Musicanidi di Maurisio Seimani: Suuns, Atoms For Peace, John Grant

a cura di...Maurisio Seimani

Suuns - Images du futur


Mi chiedo se i Suuns, quando hanno deciso di intitolare il proprio disco Images de futur, non l'abbiano fatto sapendo di avere per le mani una vera e propria bomba. Il futuro è qui, ora, e potrebbero essere quattro ragazzi di Montreal, sui quali al momento non esiste nemmeno uno straccio di pagina su Wikipedia. Nel mare delle proposte alternative rock, che mensilmente affollano le pagine delle riviste e dei siti specializzati, Images de futur appare come una gigantesca onda anomala di prorompente bellezza. Si inizia dal rabbioso caos di Powers of ten, ma tutto ciò che viene dopo è invece ordinata delizia per i timpani: ottime le melodie del cantato, eccellenti gli arrangiamenti, trascinanti le ritmiche. Il tutto contribuisce a creare un'opera elegante, innovativa,  ed ammaliante, che senz'altro si farà ricordare come una delle migliori prodotte quest'anno. Probabilmente, nel suo genere, uno dei dischi più belli che mi sia capitato d'ascoltare dall'ottimo esordio degli Alt-J dell'anno scorso, ma se possibile: più maturo, completo e coinvolgente. Talvolta perdersi in quell'immenso mare che è l'indie moderno può rivelarsi anche terribilente noiso. E' incontrare maestose onde di siffatto fascino, che ridà un senso a tutto il viaggio.
In due parole: perfect wave.
Giudizio: 4 palle e mezza.


John Grant - Pale Green Ghosts


Ecco uno di quei casi in cui il titolo di un album è già così eusaustivo e chiaro, da togliere quasi il senso ad un'inutile, prolissa, recensione. "Pallidi Fantasmi Verdi" si intitola il secondo album solista di John Grant, cantautore di Denver già leader del gruppo The Czars (scioltosi nel 2004), ed è esattamente la definizione migliore che si possa dare alle undici tracce contenute in quest'opera semplicemente perfetta. Musica cantautorale appunto, di quella vera, dove i testi hanno sul serio un peso non indifferente, tanto che John Grant è uno dei pochi artisti che nelle proprie interviste può permettersi di parlare più delle storie contenute nelle proprie canzoni, anzichè (come ormai oggi è d'uso) solo delle novità musicali inserite nelle stesse. Eppure, a rendere Pale Green Ghosts un disco d'assoluto valore, è anche un sapiente uso dell'elettronica, che anzi segna decisamente il mantra iniziale della title track, e comunque accompagna sempre le composizioni anche quando restano più vincolate al formato canzone ed all'intimismo più tipicamente songwriter. Paillidi fantasmi verdi, che altro non sono che ulivi  che l'autore in passato osservava dal finestrino, mentre da Denver guidava verso la cittadina di Boulder. E' solo una delle tante immagini coinvolgenti che le note e le parole di quest'album riescono ad evocare. Ora residente a Reyckjavick, dove l'album è stato registrato e dove è stata scattata la bella foto sulla copertina (che lo ritrae in uno dei suoi locali favoriti della città islandese), John Grant, convince e conquista. E quando il ritornello di GMF attacca con "I am the greatest motherfucker that you ever goin' to meet!" verrebbe veramente la voglia di andare laggiù a dargli una pacca sulla spalla ed offrirgli una birra. Ci sono compagni di viaggio che si è contenti di incontrare sul proprio cammino. John Grant è uno dei nostri. John Grant è uno di questi.
In tre parole, dunque: pallidi fantasmi verdi.
Giudizio: 4 palle.

Atoms for peace - Amok


Ovvio che un super-progetto nato dalla radiotesta di Thom Yorke, che si avvale della partecipazione di altri nomi illustri quali Flea (Red Hot Chili Peppers, basso), Nigel Godrich (produttore per gli stessi Radiohead, tastiere), Joey Waronker (Beck, REM, batteria), e del percussionista brasiliano Mauro Refosco, non possa che creare altissime aspettative.  Altrettanto ovvio, dunque, che l'album abbia collezionato dalla sua uscita ad oggi giudizi contrastanti e non sempre positivi. Non foss'altro perchè il disco in questione ha, in effetti, innegabili pregi, ma anche alcuni difetti. Volendone indicare i principali, direi che si potrebbe sintetizzare come segue: l'album ha senz'altro una sua coinvolgente, piacevolissima, ascoltabilità, sapientemente intessuta dal grandissimo estro degli artisti coinvolti, d'altro canto però cade non poche volte nell'errore di riproporre vecchi stilemi tipicamente Radiohead, perdendo così quella componente di rottura, che invece avrebbe probabilmente reso un progetto di questo tipo molto più intrigante. Detto questo, va però anche sottolineato che, messo il tutto sulla bilancia, alla fine si finisce spesso per far girare il disco un'altra volta nel proprio stereo. Almeno per quanto riguarda il sottoscritto. Sarà che con certe sonorità alcuni di noi ci sono anche un po' cresciuti. Ma proprio per questo alla fine si finisce per capire anche chi di certe sonorità alla fine abbia finito per stufarsi. Tipo quelli che magari da questa "nuova cosa" s'aspettavano qualcosa di soprendentemente innovativo. Venendo probabilmente delusi. Messo il tutto sulla bilancia, insomma, sta un po' a voi.
In una parola: derivativo
Giudizio: 3 palle.

Saluti a tutti i Musicanidi,

Maurisio Seimani.

5 commenti:

  1. Seimani, poche palle e grande musica, come sempre.

    Però brucerai all'infermo, sappilo.

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  2. I SUUNS spaccano il culo.
    SEIMANI ha il culo spaccato.

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  3. Sai, Seimani, che sugli Atomi non ho capito molto.
    Magari son io, magari sono le tue parole.
    Che cazzo suonano ? Come cazzo lo suonano ?
    Grazie

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    1. Tipo l'ultimo dei Radiohead, tipo Eraser, tipo Tom Yorke che ha rotto li coioni.

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    2. Maurisio Seimani29 marzo 2013 15:53

      Il pezzo proposto nel video è abbastanza emblematico dell'album. La presenza di Yorke è predominante e l'impostazione delle canzoni deriva da quanto per certi versi si era già sentito in Eraser e nelle ultime uscite dei Radiohead. Rispetto ad Eraser però il progetto suona più compiuto, più curato e più definito. Come ho scritto infatti un difetto che potrebbe trovarsi in questo progetto è quello di non avere osato inventarsi qualcosa di completamente nuovo, a fronte delle diverse (quanto importanti) esperienze musicali dei nomi coinvolti. Alla fine invece il tutto suona semplicemente come il un nuovo album solista di Tom Yorke, con il tipico sound che ben conosciamo. Un po' Tom Yorke & Friends insomma.

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