The Endless River of Ten Years After

di RSK


In trepidante attesa del 10 novembre, data ufficiale dell'uscita dell'"addio" dei Pink Floyd, di cui già circolano in rete pseudo recensioni, analisi filologiche, elucubrazioni psicosociologiche e quant'altro, dedichiamo questo mese la rubrica Ten Years After quasi interamente a David Gilmour & soci. Innanzitutto con il sentito omaggio alla ormai penultima fatica del gruppo: The Division Bell. A Syd Barrett emulato da quel pazzoide di Julian Cope e a Nick Mason nellevesti di produttore del capolavoro di Robert Wyatt, Rock Bottom. Aprono e chiudono due grossi nomi di ieri e di oggi come Elliott Smith e Serge Gainsbpurg. Buona lettura ma soprattutto buon ascolto.

2004 - From A Basament On The Hill

Questo disco è uscito postumo. Non sarebbe corretto nascondere questa verità prima di apprestarsi a recensire uno dei miei capolavori preferiti. Non sarebbe corretto perché quando si parla di disco postumo bisogna sempre stare attenti che dietro non si celi un'abile ma terribile operazione commerciale che, soprattutto, invece di rendere omaggio al caro estinto faccia un gran torto alle sue volontà; inoltre c'è sempre il rischio che la commozione del momento faccia cadere il critico nella tentazione di incensare l'opera a priori. Riscopriamo dunque 10 anni dopo quest'ultimo atto d'amore di un'anima pura, ribelle e solitaria. Un'anima forse troppo pura per sguazzare tranquillo nelle torbide acque del quotidiano. Elliott Smith è ormai sepolto da tempo ma la sua musica è più viva che mai, questo disco è solo uno dei tanti testamenti che per fortuna sono arrivati intatti fino a oggi. From A Basament On The Hill è un disco melodico, dall'anima essenzialmente pop, pieno di spunti e di incredibili canzoni, di fantastiche architetture sonore ispirate dal passato e proiettate nel futuro, create in un presente che non esiste più. Un disco meno folk e più british che in passato, che segna probabilmente una svolta "decisiva" (?) nella carriera di un'artista impeccabile in piena evoluzione artistica e compositiva, in piena forma. Chissà cosa ci avrebbe regalato se una mano misteriosa, difficilmente la sua, non avesse deciso di toglierlo di mezzo il 21 ottobre 2003 con due pugnalate al petto.



1994 - The Division Bell

Dunque, vent'anni! Tanti sono gli anni passati tra un disco e l'altro apparentemente l'ultimo della più grande band della storia. The Division Bell per chi scrive non è un disco qualsiasi ma qualcosa di più. Un porto sicuro, un rifugio di montagna in attesa che si plachino le tempeste; una forma per viaggiare lontano con la mente, l'immaginazione e la fantasia ma anche per ricordare in quante e quanto importanti occasioni questo disco e le sue note hanno accompagnato i giorni e le ore, i momenti. Cominciando da quel 13 settembre 1994 e dal tour live del disco che conclude di fatto la storia dei Pink Floyd. Come già anche i sassi dovrebbero sapere il prossimo The Endless River riporta la storia del gruppo proprio al periodo di The Division Bell e alle session di registrazione di quel disco frutto della collaborazione dei Floyd soppravvissuti alle liti e alle diaspore causate tra le altre cose dall'ego smisurato di Roger Waters, il grande assente. David Gilmour e Richard Wright, rientrato a pieno titolo nel gruppo, sono i veri protagonisti di questo disco dalle sonorità assolutamente lontane da quelle di The Wall o Animals. Un disco che potremmo definire "onirico" e malinconico ma, mi sembra importante sottolinearlo, corale, visto che anche Nick Mason da il suo contributo. Un disco che forse ai tempi spiazzò la critica, comunque pronta a prendersi lo scalpo di chi aveva già dimostrato tutto e anche di più negli anni '60 e '70 ma che risfoderato a distanza di vent'anni fa letteralmente tremare i polsi e forse a Seimani pure le chiappe!


