Ten Second After: Mogwai, Alcest, Against Me!, Thee Silver Mt.Zion

di RsK

Mogwai - Rave Tapes

Il post rock e' morto e sepolto. Ma allora che cosa dovrebbe fare chi di quel genere e' stato paladino, eroe e esempio inarrivabile? morire con lui?
Sono ormai più di 6 anni che me lo chiedo ogni qualvolta gli adorati idoli di Glasgow (gia' Dio del Mese) sfornano un nuovo disco. Ogni volta e' la stessa lotta, difficile lotta, per cercare di separare il mito dei fasti che furono dalla realtà di oggi e l'inesorabile trascorrere dei giorni. Il Giovane Team e' cresciuto, certo, non sarà mai più capace di darci l'Azione (Rock) di un tempo; ma se per un momento mettiamo da parte il passato non possiamo far altro che scoprirci di nuovo proni e adoranti di fronte a questo pezzo da 90 chiamato Rave Tapes. Preceduto nel febbraio 2013 da un succoso EP: Les Revenants (scritto per una produzione televisiva francese), il disco sembra avviato verso un ulteriore introspezione musicale, potremmo definirlo un noir rock, finche' le avvisaglie elettroniche di una magnetica Remurdered ci restitutiscono il cangiante sferragliare di chitarre impazzite in lontananza. Non e' che l'antipasto che precede Hexon Bogon e la sincopata Repelish corredata da una voce narrante. E' poi la volta del ritmo; chiave di volta nella successiva Mastercard e il livello non si abbassa nemmeno con l'epica e strumentale Deesh (certo non il miglior capitolo dell'album). Ma attenzione! Arriva la triple finale...ed e' subito mito! Blues Hour: un viaggio rallentato e poetico nel mondo Mogwai cui segue partendo da lontanissimo il tappeto sonoro elettrico in No Medicine for Regret. 49 minuti che volano via in un baleno perdendo il controllo solo nel finale con The Lord is Out of Control dove una voce agli ordini del vocoder ci accompagna verso la fine, tragica e terribile...

Un solo consiglio alzate scandalosamente il volume il Vecchio Team e' tornato!


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra -"Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything"

Dalla Scozia spostiamoci in Canada dove i figli prediletti dei Goodspeed You! Black Emperor (non so piu' dove cazzo mettere il punto esclamativo) ci regalano un altro gran disco per accogliere come si deve il 2014. L'incipit potrebbe essere lo stesso di quello dei Mogwai, qua sopra. Il post rock e' morto: anche i Silver Mt. Zion se ne discostano e portano avanti la personale gelida, sghemba, rumorosa esplorazione di un folk acidissimo prolungato all'inverosimile nella quasi mezz'ora iniziale che corrisponde a 2 brani 2. A differenza di altre prove pero' questo disco sembra piu' compatto, piu' riuscito e senza cedimenti o rallentamenti eccessivi sara' per la brama senza freni di spaziare tra i generi dei nostri, che oltre che stupire sorprende e spiazza non poco. Come quando dopo 15 minuti parte il blues che non ti aspetti (ovviamente Austerity Blues) seguito a ruota dal Take Away...Blues (e qui viene in mente certo primigenio noise Sonic-o). Ma e' tempo di sciallarsi: ecco allora giungere come acqua pura dopo i due minuti di poesia di Little Ones Run, il pezzone del disco una lunghissima "ballatona" degna dei Dirty Three dal titolo Wat We Love Was Not Enough...si torna nello spazio a divagare e il tempo, anche qui 49 minuti, e' finito. Applausi! Per me il loro miglior disco in assoluto...

Against Me! - Transgender Dysphoria Blues!

E adesso scateniamoci un po'... si salta, si balla e si urla in questo frizzantissimo e sorprendente, almeno per il sottoscritto, settimo album degli americani Against Me! da Naples, Florida (voce,chitarra,basso,batteria). Si tratta nelle intenzioni di un concept album sulla vita delle persone che decidono di cambiare sesso, cosa che caratterizza la storia della cantante (dal 2012) Laura Jane Grace  all'anagrafe Tom Gabel. Se questo e' il filo conduttore delle liriche lo stesso non si può dire della musica che varia piacevolmente dal power rock al folk rock fino al punk citando senza scopiazzarli The Clash, Green Day e White Stripes tenendo botta senza quasi cedimenti per una buona mezz'ora. I capitoli migliori: Transgender Dysphoria Blues, la pistolsiana Drinking Whit the Jocks, Dead Friend e Paralytic States.


Alcest - Shelter

Sono andati in Islanda i francesi Alcest per produrre il loro nuovo album Shelter e anche senza voler essere indovini fin dalle prime note e' facile il rimando con gli elfi dei ghiacchi Sigur Ros; poi da bravo "cvitico" di scuola Seimaniana ti informi e scopri che Birgisson e soci ci hanno proprio personalmente messo le mani sopra questo disco prestando lo studio di registrazione. Ecco allora che inorgoglito da cotanta saggezza musicale ti metti comodo e cominci a farti trasportare dalle note leggiadre. Il pop prende qua e la il sopravvento ma in linea di massima ci troviamo di fronte ad un opera di indie sperimentale ben congegnata. Gli Alcest del resto sono in corsa dal lontano 1999 e dimostrano di sapere il fatto loro; a corredo di un disco consigliato una copertina in puro stile pinkfloydiano...
p.s. In concerto l'8 febbraio con i Fauns al Circolo Colony di Brescia 

6 commenti:

  1. E'una vergogna!

    RispondiElimina
  2. I Mogwai li ho trovati un po' troppo sottotono e in-fino-a-mai monocorde.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. De gustibus. Io trovo il disco ben fatto invece e soprattutto il trittico finale mi sembra veramente eccezionale. Certo non suonano piu' come Young Team, per questo li ho voluti scherzosamente soprannominare Old Team...

      Elimina
    2. A me invece ha incuriosito la recensione di Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, perchè se è "piu' compatto, piu' riuscito e senza cedimenti o rallentamenti eccessivi" forse va ad annullare proprio quello che non mi era piaciuto degli altri che appunto hanno fatto, che a tratti (lunghi tratti) ho sempre avvertito un po' noiosi...sentirò...

      Elimina
  3. Against Transgender Seimani, oh yeah.

    RispondiElimina