Musicanidi di Maurisio Seimani: King Krule, Virginiana Miller, His Electro Blue Voice

a cura di...Maurisio Seimani


King Krule - 6 Feeth Beneath the Moon





Avanti, dove sta il trucco? Dobbiamo davvero credere che 6 Feeth Beneath the Moon sia l'opera prima di un ragazzino di diciannove anni? Ma non erano quelli del rap questi qui? E a parte questo: cos'ha di adolescenziale questa voce così profonda e suadente, da dove arrivano queste composizioni sonore così eleganti e mature? Attacchiamo alla macchina della verità questo Archy Marshall, al secolo King Krule (il nome è preso dal personaggio di un videogioco) e vediamo di scoprirlo. Sempre che lui stesso sappia darci una risposta, visto che il ragazzino cita tra i suoi ispiratori Gene Vincent, Elvis Priesley e Fela Kuti. La faccenda invece sembra molto più complessa, perchè se tra le pieghe delle canzoni emerge senz'altro un'ispirazione vintage e rockabilly (ma si potrebbe anche dire psycho-rockabilly, penso a certe cose dei Gun Club), resta difficile trovare le parole che possano realmente definire quest'album. In alcuni frangenti si fa largo il fantasma di Joe Strummer, in altri fanno capolino drum'n'bass ed elettronica, in altri ancora addirittura si affaccia la vena stralunata di un Thom Yorke alle prese con un vecchio rocknroll. L'atmosfera finemente minimalista aggiunge infine il tocco finale ad un disco che si propone fin d'ora come uno dei migliori dell'anno. Dove sta dunque il trucco? Perchè, se non c'è nessun trucco, non riusciamo davvero ad immaginare dove possa arrivare questo piccolo genio di soli 19 anni, in arte King Krule.
In due parole: Harry Popper
Giudizio: 4 palle


Virginiana Miller - Venga Il Regno






Per chi sta scrivendo queste righe Il primo lunedì del mondo, album precedente dei Virginiana Miller, è un assoluto capolavoro della musica leggera italiana, ancor più del popolare La verità sul tennis, tanto apprezzato da tutti i fan del gruppo livornese. Attendevo quindi il loro nuovo disco con una certa impazienza. Dopo tre anni rieccoli dunque con Venga il regno, un'album in cui i nostri si impongono nella loro classicità, riproponendo quelle sonorità ben conosciute che sono diventate attraverso gli anni un loro ben preciso marchio di fabbrica. Arrangiamenti puliti e mai banali, trame musicali sempre impeccabili nella loro elegante orecchiabilità, e testi che finemente si adagiano su di essi portando avanti con sempre maggior consapevolezza una certa poesia provinciale di cui i Virginiana Miller sono da sempre grandi maestri. L'album include anche Tutti i santi giorni, canzone che ha vinto il David di Donatello per il miglior brano originale associato ad un film (nella fattispecie, l'omonima pellicola di Paolo Virzì). Lo diciamo solo per dovere di cronaca ovviamente, perchè in ogni album dei Virginiana Miller la ricerca della bellezza sembra essere scopo primo di ogni episodio musicale, come qui in Anni di piombo, Pupilla, Lettera di San Paolo agli operai, L'eternità di Roma. Venga il regno quindi,ma che venga davvero, perchè uno dei migliori gruppi italiani di questi tempi non resti vincolato per sempre al culto, importante ma comunque circoscritto, cui la loro musica da ormai dieci anni offre sistematicamente tantissimo.
In una parola: culto
Giudizio: 3 palle e mezza.


His Electro Blue Voice - Ruthless Sperm

"Se un disco cosi fosse arrivato dall'Inghilterra o dagli Stati Uniti staremmo probabilmente gridando al miracolo" scriveva qualche settimana fa il nostro RSK recensendo Sequoya, l'opera prima degli ottimi Dada Tra, che abbiamo avuto anche il piacere di intervistare nel mese di luglio (per approfondire cliccare qui).
Bene, vedremo dunque se questa sorte toccherà invece a Ruthless Sperm, convincente esordio in versione LP dei comaschi His Electro Blue Voice, pubblicato questo mese dalla celeberrima etichetta statunitense Sub Pop di Seattle. Vada come vada l'ascolto di queso disco si rivela a tratti stupefacente. Non è musica per stomaci deboli quella di questi ragazzi, tanto che i testi urlati e le acidissime scariche elettriche da cui si viene immediatamente investiti lasciano, di primo acchito, un po' sconcertati. Ma è quando la foga lascia  spazio a soffuse cavalcate sonore degne del migliore kraut rock che l'opera vira su territori  davvero travolgenti. E' quanto accade all'improvviso in Spit Dirt, seconda traccia del disco, che dopo una fugace incursione nella stratosfera, morendo lentamente ci trascina nel cuore adrenalinico di Sea Bug (puro post-punk). Attraverso il noise della seguente Tumor, si arriva infine al meraviglioso trittico finale: The PathBorn Tired e Red Heart catapultano la musica di Ruthless sperm in galassie lontanissime, da cui si torna rinfrancati e storditi. Si inizia sconcertando e si finisce dunque in trionfo. Vada come vada, questo è già un bel miracolo, no? PLAY!!!
In due parole: mondi lontanissimi.
Giudizio: 3 palle e mezza.

Saluti a tutti i Musicanidi,
Maurisio Seimani

(Nei prossimi giorni per REC - Recensioni in breve: Elvis Costello and The Roots, MGMT, Stranger family band ed altri...rimanete connessi.)

11 commenti:

  1. Attualmente non c'è in Italia un altro gruppo all'altezza dei Virginiana Miller, sono giorni che non riesco ad ascoltare altro...

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    1. Grande stronzo intendevo!

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  3. Maurisio = DIO

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  4. Gianni Gianni Gianni30 settembre 2013 18:06

    Non c'era alcun dubbio che VirginiANAL piacessero a Seimani

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  5. Ma Giuliano Gemma non era Gringo...era Ringo...

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    1. Ma non era Kakà il vero ringo ?

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    2. Gringo è un termine della lingua spagnola e portoghese usato in alcuni stati dell'America latina per riferirsi agli stranieri che hanno una diversa cultura, soprattutto per coloro che vengono dagli Stati Uniti, ma anche dal Canada, Regno Unito, Australia e da altri luoghi, incluso in alcuni casi alcuni stati latinoamericani stessi

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    3. Giuliano Gemma e' stato Ringo ma e' stato anche Gringo in un film del 1965 che si intitola appunto: Adios gringo!

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    4. But do you ringo?

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    5. Gli mancava giusto di fare Ringhio allora...

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