1984 - Fried

Il secondo disco solista di Julian Cope racchiude in sé tutte le caratteristiche del personaggio ma non tutte le sfaccettature musicali dell'artista Cope. Reduce dal krautrock e dal post punk, negli anni '80 questo bizzarro ma genuino artista scozzese metà Jim Morrison e metà Syd Barrett sforna un disco che banalmente potremmo definire pop, figlio della new wave inglese anni '80, infatti, ma caratterizzato da un eclettismo che veramente ci fa pensare al ritorno del diamante pazzo più famoso di sempre, e ancora parliamo di Pink Floyd...come promesso. La natura sfuggente della sua musica e anche del personaggio sono al tempo stesso la chiave del suo successo ma la causa della mancata esplosione dell'artista a livello planetario. Vien da dire, ripensando al confronto con i due grandi artisti citati all'inizio, che forse il nostro sia cresciuto nel tempo sbagliato.Il disco pieno di ballate, e molto fruibile già a un primo ascolto, è caratterizzato dalle chitarre e dall'organo che accompagnano la voce.


1974 - Rock Bottom

Per capire questo album bisogna risalire a ritroso nel tempo almeno fino al 1°Giugno 1973, una giornata maledetta per l'autore di questo epocale disco. Robert Wyatt infatti, invece di smaltire la sbornia come è uso fare, dopo una festone di quelli giusti, decide di lanciarsi dal quarto piano di un appartamento nel quale si trovava a Londra. Il risultato per il fondatore dei Soft Machine è noto: la sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni. Ciò che risulta meno noto e quindi ancor più incredibile è il fatto che da quel terribile incidente con conseguente convalescenza forzata e impossibilità a riprendere a suonare la batteria il compositore di Bristol rimettendo insieme anche pezzi già composto nel biennio 72-73, sfoderi in soli tre mesi Rock Bottom uno dei suoi capolavori. Nel disco si palesano le incredibili doti vocali di un Wyatt dolce come non mai, pacato e meditabondo a tratti rilassato. Il disco prodotto dall'amico Nick Mason vede le collaborazioni di Richard Sinclair e Hugh Hopper al basso, Fred Frith alla viola e Mike Oldfield alla chitarra. Lontano dalla psichedelia progressiva dei Soft Machine in questo disco possiamo apprezzare oltre ai vocalizzi l'uso delle tastiere che si sciolgono in un free jazz d'annata rendendo Rock Bottom una vera e propria pietra miliare.


1964 - Gainsbourg Percussions

Mancava all'appello in Ten Years After la figura di questo cantante, pittore, poeta, regista e soprattutto divo francese che ha attraversato il secolo scorso come una cometa. Non è certo questo lo spazio adatto per raccontare la vita e la morte di Serge o Lucien Gainsbourg, già solo per raccontarvi dei suoi amori ci vorrebbe una settimana. Nel 1964 si trova a un bivio della carriera ancora agli esordi indeciso se dedicarsi alle 7 note o alla 7 arte sforna un disco che è un omaggio all'Africa, ebbene si, come il titolo stesso potrebbe far sospettare. Sonorità afro caratterizzate dalle percussioni assolute protagoniste. Non uno dei suoi grandi successi ma piuttosto la dimostrazione ante litteram dell'eclettismo di un artista a 360°. Nell'album pieno di cover non citate anche un pezzo dell' indimenticata Miriam Makeba.

15 commenti:

  1. Una selezione tutto sommato deficitaria di "un non so che" fintamente-alternativo e pseudo-elitaria da strapazzo.

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    1. Maurisio Seimani16 ottobre 2014 12:09

      Credo che il tuo commento sia da intendersi come "Una selezione da strapazzo tutto sommato deficitaria CHE HA un non so che DI fintamente alternativo e pseudo elitario."
      Se così fosse personalmente ti consiglio anzitutto di imparare a scrivere, se vuoi esprimerti correttamente su internet. Altrimenti la prossima volta è meglio che usi dei messaggi video registrati su You Tube. Sempre che ti sappia esprimere correttamente almeno a parole.

