Musicani Awards 2015

a cura di RSK, introduzione di Frank Pozzanghera

Amici canidi ben ritrovati. Come ogni anno s'è infine fatto il momento di arrivare al nocciolo della questione. Qualcuno scriverebbe "di tirare le somme", ma non si vede che somme si possano tirare in un'epoca come questa in cui qualsiasi cosa finisce per moltiplicarsi pressochè all'infinito. Ormai le uscite musicali superano per numero di pubblicazioni perfino l'incremento demografico di Shangai, mentre le relative recensioni stanno sovraccaricando tanto la rete che se un giorno il web se ne andrà tutto gambe all'aria sapremo il perchè (noi stiamo dando il nostro contributo del resto). 
Stante questo, quest'anno noi musicanidi abbiamo deciso di precedere per sottrazioni. Tre dischi a testa per ogni collaboratore del blog e fine, poi tutti a casa. Manca questo, manca quell'altro? Manca quel disco bellissimo di coso, come si chiama, quello che vi ha consigliato il vostro amico? Bene. Chissenefrega. Buone feste. (Frank Pozzanghera)



L'immagine è zero e la sincerità, non la sete, è tutto. E allora, molto semplicemente, eccola la verità: è questo il disco che più di ogni altro è riuscito a coinvolgermi ed a sorprendermi in questo 2015 e l'ha fatto come un album in italiano non riusciva a fare da tempo. Onesto, amaro, vero, anticonvenzionale, allucinato ed autoironico Squallor spietatamente pone sul banco degli imputati un'intera scena ed un intero sistema, quelli del mondo hip hop nazionale, nello stesso momento in cui il suo autore, tra i pionieri dello stesso, con coraggio e senza riserve non si pone problemi a rimettere in discussione per primo, e soprattutto, anche se stesso. Autentico.

Raramente, forse mai, il kraut rock (perchè queste sono le fondamenta del piglio musicale degli Aloa Input) s'era piegato tanto a composizioni pop così solari e votate ad una tale immediata orecchiabilità. E' questa la peculiarità che ha fatto di Mars Etc. il disco ideale per la lunga e calda estate che questa annata ci ha regalato.

Chi si cela dietro la sigla Moth Effect, chi diavolo è questo tizio? In rete si trova ancora ben poco, ma a me piace immaginarmelo in una piccola stanza con un computer ed uno scarno sistema lo-fi, mentre tende un filo diretto tra se stesso ed i deserti di Marte. Lì ci portano le dieci suite musicali di Crocodilians che, tra groove e psichedelia, si involano verso lo spazio.



Bilderbuch - Schick Schock
Quattro sbarbatelli austriaci con facce da prendere a schiaffi, cazzari e cazzoni che fanno una musica estremamente cafona, truzza o burina ma coinvolgente. Sarà forse la loro attitudine danzereccia e funkeggiante, forse quel basso penetrante e deciso che sorregge ogni pezzo o la chitarra che si libera in assoli oramai fuori tempo massimo. E' gente da hit parade, poppettari e radiofonici senza alcun dubbio. E' gente strana, dinamica, sono gggiovani con un sacco d'idee miscelate in un frullatone di generi dove si pesca a mani basse un po' ovunque: hip-hop, black music, pop-rock, funk e elettronica. Le tracce si alternano tra voci filtrate e non, tra sinth, schitarrate esagerate e bassi onnipresenti, cantate in inglese e tedesco. Non è musica per tutti, è musica kitschissima e leggerissima che miracolosamente riesce nell'impresa di non stancare. E' musica per chi ha voglia di staccare il cervello, musica ironica che diverte e che si fa ascoltare col sorriso sulle labbra.

Bill Fay - Who Is The Sender
Un poeta al pianoforte, una figura che, riemersa a prepotenza dagli anni '70 dopo decenni di oblio, si riprende la scena del cantautorato classico rimodellando le vecchie sonorità ai gusti moderni del nuovo millennio. Arrangiamenti superbi, una voce magnifica, testi all'ennesima potenza. Cosa volere di più? Ma, naturalmente, un altro album nel 2016 e poi ancora un altro nel 17 e così via, e così sia. Un vero monumento.

Mount Eerie - Sauna
Album caldo e avvolgente fatto di chitarre lo-fi che ricordano paurosamente i mitici Grandaddy, un lavoro stratificato e complesso realizzato con un uso massiccio, ma mai eccessivo, di droni. Dodici tracce dove tutto si fonde ad altissima temperatura. Album malinconico e nebbioso, introverso e contemplativo, solitario e calmo come un laghetto di alta montagna sotto un cielo grigio. Album da ascoltare all'aperto, magari sotto a una coltre di nuvole, di fronte a un panorama mozzafiato. Album romantico e irrazionale dove i vostri sentimenti e i sogni assumeranno un ruolo di primaria importanza.


A occhio e croce è stata una buona annata il 2015, talmente buona da rendere difficile una selezione della selezione e scegliere 3, appena!, dischi dell'anno.

Verdena - Endkadenz Vol.1/Vol.2  
Semplicemente i migliori perché autori dei due dischi che hanno decisamente girato in modo più ossessivo nelle mie orecchie da gennaio fino a dicembre. La curiosa e vincente idea di far uscire i due dischi all'inizio e alla fine dell'anno li ha resi protagonisti assoluti del panorama rock, non solo nostrano dell'anno che sta per terminare. Con una leggera predilizione per il Vol.2, più crasto e aggressivo del Vol.1, Endkadenz dimostra l'amore dei nostri eroi per un "mestiere" e per la musica, alla ricerca, con curiosità e immaginazione, di orizzonti nuovi. Lontani dall'ambiente artistico nostrano, parlo di indie rock, che produce molte miserie e poche cose buone.

