Outsiders

by The Ghost Of Maurisio Seimani


In questo post sono raccolte tutte le recensioni outsiders ovvero recensite da musicanidi nella spalla destra del blog e che per un motivo o per l'altro non hanno trovato spazio nella colonna centrale, in rigoroso ordine cronologico...buona lettura.


Adele e il Mare - Origami



Si chiama Origami l'ep d'esordio di Adele e il Mare. Un debutto estremamente curato, nel quale ogni nota ed ogni parola sembrano essere state finemente setacciate e poi minuziosamente scelte per essere asservite completamente ad un fragile cristallino equilibrio che si respira in tutti e cinque i pezzi proposti. Il risultato è un ricercato prodotto pop-cantautoriale che però trova una proficua coralità nella complessità degli arrangiamenti, che esaltano il raffinato gusto di tutti i musicisti coinvolti. Opera complessa che si rivela a poco a poco, come certo buon vino che scopre il meglio di sè solo a chi ha la pazienza di farlo decantare, Origami svela così col passare degli ascolti un potenziale artistico di fronte al quale è difficile rimanere indifferenti. Tanta ricercatezza porta finamai a chiedersi se un disco simile sia da intendersi come punto d'arrivo o punto di partenza di un percorso musicale che sicuramente arriva a questo punto già da molto lontano. Questo dipenderà probabilmente solo da Adele e il Mare. Noi, intanto, drizziamo le antenne. (Maurisio Seimani)

Progetto Panico - Maciste in paranoia



Misericordia ha ancora senso il punk di questi tempi? Va bene, lasciamo stare che lo si può condire con un po' di crossover, facendoci finire dentro un po' di ska, o più in generale un po' di controtempi in levare, ma ha ancora senso misericordia? In fin dei conti si tratta di cose già viste e sentite parecchie volte, eppure...Eppure (misericordia!) la risposta è sì. Può avere ancora senso. A patto però di essere ancora abbastanza pazzi e coglioni dal conferire al tutto una sua irresistibile credibilità. Sarcastici e strafottenti fino ai limiti dell'insolenza e della presa per il c... i Progetto Panico hanno tutte queste qualità ed è forse per questo che, a conti fatti, l'ascolto di Maciste in paranoia si rivela spesso un piacevole esagitato spasso, tanto che non si può che arrivare alla fine dell'ascolto augurando loro un sincero in bocca al lupo. Non foss'altro perchè l'album si chiude con una title track che è una gustosissima chicca. I rasta rancorosi non me ne vogliano. (Sir Old John Pajama)

La Corte - Grande Esposizione Universale



Se c'e' una cosa che mi piace e che non sopporto della musica di oggi e' che non c'e' mai niente di scontato. Prendiamo per esempio questo disco: apparentemente si tratta di un disco di alternative nel senso piu' positivo del termine; ben prodotto, dal suono diretto e dai testi, cosa invero strana per la musica italiana, chiari e semplici (ascoltatevi Percezioni di vita Distorte). Almeno cosi' sembra ascoltando il primo atto di questa Grande Esposizione Universale che poi pero' nella seconda parte cambia virando verso un indie-rock a tratti "punkeggiante" e dal sound molto anni '80, meno semplice da inquadrare, e che decisamente, almeno dal mio punto di vista, suscita maggiore curiosita' e merita approfondimenti, oltre che applausi. Figlia di materiali vecchi e nuovi questa seconda prova del gruppo brianzolo La Corte dà l'idea di una palestra di allenamento dove la gara vera, e di conseguenza l'effetto migliore, venga reso dal vivo. Da sottolineare anche l'apporto vocale: il timbro potente e a volte delicato rappresenta sicuramente un segno distintivo della band. Le prove migliori? 7 Vite, Percezioni di Vita Distorte, Il Gatto Rosso.(RSK)