      Riguardo all'aspetto sostanziale del tuo disgraziato intervento:
      Selezione deficitaria: Ten years After è una rubrica che viene pubblicata tutti i mesi, per forza di cose un singolo post non può essere esaustivo di 50 anni di musica. Lo può pensare solo uno stolto.
      "Un non so che" di fintamente alternativo: quanto le tue nebbie si dipaneranno ed avrai capito che è quel non so che facci un fischio.
      Pseudo-elitaria: scusa ma per come la vedo io uno che adopera termini come pseudo-elitaria è un babbeo. Comunque la selezione sopra non ha nulla d'elitario. Se avessi ascoltato almeno una di queste canzoni ti saresti risparmiato questa cavolata, peraltro appunto inserita in un commento assai carente sul piano della forma.

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    2. ma scusa anonimo cosa c'è per esempio di elitario nel disco di un disperato che si butta giù da una finestra?

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    3. Boh! questa è la musica che piace a me ma non l'avevo mai vista sotto questi termini...comunque lo prendiamo come un complimento se non ti dispiace...

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    4. Analisi Logiche16 ottobre 2014 15:17

      E se invece avesse voluto proprio dire che è una selezione tutto sommato deficitaria DI un non so che fintamente alternativo e pseudo-elitaria da strapazzo? A quel punto l'anonimo avrebbe escluso che la selezione sia fintamente alternativa e pseudo-elitaria in quanto deficitaria proprio di questi elementi...se così fosse anonimo avrebbe voluto dire che, al contrario, la selezione è davvero alternativa e non speudoelitaria da strapazza, quindi bellissima.

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    5. Pane al Cane e Vino al Pino16 ottobre 2014 15:24

      Anonimo a questo punto devi chiarire perchè di quello che hai scritto non si capisce un cazzo.

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  2. V'è del marcio in Danimarcio16 ottobre 2014 12:17

    Comunque il giro di chitarra di Keep Talking l'hanno copiato da Vasco (C'è chi dice no). Questi sono scandali su cui almeno voi Musicanidi non dovreste tacere.

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    1. Scandalo a Merende16 ottobre 2014 14:06

      Anche Beethoven nella sua nona ci ha messo qualcosa di bollicine il problema è che ormai i veri giornalisti non dicono la verità per scelta...

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  3. Come vedi non l'abbiamo taciuto! Poi sai come si dice: le note sono sette. Certo che, posto che si tratterà sicuramente di una mera coincidenza, i due loops di chitarra a cui ti riferisci sono molto simili. Fa specie, più che altro, il fatto che anche l' "effetto eco" scelto sia pressochè lo stesso.

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    1. Pane al Cane e Vino al Pino16 ottobre 2014 15:23

      Figa ma è uguale!

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    2. Eh, veditela coi Pink Floyd, chiama il Blasco, noi che c'entriamo?

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  4. Avete mai provato ad ascoltare Vado al Massimo? ebbene i Radiohead in Amnesiac hanno copiato pressochè tutto il disco poi l'hanno girato al contrario...ma questo nessuno lo dice! Perchè il BLASCO è il migliore di tutti....

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    1. Tiriamole fuori tutte16 ottobre 2014 17:43

      Senza Albachiara di Vasco forse Dark side of the moon non sarebbe mai esistito.

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  5. Ma veramente c'è qualcuno che è capace di vedere punti di contatto tra i Pink Floyd e Vasco? Non so nemmeno se fanno lo stesso mestiere

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    1. Tiriamole fuori tutte credo stia scherzando, ma il loop di chiatarra dei due pezzi citatai sono devvero identici.

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