The Wildcatter Saloon Episode III

di The Wildcatter

Aspettando i Musicani Awards 2014 (a.k.a. Telegatto suca), i tre usuali consigli per i vostri ascolti festivi estratti dalla personale classifica mentale di The Wildcatter. Perchè? Ce lo chiede il suo psicanalista. Qui sotto le prime tre posizioni, direttamente estrapolate dai dischi migliori che gli sia capitato d'ascoltare quest'anno. E se vi siete persi le precedenti puntate potete leggerle qui: The Wildcatter Saloon!

3. RED HOUSE PAINTERS – I (1993)
Spesso mi fanno notare la mia conoscenza di gruppi e musicisti oscuri ai più. Non ho difficoltà però ad ammettere che, se quest’anno non fosse stato pubblicato “Benjii”, album uscito a nome Sun Kill Moon (ricordo anche una recensione su Musicanidi), ad oggi ignorerei totalmente l’esistenza di Mark Kozelek, autore che ora non faccio fatica a credere di culto per i fortunati che lo ascoltano da tempo e lo seguono nei suoi vari progetti (trovo imperdibile la sua collaborazione con Jimmy Lavalle, Perils from the sea). Se fossi un giornalista musicale avrei già usato il termine “seminale” per descrivere questo disco, chiamato per via della copertina anche il “Rollercoaster Album”. Dico solo che per un lungo periodo le canzoni scarnificate e scarnificanti di Kozelek sono state il perfetto complemento ad un certo mio umore inquieto, la perfetta trasposizione in musica di uno stato d’animo. Inquieta bellezza. Le due versioni di “Mistress” presenti sul disco:




2. LOU REED – ROCK ‘N’ ROLL ANIMAL (1974)
Il 2014 è stato il primo anno intero senza Lou. In estate ho comprato “Lou”, CD che Joseph Arthur ha pubblicato per rendergli omaggio, reinterpretando alcuni suoi grandi classici. Quando ho ascoltato la versione di “Heroin” contenuta in questo disco, mi sono accorto che nella mia testa riecheggiava solo ed esclusivamente la vera e inconfondibile voce di Lou. I miei neuroni avevano infatti disconnesso i suoni che arrivavano ai miei padiglioni auricolari, lasciando spazio esclusivamente alle emozioni originate dai miei innumerevoli ascolti della versione originale di questa canzone. Ho interpretato questa coinvolgente sensazione come una incontrovertibile prova della genuinità dell’omaggio di Joseph al grande Lou. Ho però soprattutto avvertito l’urgenza di mettere nello stereo il mio disco da isola deserta per antonomasia, Rock ‘n’ Roll Animal, appunto. Ho scoperto l’incredibile effetto su di me dell’ascoltare la voce di Lou, sapendolo morto. Turbamento e devozione.


1. SHARON VAN ETTEN – ARE WE THERE (2014)
Per alcuni lei è la “next big thing”, per molti una perfetta sconosciuta. Per me una incredibile sorpresa, dopo che il precedente album aveva catturato molto blandamente la mia attenzione. Quasi subito è nato invece un feeling speciale tra me e questo disco, tanto che faccio fatica a pensare ad un altro CD che ho ascoltato tante volte dall’inizio alla fine e in un tempo così ravvicinato. Per una serie di coincidenze mi sono trovato infatti a credere ciecamente nella sincerità dei sentimenti che trasudano dalle canzoni che compongono questo disco. Non escludo di poter essere vittima di un gigantesco abbaglio: se non fosse per alcune circostanze che mi hanno ottimamente predisposto all’ascolto, non escludo che avrei potuto rubricare le medesime composizioni come ridondanti e barocche. Io però credo nelle coincidenze e dalle coincidenze mi piace farmi blandire. Anche per questo, forse, mi sono proprio convinto che ogni singola canzone di questo album sia straordinariamente consistente e ispirata. E per di più perfettamente adatta a me, nel preciso istante in cui la ascolto. Alcune delle coincidenze in questione svelerebbero troppo di me, basti qui dire, a titolo di “non miglior” esempio, che mi sono ritrovato, dopo numerosi ascolti dall’autoradio, a leggere per la prima volta i titoli e i testi delle canzoni dalla confezione del CD mentre ero in coda alla dogana di Gibilterra. Una delle canzoni che mentalmente mi ero appuntato come tra le migliori era la numero 5. Il titolo era proprio il nome della città verso cui mi sarei diretto, non appena smaltita la coda e superati i controlli a quella singolare frontiera.
Eccola:


Sharon è quindi la mia regina del 2014 e per fortuna o per sfortuna la bionda figlia di Zampetti ne “I ragazzi della III C” non c’entra nulla! Alla prossima!

POST SCRIPTUM: Alla fine nella mia top ten ci sono molte uscite discografiche del 2014, alcune delle quali magari finiranno negli elenchi dei Musicani Music Awards 2014. Cosa concludere? Qualcuno potrebbe dire “il 2014 deve essere stato davvero una buona annata per la musica alternativa”, qualcun altro potrebbe dire “caro Wildcatter, anche se a volte sei un po’ sul depresso, per favore non comprarti tutti questi CD, cazzo!”. Io invece rileggendo la lista e ripensando in particolare ad alcune canzoni sono riuscito a mettere a fuoco una cosa molto importante. Al solito si tratta di una cosa molto personale su cui non mi esprimo esplicitamente. Posso però dire che, ancora una volta, devo ringraziare le sette note che non so leggere su un pentagramma.

1 commento:

  1. Beh...gran disco quello di Sharon, in effetti...

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