Mama Suya - Mama Suya



Se quest'opera prima voleva essere, come sembrerebbe suggerire il titolo, il trasparente biglietto da visita del progetto Mama Suya, bisogna ammettere che la creatura di questo sorprendente trio riesce appieno nell'intento. Bastano le prime note di Boongaloo Street per far capire immediatamente all'ascoltatore in che cosa ci si è invischiati: eccovi di colpo catapultati in un mondo in bianco e nero nel quale vi ritrovate a bordo di una vecchia Buick del '72 e, quel che è peggio, avete Stursky e Hutch alle calcagna. E allora non potete fare altro che alzare un po' di più il volume della vostra autoradio e lì dentro, non possono che esserci loro: i Mama Suya. Funk, blues, jazz, classic rock, ma soprattutto tanto tanto tanto groooove. Questi gli ingredienti di un progetto emozionante che sembra fatto apposta per scoperchiare tetti di locali e shakerare le anche di avvenenti femmes fatales in abiti attillati. Tenetelo presente se dovessero passare dalle vostre parti. Convincenti. (Johnny Clash)

Mark Lanegan & Duke Garwood - Black Pudding






Black Pudding segna l'incontro tra Mark Lanegan ed il polistrumentista inglese Duke Garwood. A tutti gli effetti un nuovo album di Mark Lanegan, nel quale però a fare davvero la differenza sono gli arricchimenti di Garwood. I due ci consegnano un'opera di rozza,trasognante bellezza. Mentre Garwood si muove suadente fra note di chitarra grezze come pietra, solfeggi sghembi di sax, e i tasti  di un pianoforte appositamente sgangherato, Lanegan ci mette tutta la sua carismatica presenza. Album scarno, ma di profonda bellezza, che se non fosse finito in questa sezione outsiders avrebbe potuto benissimo figuare qui a fianco come disco del mese. Meraviglia. PLAY!


Elio e le Storie Tese - L'album biango




Giunti al loro nono album Elio e le Storie Tese, con la vena farsesca che li contraddistingue, citano niente meno che uno dei più grandi capolavori del celebre quartetto di Liverpool. Un caso? Probabilmente no dal momento che L'album biango si rivela disco particolarmente ispirato, all'interno della discografia del gruppo milanese. Non vi sono in realtà grandi sorprese e d'altronde come potrebbero esservene? L'approccio funambolico di Elio e soci ci ha ormai abituato alle più istrioniche composizioni e dunque a fare la differenza è soprattutto la qualità musicale dei brani che tra citazioni, invenzioni, sberleffi e voli pindarici ci conducono attraverso un viaggio dall'ascolto divertente e sempre piacevole. Il climax è raggiunto da Il ritmo della sala prove, ma anche la sanremese Canzone mononota, la zappiana Enlarge your penis e Il complesso del primo Maggio non sono da meno. Insomma, superati ormai tre anni orsono i trent'anni di carriera, gli Elii ci sono. Spassiamocela. Play!!!


Motorpsycho - Still life with eggplant



Gruppo norvegese nato all'inizio dei '90, i Motorpsycho appartengono a quella categoria di grandissimi del rock, che hanno visto il treno della celebrità passargli veramente a un soffio, senza però fargli la grazia di caricarli a bordo. Quando hai alle spalle capolavori come Trust us, Timothy's Monster, It's a love cult e il treno della ricchezza sembra già inesorabilmente passato che resta dunque da fare? L'unica è lasciarsi andare, chiudendo le chiavi della logica in qualche cassetto lontano, e andare avanti, cocciuti e imperterriti, per la propria strada. Questi sono i Motorpsycho del recente passato e anche di questo Still life with eggplant, che nella fattispecie strizza l'occhio al progressive, cercando però di rimanere un po' più vincolato alla forma canzone di quanto non lo fossero stati i precedenti Heavy Metal Fruit e The Death Defying Unicorn. L'ennesima occasione per confrontarsi con un gruppo che, da tanto tempo ormai, ha ammainato le vele, e libero ascolta le correnti, facendosene trascinare via. PLAY!!!

