Questo era un mondo naif: Ten Years After

"Un brav'uomo, una volta, mi ha detto che la vita vola via più in fretta di una vacanza estiva, aveva ragione. E un giorno avrai l'età per capirlo perciò goditela, goditi la tua vita, goditela tutta...!"
Jimmy Il Santo



di RSK

 Il Suicidio del Samurai: 2004

Le innocue verità congelano le labbra
La gente lucida non pensa più a niente
Più a niente
Sconvolge già la mia banalità
A mente lucida non resta in mente
In mente
Nel niente, nel niente

Far Fisa

I Verdena sono semplicemente la più importante realtà del rock nostrano da almeno 15 anni; tutti quelli che storceranno il naso di fronte a queste sacrosante parole evidentemente si sono persi questo disco che ha ormai un decennio alle spalle e soprattutto la pietra miliare WOW del 2011. Che ve lo dico a fare! Dopo la consacrazione di critica e pubblico di Solo un Grande Sasso tutti aspettavano al varco il gruppo bergamasco e loro sfornano un disco compatto, decisamente suonato, meno indie del passato e quasi per niente psichedelico ma più concentrato sui pezzi tra cui alcuni sono tra le migliori cose sfornate dal gruppo. Con qualche riferimento ai Motorpsycho meno schizzati o agli Smashing Pumpkins periodo pre Mellon Collie, in questo disco c'è,verrebbe da dire, molta epica e molto pathos: su tutte svettano Logorrea, dove comincia ad intravedersi il potenziale della tastiera, Mina, Luna, Balanite, Far Fisa. Con la consueta distorsione ma un freno posto alla sperimentazione i Verdena presentano un disco ricco di "inni" che trova la perfetta dimensione dal vivo. Successo assicurato e pogo selvaggio. I tempi delle rivoluzioni sonore sono ancora lontani.





p.s.: ma dice...ingoio il rosKo?!

Tre Allegri Ragazzi Morti: 1994

"non saremo mai come voi... siamo diversi"

Eviterò di cominciare questa recensione parlando di quanto la nostra triste società italiana deprima e disprezzi i talenti veri. Eviterò di farlo anche perché in questo modo farei un torto alla bravura, l'intelligenza e l'importanza di un artista come Davide Toffolo: disegnatore, fumettista, musicista, cantante e soprattutto testa pensante in un mondo in cui si può anche rischiare la pelle per esserlo.
Parlerò invece degli esordi lontani, esaltanti e difficilissimi di una band che come nessuna in Italia ha rappresentato un'epoca che per semplificazione definiremo del "grunge". Non tanto per via del genere musicale scelto, l'indie rock, direi principalmente i Nirvana, o per l'estetica, il travestimento, le maschere da morti viventi , quanto per contenuti e liriche, insomma per i testi. Testi ispirati, intelligenti e rappresentativi di una generazione di losers nostrani in grado di creare una sintesi del mondo in cui vivevano, vivevamo, con grandissima lucidità e chiarezza. Sono tre cassette non dischi, ma cassette autoprodotte: Mondo Naïf, Allegro pogo morto e Si parte, che creano un universo, un mondo di giovani ribelli. Adolescenti che avevano ancora coraggio di gridare al mondo la voglia di fuggire/combattere la società circostante ignari che sarebbero stati inghiottiti dagli anni '00 e dalle sue omologazioni e miserie. Meno intellettuali e snob delle Feste Meste piemontesi, meno sesso droga e rock'n'roll dalla Pelle Splendida, meno guru, ovviamente, di Ferretti e soci, anche i TARM sono arrivati fino a noi e 20 anni dopo ci ripropongono, in un tour da non perdere, i dischi degli esordi. Le date esclusive saranno solo dieci. "Nei posti dove suonavano, quelli che sono rimasti, nelle città che per prime hanno risposto all’urlo di Mai come voi."

09-04-2014 Roma – Circolo degli Artisti
10-04-2014 Firenze – Tender Club
11-04-2014 Saluzzo (CN) – Ratatoj
12-04-2014 Genova – Zapata
15-04-2014 Torino – Lapsus
16-04-2014 Rosà (VI) – Vinile
17-04-2014 Milano – Tunnel
18-04-2014 Bologna – Covo
19-04-2014 Brescia – Magazzino 47
24-04-2014 Pordenone – Naonian Concert Hall

p.s. nel video girato a San Siro nel 2013 i TARM aprono i concerti di Lorenzo Cherubini in "arte" Jovanotti, suonando e cantando in faccia all'inebetito pubblico milanese, in attesa della consueta dose di Roipnol, questi versi:


Einsturzende Neubauten: 1984 

"In bilico sulla ringhiera di un minuscolo balcone al quarantatreesimo piano di un edificio in sfacelo osservo l'orizzonte e ascolto i rumori di questa città d'inverno, di questa città di fine secolo, violenta e violentata, sporca dentro e sporca fuori, nera di fuliggine e di anime dannate. Non sento niente, solo osservo, non sento niente ma qualcosa da sotto e da lontano arriva d'improvviso...come un vento mefitico. Ecco lo sento, vuole avvolgermi, vuole possedermi è un rumore mmm rumoroso; una marcia fragorosa e spaventosa di martelli impazziti che massacrano le carni; motori a tutta velocità, quelle macchine che usano i dentisti...i trapani; la metropolitana mi passa davanti a folle velocità e ancora; è ora di tornare in fabbrica, il rullo compressore, le scintille dello sfregare di macchine che girano a tutta velocità...freddo o calore è tutto sintetico, non si ferma, non c'è tempo. Una danza meccanica, sincopata piena di fantasmi di acciaio. Prima da una parte poi dall'altra ora con un fischio ora con un colpo. Scenari apocalittici, post nucleari, suoni disturbanti e sconvolgenti...il livello di guardia si fa alto cosa succede? tutto sta per crollare, tutto crolla e intorno tra il cemento e la polvere non resta che quel suono lontano no vicino, quel suono la' fuori, ma no è proprio qui dentro che martella e martella e martella...sono...pronto...per la metamorfosi."

