Musica e Parole: "La Storia" di Elsa Morante e Francesco De Gregori

di TommyThecaT


"Uno scandalo che dura da diecimila anni"
(sottotitolo di copertina della prima edizione del romanzo La Storia di Elsa Morante)


Per chi non lo sapesse o non se ne fosse mai accorto, la Storia siamo noi e nessuno si senta escluso dal più piccolo al più grande, dal più ricco al più povero, dal più brutto al più bello.

La Storia di Useppe e di Ida e di Ninnarieddu e di Davide Segre è la Storia di Roma, del popolo sopraffatto dalla miseria e dalla povertà, è la Storia delle borgate, della II guerra mondiale. E' un racconto corale che parte dal basso e rimane volutamente nel sottofondo di quella Storia che i libri e i giornali e i telegiornali normalmente tendono a non raccontare. La vita dei protagonisti, che Elsa Morante ci racconta magistralmente nelle seicento pagine fitte fitte del libro, è annodata a quella della Capitale. I bombardamenti, i palazzoni distrutti, i rifugi degli sfollati, il ghetto ebraico si alternano ai principali personaggi per affrescare uno dei periodi storici più neri dell'intera Storia dell'Uomo. 

"Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone" scriveva e cantava Francesco De Gregori, un altro romano Doc, in uno dei suoi pezzi più famosi, inserito nell'album Scacchi e Tarocchi del 1985. Fa impressione notare quante similitudini ci siano fra i versi di De Gregori e la prosa della Morante, sembra quasi che il cantante abbia cercato ispirazione nelle tragedie di casa Mancuso, nelle lacrime di Ida, nella spensierata vita malata di suo figlio Useppe concepito nella più brutale delle violenze in un giorno qualsiasi del 1941. "La Storia siamo noi, bella ciao, che partiamo", la Storia è Nino (anche detto Ninnuzzo o Ninnarieddu), primogenito di Ida e del suo defunto marito, che da simpatizzante fascista parte nei battaglione delle camicie nere per ritornare poi a Roma come Assodicuori, fervente eroe partigiano che si ritira sulle colline fuori città per combattere gl'invasori nazisti. "La Storia dà i brividi perchè nessuno la può fermare", gli anni passano inesorabili e, come arriva la guerra, la guerra se ne va, la vita sembra tornare alla normalità coi suoi problemi, le sue ristrettezze, le piccole gioie quotidiane, la malattia, la depressione, la droga, la follia, la morte.

Romanzo grandioso e universale, triste e tragico all'ennesima potenza, lungo ma lineare, pubblicato nel 1974, pasoliniano nella prosa romanesca. Un capolavoro della letteratura mondiale del XX secolo che ben si accompagna a un pezzo storico del cantautorato italiano. Un libro che cattura, commuove e fa riflettere adatto a "quelli che hanno letto milioni di libri e (a) quelli che non sanno nemmeno parlare".

"La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare" che piano piano, nei secoli dei secoli, riescono a sgretolare anche il più duro scoglio che da questo emerge.




La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, 
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. 
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. 
La storia siamo noi, 
siamo noi queste onde nel mare, 
questo rumore che rompe il silenzio, 
questo silenzio così duro da masticare. 
E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". 
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. 
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, 
la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione. 
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, 
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. 
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) 
quando si tratta di scegliere e di andare, 
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. 
Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, 
ed è per questo che la storia dà i brividi, 
perchè nessuno la può fermare. 
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. 
La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. 
La storia siamo noi, 
siamo noi questo piatto 
di grano.

11 commenti:

  1. Un musicanidi molto in bianco e nero oggi...sembra una vecchia TV del 79.

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    1. Blog e libro da Istituto Luce

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  2. E comunque le ultime 50 pagine del libro fanno letteralmente sanguinare il cuore...

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  3. Bibliografia Elsa Morante9 marzo 2015 11:04

    Romanzi

    Menzogna e sortilegio, Torino, Einaudi, 1948.
    L'isola di Arturo, Torino, Einaudi, 1957.
    La Storia, Torino, Einaudi, 1974.
    Aracoeli, Torino, Einaudi, 1982.

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  4. Mai andato oltre L'isola di Arturo che è bellissimo.

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    1. A tanti è piaciuto molto "L'Isola di Arturo"....sono talmente coinvolto dalla Morante che a breve attaccherò l'isola....ora sono con "Tre Uomini in Barca" che non mi sta appassionando più di tanto....

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    2. che poi L'isola... dovrei rileggerlo perchè lo lessi tantissimo tempo fa...ricordo solo che è lentissimo, che non succede quasi nulla, e che mi era piaciuto fess ma non ricordo perchè...:-)!

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  5. ThedrillerKiller10 marzo 2015 04:16

    Dalla Storia nel 1986 è stato anche tratto uno sceneggiato, come si diceva ai tempi, cioè un film-TV diretto da Luigi Comencini, ovviamente uno scarno riadattemento per niente all'altezza del romanzo ma comunque interessante, con la Cardinale e Francisco Rabal...

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  6. Grazie per avermi fatto ricordare di Springsteen a San Remo...non so chi si ricorda quanto fu davvero surreale quel momento TV. Perchè quello fu l'inizio di quel festival. Springsteen (a parte qualche milionata probabilmente ricevuta) accettò di partecipare solo a patto che l'Ariston venisse messo a buio (a parte un faro puntato su di lui), che il pezzo venisse sottotitolato in TV, che Pippo Baudo non fosse sul palco, e che non ci fosse alcuna presentazione dell'artista o intervista. Quando dopo l'esibizione Baudo salì sul palco il Boss letteralmente gli fuggì, mentre all'Ariston partiva una lunga standing ovation con il presentatore imabarazzato solo sul palco e l'artista già dietro le quinte. E solo allora...partì la sigla ufficiale del Festival.

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    1. Povero PIPPO, guarda te che stronzi 'ste 'mmerigani

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    2. Se la meritava tutta invece il Pippo. Ricordo perfettamente che al TG1 di mezzogiorno, quello stesso giorno, un giornalista (probabilmente Mollica) gli chiese qual'era la sua canzone preferita del Boss. E lui rispose convinto "Ma naturalmente...Jersey Girl!"
      Bene. Peccato che Jersey Girl è una canzone di Tom Waits, che figura semplicemente come cover in una raccolta live di Springsteen. Cazzo e l'aveva voluto lì lui! (Che poi troppo sfigato. Non saperne niente, scegliere probabilmente a casaccio il primo titolo che si trova su un suo disco e, fra centinaia di pezzi originali beccare la cover...dai.)

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