle Maurisio.

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  3. Se due indizi non fanno una prova siamo pero' molto vicini al terzo che non sarebbe una coincidenza: Seimani babbeo.

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  4. Se nemmeno musicanidi fa un po' di selezione siamo messi male.
    Da quale iniziare?

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    Risposte
    1. The Driller Killer31 gennaio 2015 00:30

      Che significa? se 3 dischi al mese non sono una selezione allora che cazzo è una selezione? Comincia dal primo...

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    2. Maurisio Seimani1 febbraio 2015 00:13

      Ma infatti scusa, incluse anche le recensioni in spalla sono 6 e di due dischi non se ne parla nemmeno troppo bene. In tutto 4 dischi consigliati. Non mi sembra troppo. Dei miei in spalla ti direi dai Siskiyou.

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