Reggae Tales: Three Little Birds

Three little birds
di Sir Old John Pajama

Prima o poi dovevamo arrivarci. E allora eccoci al punto di non ritorno. Credo sia per tutti ovvio come la pubblicazione dei tre album Catch a fire, Burnin' e Natty Dread, ed il conseguente imporsi degli Wailers (allora nella formazione originale con Peter Tosh e Bunny Wailer) come superstars di caratura internazionale, abbia segnato una linea di demarcazione indelebile nella storia della musica del nostro pianeta. Un'esagerazione? E allora chiedetevi se senza questi dischi avremmo mai avuto album come London Calling, i Massive Attack, o, in tempi più recenti, gruppi come i Thievery Corporation...chiedetevi qual'è uno dei generi più ascoltati nell'Africa Nera o che si può ascoltare più spesso, accanto alla musica locale, in molti paesi dell'America Latina. E venendo alla nostra penisola: si pensi ai Casino Royale, ai dubsteps dei Subsonica, all'abuso che del levare e del drum and bass fanno tantissimi gruppi del nostro panorama indie, fino al popolarissimo Vasco di Voglio andare al mare o ai CCCP di And the radio plays.


Il tutto avviene in un lasso di tempo piuttosto breve: Catch a fire esce nel Regno Unito nel 1973, Natty Dread vede la luce nel 1975. In mezzo: Burnin'. Ma questa storia che andremo a raccontare concede ben poco all'aneddotica. Il successo degli Wailers fu cosa ben studiata e preparata dalla Island, fin dal momento in cui il suo fondatore Chris Blackwell cominciò a interessarsi per la prima volta a Bob. A dimostrarlo è la copertina di Catch a Fire, prima cover di un album reggae che non rassomigliasse a qualche cartolina kitsch spedita da qualche spiaggia dei Caraibi (l'accattivante e ormai introvabile confezione originale, fatta apposta per attirare la curiosità del grande pubblico, era infatti simile ad un enorme Zippo). Gli Wailers, in Giamaica, erano già acclamatissime star sin dai tempi delle sessions con Perry, e la caratura, il carisma e le straordinarie doti artistiche di un personaggio come Marley erano già molto evidenti a molti. La Island fece perciò di tutto per fare recepire Catch a fire come album di musica alternativa in senso lato, anzichè come mero prodotto di word music proveniente da lontani posti esotici. A tal fine peraltro, agli arrangiamenti originali furono imposti riadattamenti estremamente invasivi, tanto da fare affermare a Marley anni più tardi: "Dopo il primo ascolto ci siamo messi a ridere e ci siamo detti che prima o poi i produttori i dischi se li sarebbero suonati da soli senza aver più bisogno di noi!". Nonostante oggi l'album sia considerato una pietra miliare del reggae, all'epoca non fu un grande successo. Venne apprezzato dalla critica, ma quasi totalmente snobbato dal pubblico, nonostante la sapiente macchina promozionale messa in moto per la sua uscita. In qualche modo penalizzato proprio dalla volontà di farlo suonare il più internazionale e meno giamaicano possibile,commercialmente parlando fu una mezza delusione, nonostante la sua intatta bellezza (frutto dell'enorme ispirazione compositiva dei suoi autori) e la presenza, al suo interno, di perle come Concrete Jungle, Stir it up, 400 years e Kinky Reggae.

Consapevole dell'errore commesso, la casa discografica lasciò quindi molto più spazio alla libertà creativa degli Wailers per il successivo Burnin'.
E Burnin', trascinato da canzoni killer come Get Up Stand Up, Burnin and Lootin e I shot the sheriff, ottenne immediatamente uno straordinario successo. Il suo punto di forza è proprio quello di essere la summa perfetta delle tre personalità principali coinvolte nel progetto, ergendosi a manifesto del puro stile Wailers, nel quale le anime diversissime del pensatore Bob, del combattente Peter e del mistico Bunny si fronteggiano, si scontrano e si intersecano alla perfezione, dando vita ad un'opera sfaccettata e sempre cangiante. Come si sa, si parla di un'altra pietra miliare della musica reggae e non solo, testamento finale e canto del cigno di un sodalizio esplosivo destinato da lì a breve a bruciarsi definitivamente, a causa dei dissapori nati tra Bob, Peter e Bunny durante le registrazioni.

Catch a fire e Burning, sdoganarono dunque definitivamente il reggae presso la critica rock, spalancando di fatto una porta che negli anni seguenti avrebbe rivoluzionato la storia della musica.   Eppure, per paradosso, è proprio dopo la dipartita di Tosh e Wailer che Bob firma uno dei suoi album più belli, da alcuni considerato il suo capolavoro. Natty Dread è il primo album ad essere pubblicato sotto la firma di Bob Marley and the Wailers anzichè, semplicemente come The Wailers (si confrontino le copertine qui riprodotte), ma il peso delle personalità di Peter e Bunny sembra ancora onnipresente, nonostante la loro assenza. Paradosso totale dunque, perchè se Burnin' resterà per sempre l'emblema per eccellenza del sound Wailers, Natty Dread ne costituirà per sempre l'apice, pur non potendo contare sull'apporto di queste due importantissime figure. Natty Dread è una perla del reggae, un'opera strepitosa, un album che si muove in levare con assoluta perfezione dall'inizio alla fine: Three O Clock Road Block, Talking Blues, Dem Belly Full sono il sublimare di un percorso che, dalle session con Lee Scratch Perry, giunge infine alla sua cristallina maturità.

S'era detto che questa era una storia che lasciava ben poco all'aneddotica. E allora come non chiudere ricordando invece che Natty Dread è anche l'album in cui compare per la prima volta No Woman No Cry, da sempre ufficialmente attribuita a Vincent Ford, amico d'infanzia di Bob, che gestiva uno spartano locale a Trenchtown. Nata probabilmente da un'idea di Ford, in realtà la canzone fu però di fatto composta da Marley, che però volle sempre fare figurare solo l'amico come suo autore, perchè gliene potessero arrivare tutti i diritti, grazie ai quali Vincent tenne in vita, fino alla fine dei suoi giorni, una mensa per poveri.

In quanto a Natty Dread, non si può che consigliarne l'ascolto dall'inizio alla fine. Ad ogni modo, qui sotto, proponiamo Them Belly Full (But we hungry) ed il suo spietato, inconfutabile, chiarissimo, assunto: "a hungry mob is a angry mob" (una folla affamata è una folla arrabbiata). 
E provate a dimostrare il contrario.
Enjoy!

3 commenti:

  1. Finalmente, ne avevamo pieni i cojoni della Anderson.

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  2. Birds Birds Birds14 maggio 2013 10:07

    Ma i tre piccoli uccelli sono quelli che frullano nelle mutande di seimani ?

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  3. Caro Old,
    già nel 1965 io scrivevo certe cose !
    Riascoltati la Pappa col Pomodoro !
    Grazie

    La storia del passato
    ormai ce l'ha insegnato
    che un popolo affamato
    fa la rivoluzion.
    ragion per cui affamati
    abbiamo combattuto
    perciò buon appetito
    facciamo colazion.


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