Nick Cave and the Bad Seeds - Push the sky away


Quindicesimo album di Cave con i suoi Bad Seeds, che giunge a ben cinque anni di distanza da Dig! Lazarous, Dig!, Push the sky away ci restituisce un Nick Cave dai sussuri delicati e cupi, lontanissimo da quella che è la sua indole più sguaiatamente rock. Dimenticata la recente esperienza Grinderman, l'artista australiano, si ripresenta con nove soffuse ballate, attraversate da tensioni sotterranee imbrigliate da un misurato uso dell'elettronica e linee di basso talvolta simili a delicati mantra. Non sonorità nuove, ma esplorate da una diversa prospettiva, che in pezzi come Wide Lovely Eyes, Jubilee Street, Higgs Boson Blues o la tittle track raggiungono ancora una volta quegli apici che è lecito aspettarsi solo da personaggi di siffatto spessore. M.S.
PLAY!!!


Ballakè Sissoko - At Peace


Non possiamo certo tralasciare dalle segnalazioni di questo mese, l'ultimo disco di Ballakè Sissoko, straordinario musicista del Mali, classe 1968, specializzato nella creazione di suite musicali da Mille e una notte, costruite attorno a melodie avvolgenti create con la kora, particolare strumento a corde africano di cui il nostro è suonatore eccezionale.
L'artista ripete nel nuovo album le atmosfere del precedente Chamber Music (realizzato in collaborazione con Vincent Segal), confermando la sua innata capacità di intessere, come su un telaio, trame musicali di notevole bellezza.
PLAY! M.S.

Franco Battiato - Apriti Sesamo



E' difficile restare obbiettivi quando si scrive qualcosa sul disco del Maestro. Difficile quasi non sentirsi in imbarazzo vista la grandissima statura dell'artista in questione. Ci limiteremo dunque a segnalare che Apriti Sesamo è un disco godibilissimo. Battiato non sembra qui interessato ad introdurci in metafisici territori musicali come nelle sue opere passate, l'album si compone di canzoni dalla struttura piuttosto semplice, che fanno da tappeto a testi altrettanto diretti che trattano temi forse mai così intimi: l'avanzare del tempo, la vecchiaia, la morte, il ricordo della gioventù. Ovviamente, come sempre, attraverso lo svilupparsi di riflessioni mai banali.

Neil Young - Psychedelic Pill


  
Recensendo pochi mesi or sono il precedente Americana, che aveva visto il ritorno della sua collaborazione con i Crazy Horse, avevamo parlato di un Neil Young sicuramente in forma, benché il disco non avesse poi messo d'accordo tutta la critica di settore. In Psychedeli Pill allora lo zio Neil alza il tiro con un doppio album all'interno del quale più di un pezzo supera i dieci minuti. Ne risulta un album nel quale lo stile più classico del cantante canadese viene esaltato dal ritorno di una epicità che da diverso tempo mancava nelle sue composizioni. Un album lungo, prolisso, che però, s'arriva a un punto, non si vorrebbe finisse mai...

M.S.


 
(Recensioni in breve)



Calexico - Algiers
Registrato a New Orleans (l' Algiers del titolo si riferisce infatti ad un noto quartiere della Big Easy e non alla capitale dell' Algeria) l' ultimo album dei Calexico ci riconsegna il gruppo in un innegabile stato di forma: canzoni mai banali e sempre finemente arrangiate. Tuttavia Algiers, che tra le altre cose è quello che si potrebbe definire "un classico disco alla Calexico", non convince fino in fondo, conducendo l' ascoltatore, ascolto dopo ascolto, ad un' altrettanto classico epilogo: la voglia di andare a ripescare quei vecchi dischi che il gruppo ci regalò ormai 10 anni orsono per ricordarsi meglio chi erano veramente.
In una parola: nostalgia
Giudizio: quasi 3 palle. PLAY!

