Live/Dead: The Grateful Dead - Colpo di Fulmine

The Grateful Dead - LIVE / DEAD
di Johnny Clash

Mentre Dark Star, dopo un volo interstallare di 23 minuti, se ne va via ondeggiando fra gli ultimi singhiozzi della chitarra di Jerry Garcia, tu non puoi far altro che rimanertene lì, con gli occhi sbarrati, chiedendo a te stesso: "Ma che è successo?". 
E ora ditemi voi: v'è forse qualcosa di più simile a un vero e proprio...colpo di fulmine?

Il pezzo d' apertura di questo straordinario doppio live della band californiana The Grateful Dead, è un fiume lisergico dalle sponde sempre cangianti. Un fiume che si fa arido ruscello, poi sinuoso serpente che striscia lungo le pareti rocciose del Grand Canyon, poi inquietante palude della Louisiana teatro di arcani riti voodoo. Caleidoscopio puntato verso galassie lontanissime, a tratti inquietanti, a tratti dagli sgargiantissimi colori, Dark Star rappresenta uno di quei classici esempi di come talvolta la musica sembri quasi scendere dal cielo.


Frutto di registrazioni provenienti da cinque concerti, tenuti dalla band nel 1969, Live/Dead cattura per la prima volta le straordinarie performance live di Capitan Trip e soci con incredibile intensità. 
Al pezzo Dark Star fa seguito Saint Stephen, che ci riporta per un attimo a fare due passi sul pianeta terra, mostrandocela però nelle sue tinte più vivaci. Unico brano del disco ad essere già comparso in versione studio su un album precedente (Aoxomoxoa), la canzone termina in una marcia che improvvisamente si trasforma in un tribale fraseggio fra basso e batteria, nel quale in punta di piedi comincia a introdursi la chitarra di Garcia. E' solo l' inizio della suite The Eleven, che come una cavalcata sciolta conduce l' album per i successivi 9 minuti. Si giunge in tal modo alla festa finale di Turn On Your Lovelight, brano di RNB inciso nel 1961 da Bobby Bland, che i Grateful fanno trottare come un allegro giocattolo per ben 15 minuti. Finale con fuochi artificiali dunque? No, l'oscuro mare acido del dilatatissimo blues Death don't have no mercy, arriva infine a ricordarci che a lenti passi la morte prima o poi arriverà a trovarci. Riadattamento di un vecchissimo blues del Reverendo Gary Davis, compositore, cantante, e chitarrista statunitense, classe 1896, il pezzo va a morire nelle inquietanti ossessioni di Feedback, fino all'ironico commiato finale: "..and we bid you goodnigh...goodnight...goodnight....".

E quando tutto è finito, è davvero come se avessi sentito il canto di una qualche strana bestia che se ne sta lì tra la vita e la morte a causa di una scheggia impazzita che gli si è conficcata da qualche parte. E a quel punto non ti chiedi più dunque: "Ma che è successo?", quanto "E adesso?".

11 commenti:

  1. Capitan Tripponi!

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  2. Domande inutili21 gennaio 2013 09:40

    Seimani, vivo o morto ?
    Ma che cazzo di domanda è ?

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  3. Pur non amandoli, amo quest'album.

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    1. Ancorche' amandoli, amo all'estremo quest'album
      W i Grateful Dead
      ABBASSO Seimani

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  4. X johnny clash22 gennaio 2013 02:28

    oh maaaaa...e adesso?
    fatti la domanda datti la risposta e mandati affanculo!

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  5. Che bella è la copertina?

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    1. del disco dico...ma anche la vostra dai...

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  6. Grandi anche i Love! Arthur Lee RIP!!!!

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  7. Jefferson Airplane, Grateful Dead...tutti gruppi che hanno fatto cose bellissime, tutti nomi conosciuti, ma dei quali alla fine in Italia non ne sa un cazzo nessuno. Un paese senza speranza.

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