Dopo l'irruzione nella scena underground berlinese dei primi anni '80 con live show estremi e mai visti prima, caratterizzati da una strumentazione impossibile (bidoni, martelli, seghe)  e da veri e propri attentati sonori, gli Einsturzende Neubauten pubblicano i primi fondamentali dischi: l'ep Kalte Sterne, Kollaps e Zeichnungen des Patienten O.T.. Strategien Gegen Architekturen 80-83 è solo il primo di una serie di "raccoglitori" della storia musicale di un gruppo di avanguardia che dall'industrial passa al noise influenzando band come i primi Sonic Youth o i piu' recenti Nine Inch Nails e che riesce a creare vere e proprie rappresentazioni teatrali di una società figlia dell'industrializzazione. Dopo questo disco il principale fautore del gruppo Blixa Bargeld conoscerà Nick Caverna...ma questa è un'altra storia.


Joan Baez: 1974

Credo che sia un po' riduttivo definire Joan Baez semplicemente una grandissima artista dalla voce incredibile. Dolce e amara, potente ma leggiadra al tempo stesso. "L'usignolo di Woodstock" non è stata solo la compagna di un certo Robert Zimmerman ma anche la fiera attivista politica dalla controcultura in poi spesso in aperto conflitto con il suo paese che, lo sanno tutti, è la piu' grande democrazia del mondo. Talmente grande da perpetrare, come poi recentemente ammesso, sottoscritto e certificato, un dei piu' orrendi (come se avesse senso fare la classifica) crimini della storia recente dell'america latina; stiamo parlando del colpo di stato in Cile l'11 settembre 1973 data scolpita a caratteri cubitali nelle coscienze di chi crede veramente nella democrazia. In Cile, tra gli inermi cittadini vittime di Pinochet e soci ci sono stati anche grandissimi artisti che hanno pagato con l'esilio (Inti-Illimani) o con la vita (Victor Jara) le loro idee di "rivoluzione" e di un mondo migliore. A loro, tra gli altri, è dedicato questo consigliatissimo disco in lingua spagnola della cantautrice newyorkese. Datato 1974, appunto, raccoglie il meglio della produzione folk latinoamericana: l'inno del disco è ovviamente la Gracias a La Vida di Violeta Parra che da proprio il titolo alla raccolta e magistralmente interpretata da Joan Baez. Te Recuerdo Amanda di Victor Jara e l'Esquinazo del Guerrillero di Rolando Alarcon, altro importante rappresentante della Nueva Cancion Chilena, che muore di infarto alcuni mesi prima del colpo di stato, chiudono il trittico, per cosi dire, strettamente ideologico della raccolta. Questi pezzi sono poi accompagnati da classici della musica folclorica o popolare in lingua spagnola da una parte all'altra del charco (leggi oceano atlantico): da Guantanamera con un ritmo che sarebbe piaciuto al buon Willy De Ville, alla fantastica La Llorona, ai gorgeggi del Preso Numero Nueve fino alla poesia di un'intensa Cucurrucucu Paloma; per concludere insieme ad altri pezzi tradizionali anche due inediti tra cui uno, Dida, in cui l'artista americana si fa accompagnare dalla seconda voce mielosissima di Joni Mitchell, ce n'è abbastanza per incuriosirvi?


Muddy Waters - 1964

Se cercate alla voce Pietre Miliari troverete di certo citato questo disco del bluesman di Chicago dal titolo Folk Singer. Basterebbe scorrere l'elenco delle partecipazioni alle sessions per avere un sussulto di stupore. Ad accompagnare il buon Muddy ci sono infatti: Buddy Guy e Sammy Lawhorn alla chitarra, Otis Spann al piano, e lo sentirete entrarvi nel "blues", Willie Dixon al basso. Insomma la crema del Chicago Blues in un'opera acustica, dai suoni liquidi, rallentati, molto molto "cool", che comincia con una chiara dichiarazione d'intenti dal titolo: "La mia casa è il Delta". E dove se no? Dire Muddy Waters significa dire blues e dire blues significa piu' di ogni cosa roots, radici la' dove tutto ebbe inizio e scorre senza fine.
Con un incedere lento ma sicuro questa suggestione di poco meno di 40 minuti ci trasporta in un immaginario e in uno scenario pieno di "stereotipi" del genere: il Delta, le lunghe distanze, le sedie a dondolo sotto un portico in un giorno di sole con il mais che brucia. Donne, amici e molto wiskhey distillato male con la sigaretta sempre accesa che brucia il tempo. Il blues torna all'essenza e alla sua natura primigenia quando era IL genere. Quando questo era un mondo naif, un mondo migliore. 

10 commenti:

  1. I Verdena sono in studio ormai da quasi un anno per il nuovo disco che dovrebbe uscire nel 2014

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  2. L'industrialotto7 aprile 2014 09:51

    E' tutto buccolico, molto buccolico, troppo buccolico

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  3. Sempre grande Muddy!

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  4. Seimani, sei il primo merdoso lunedì lavorativo dopo un anno sabbatico.

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  5. Sembra buono il "Tom Sawyer" elettrico (è del viscido Seimani questa boutade?) ma a che ora è?

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    1. (PS: sì, tutta quella sbrodolata è farina del sacco di m...emh... di Seimani.)

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  6. Lo sai SEIMANI dove te la devi infilare la spada del samurai?

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  7. Seimani karakirati il cazzo!

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