Antibalas - Antibalas
L' ultimo album degli Antibalas, multietnica band newyorkese che un tempo si faceva chiamare Antibalas Afrobeat Orchestra, è un divertente variegato disco di afrobeat, come d' uso innaffiato con spunti jazz, funky e soul. Niente di nuovo dunque sul fronte occidentale, ma segnaliamo comunque un album ben riuscito e senz' altro spassoso.
In una parola: afrobeat. PLAY!
Giudizio: 3 palle

SWANS - The seers
Disco complesso e prolisso, che regala momenti entusiasmanti. Problemi: davvero troppo prolisso perchè possa rivelarsi del tutto entusismante e davvero troppo complesso per non diventare, in fin dei conti, un po' fine a se stesso. Riff ripetuti all' ossesso, trance, progressive...sono cose che devono raggiungere l' apice. Altrimenti ormai non riescono più a stupire.
In una parola: insensato
Giudizio: 2 palle e mezza. PLAY!

Bill Fay - Life is people
Per gli amanti del genere cantautorale non possiamo che consigliare l' ultima uscita di Bill Fay, songwriter inglese che fa uscire un disco solo quando ha veramente qualcosa da dire e degli impeccabili arrangiamenti ad accompagnarlo. Solo 4 album registrati in studio dal 1970 a questo Life is People sono lì a dimostrarlo. Life is people incluso.
In una parola:  incluso
Giudizio: 3 palle e mezza. PLAY!

David Byrne + St. Vincent - Love this giant
Dal sodalizio di due artisti tanto seri non poteva che nascere qualcosa di buono, che però riesce a convincere solo perchè sta perennemente in bilico tra il convincente ed il lezioso senza mai inciampare dalla parte sbagliata. Ma forse il difetto dell' opera è proprio che la si ascolta temendo la caduta ad ogni passo.
In due parole: in bilico
Giudizio: quasi 3 palle. PLAY!

M.S. 


Esordio del cantautore sardo Raffaele Badas, in arte Hola La Poyana!, Lazy music for dry skins è un' EP che fin dall' intro "slide" di Vicious Dog, primo pezzo del disco, ci trasporta subito in territori nei quali è davvero difficile non sentirsi a proprio agio. Come se il Beck di Sea Change si facesse ispirare dal fantasma di Big Joe Williams su una spiaggia molto vicina al delta del Mississippi, l' opera ondeggia e barcolla con trascinante scioltezza, tra blues la cui modernità non intacca per nulla, ed anzi esalta ancor di più, l' indole più grezza della musica del diavolo ed acide ballate ideali per galleggiare su placide onde all'ora del tramonto. Un esordio senz'altro convincente dunque, che ci spinge ad augurare a Hola La Poyana!, un futuro luminoso e raggiante come la sua musica.
J.C.  


Eccovi dunque un elenco parziale di titoli da inserire nella lista dei migliori dischi dei decenni andati..direttamente da Ten Years After!

 
2002 - Almamegretta - Venite Venite!
Raccolta live dei capostipiti del dub in salsa partenopea, preceduta da un paio di inediti elettro dance. Lasciatevi portare dall'anima migrante...
Guarda il video

2002 - Deybreaker - Beth Orton
Grandissima quanto sottovalutata folksinger inglese, Elizabeth sforna qui uno dei suoi migliori lavori fortemente influenzata dall'elettronica, in linea con il precedente Central Reservation (1999)
Deybreaker qui

2002 - Broken Social Scene - You Forgot in People
Il Canada sforna capolavori a piu' non posso in questo decennio. Particolare stupore destano i Broken Social Scene un gruppo di 19 elementi votati al indie e psyco rock senza freni...viva il caos.

Poga qui

2002 - The Richest Man in Baylon - Thievery Corporation
Chi non conosce i Thievery? No comment. QUI


Bob Dylan - Tempest


Si può ancora farsi stupire da un disco di Bob Dylan? Probabilmente no, ma quando si arriva alla fine di Tempest, non si può che rispondere affermativamente al fatto che si possa ancora farsene incantare. Voce roca e 10 piccole e discrete gemme dal sapore antico, che trasmettono la stessa gioia delle battute di un vecchio zio con il quale è sempre bello ritrovare l' intesa dei bei tempi andati. Versiamoci un bel bicchiere di rosso sincero e brindiamo ancora una volta dunque al nostro dio del mese. Play!

2 commenti:

  1. Anarchy in the ass of SEIMANI

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    1. Yeah, fucking Seimani...You're a dead man walking in London

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