ll Falò delle Vanità di Tom Wolfe (1987)

di Fragoladibosco



Perché nella vita le dimensioni contano (soprattutto quando si decide di iniziare o meno un libro). Vi do qualche numero: 18 cm. di altezza, 14 di larghezza, 6 di profondità e 800, il numero delle pagine. Con questo mattone potrete costrurivi un mondo immaginario iper-realistico in cui avrete la possibilità di vivere per almeno un paio di settimane. 

Entrerete nei lussuosi palazzi che sovrastano Central Park, nella New York anni '80 di Wall Street e Park Avenue (quella dei ricconi, per intenderci), nel ghetto del Bronx dove gli afro-americani e i sudamericani dominano la scena che una volta era degl'irlandesi e degl'italiani. Potrete percorrere le strade annusando gli odori, vi sentirete dentro al mondo della giustizia Usa, nei meccanismi contorti delle indagini, nelle aule di tribunale (nel mondo di "Law & Order", la serie televisiva USA di cui potete godere la sigla di apertura nel video successivo). Sarete in mezzo a una semi-rivolta dei neri controllata e indirizzata dal mondo falso e opportunista della comunicazione giornalistica. Vi appassionerete delle vicende di Sherman McCoy, rampante broker di una grossa finanziaria che viene trascinato in un vortice pericolossimo di giustizia e mala-giustizia dove tutti hanno colpe, nessuno si salva. Vi si sveleranno le fredde logiche elettorali di Abe Weiss, capo procuratore del distretto del Bronx, la fame di successo del capestrato giornalista Peter Fallow, gli sputtanamenti mediatici-giudiziari tanto cari ai nostri procuratori, il sesso extra-matrimoniale di Sherman con l'ammaliante Maria Ruskin, giovanissima moglie di un vecchio ebreo milionario.


Mille storie che s'intrecciano come nella migliore legal-fiction Made in Usa. Mille storie raccontate mostruosamente dalla penna perfetta di Thomas Kennerly Wolfe Jr., fra i padri del movimento new-journalism dove la commistione fra letteratura e giornalismo raggiunge l'apice proprio ne Il falò delle vanità.

Libro fondamentale del XX secolo, fluido e snello nella lettura, adatto a chi ama i lavori televisivi e cartacei a sfondo giudiziario, per chi ama i reportage, per chi non s'addormenta quando uno scrittore, per descrivere la scena di una cena della NY dei ricchi, c'impiega trenta pagine. Per chi ama il dettaglio psicologico dei protagonisti o la critica sociologica al mondo statunitense degli anni '80. Per chi vorrebbe provare, almeno nei sogni, a vivere le sensazioni del mondo degli ultra ricchi o per chi vomita solo a sentir nominare la parola "giustizia". Un libro perfetto che sembra descrivere una delle mille vicende giudiziare italiane, quelle che lasciano l'amaro in bocca o, meglio, quelle che fanno girare a mille i coglioni. Ottocento pagine che catturano il lettore ponendolo sempre dentro la scena che l'autore descrive minuziosamente sia a livello di ambientazioni che di dialoghi. L'avidità di potere e le ambizioni di successo (chiari i riferimenti polemici all'era reaganiana) si ritorcono miseramente sui protagonisti, ognuno porta la falsa maschera imposta dalla situazione e dalla società, la lotta di classe è sfruttata per tristi logiche politiche (non vi ricorda niente?). Un libro perfetto che racchiude al suo interno mille piani d'azione, mille piani di lettura, mille prospettive. Un libro assolutamente da leggere.

Ma cosa può rimanere di un falò di vanità? Nulla se non la polvere impalpabile e incosistente del compiacimento narcisistico di sè che, al primo soffio di vento, si disperde per sempre.
Una sola parola per chiudere, capolavoro. 

4 commenti:

  1. a fragola de bo', ma non c'avevi qualcosa di meglio della sigla di Law and Order.

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    1. Non posso che darti ragione ma se l'unica canzone a cui pensi per 800 pagine è Law & Order ....

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  2. Grande Law And Order, ma S.V.U.

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  3. Concordo con te e soprattutto con Mariska Hargitay

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