Georgia Barnes - Georgia
Britannica, giovanissima, iperattiva e curiosa. Georgia Barnes irrompe sulle scene dell'elettronica UK con un disco perfetto in cui rimescola e riutilizza passato presente e futuro oltre a suonare tutti gli strumenti veri o fittizi che siano. Un esempio maiuscolo di creatività artistica e freschezza. Standing ovation!


Eileen Jewell - Sundown Over Ghost Town
Il suo cognome risuona come un "gioiello" che ben rappresenta il senso di questo disco che in realtà è una summa della sua musica. Un genere non certo nuovo, fresco o capace di generare rivoluzioni quello dell alt.country ma plasmato da una voce che difficilmente si può scordare. Come già detto:" Non un semplice disco di folk, non un semplice disco di country, non solo blues, non solo rock, non solo rockabilly, non solo jazz...per me letteralmente un colpo di fulmine."

Alabama Shakes - Sound & Color
Se nel 2015 ci si emoziona ancora per il rock è merito di questa formazione americana che mescola le tradizioni southern del soul e del blues per restituirci un disco incredibile. Apparantemente scarno, ma potentissimo nella resa musicale; merito di una produzione eccellente.

Kendrick Lamar - To Pimp a Butterfly
Il rap non è solo tamarraggine trap, culoni ondeggianti e gangsters e questo disco ne è la riprova. I super ospiti presenti (George Clinton, Snoop Dogg, Bilal) certificano Kendrick, come se ce ne fosse bisogno, quale una della stelle del firmamento black. Superproduzione, bel flow, testi impegnati. Che volete di più?

Sufjan Stevens - Carrie & Lowell

Ogni disco una sorpresa. Dopo il detour elettronico di "The age of Az" Sufjan torna nella dimensione intimista che più gli è congeniale. Un ritorno all'ordine che non significa un passo indietro, bensì un'ulteriore tappa nella ricerca stilistica e umana del cantautore. Un pugno di canzoni tanto semplici quanto evocative in cui l'aspetto biografico gioca un ruolo primario.


Per una volta mi sono fatto aiutare dal mio amico Massimo della Sintesi, in vena di considerazioni natalizie:

Courtney Barnett - Sometimes i sit and Think, and Sometimes i just sit
Già solo il titolo mi ha ispirato simpatia. Pochissimi riempitivi, grandi canzoni. Un disco da ascoltare e riascoltare, un disco da regalare. Un disco fresco, pieno di energia positiva. E ricordate che anche per questo Capodanno vale il detto “nobody really cares if you don’t go to the party”.

Jim O' Rourke - Simple Songs
Quando il genio di Jim promette una manciata di “simple songs” la probabilità che abbia fatto centro sono altissime. Se avete già ascoltato “Eureka” o “Insignificance”, i suoi precedenti lavori “pop”, probabilmente approccerete questo disco come me: concedendo una linea di credito infinita. La fiducia sarà ben ripagata: ascoltate le ultime due canzoni del disco per farvi un bel regalo di Natale.

Julia Holter - Have You In My Wilderness
Sufjans Stevens - Carrie & Lowell 
2 dischi diversi che però allo stesso modo si insinuano tra i tuoi pensieri e ti entrano sottopelle. Forse sono semplicemente due dischi molto ispirati e che hanno qualcosa da trasmettere. 2 dischi che ci danno emozioni.  (se durante le feste sentite che vi manca qualcuno di importante fatevi almeno immalinconire bene da questa toccante canzone “Should I tear my eyes out now? / Everything I see returns to you somehow / Should I tear my heart out now? /Everything I feel returns to you somehow”).


Un altro anno si avvia alla conclusione ed è tempo di bilanci; come mi accade ormai da tempo anche nel 2015 ho ascoltato poche novità. Sono oltremodo legato ai miei personali amori musicali della trascorsa giovinezza, rimanendo il più delle volte del tutto indifferente a nuove band e nuove tendenze. Sicuramente questa mia “apertura mentale al contrario” può far storcere il naso a chi invece si prodiga a ricercare ed ascoltare di continuo nuove uscite discografiche; ma sono fatto così e dubito che cambierò in futuro il mio atteggiamento. Ed allora, dopo tale introduzione, è fin troppo facile dire che sono soltanto tre i dischi che mi hanno colpito in questa annata.

Hobos /// - Not A Safe Place
Partirei con la vera sorpresa dell’anno, ovvero i miei concittadini Hobos /// ed il loro stralunato e divertente country-rockabilly suonato a velocità siderale. Ho fatto una recensione sul blog e rimando, chi ne fosse interessato, alla sua lettura in modo tale da approfondire la conoscenza di questo power-trio che ha composto un lavoro molto ben fatto.

Ed ora due autentici capisaldi da decenni della mia vasta conoscenza musicale; dischi che sono distanti anni luce uno dall’altro, ma che mi hanno per l’ennesima volta conquistato:

Napalm Death - Apex Predator _ Easy Meat
Dopo quasi trent’anni dal loro esordio, “Scum” pubblicato nel 1987 rimane uno delle pietre angolari di tutto il Grindcore, i Napalm Death sono giunti con “Apex Predator - Easy Meat” al quindicesimo lavoro sulla lunga distanza; dimostrando per la milionesima volta che in fatto di estremismo sonoro e violenza non hanno eguali. Un album intransigente che “spacca”: quaranta minuti che ti lasciano senza fiato, venendo investiti in pieno dal loro approccio musicale che ingloba Grindcore-Death Metal, con quella componente Hardcore-Noise che rende la velocità esecutiva dei singoli brani pura follia. Dateci un ascolto e rimarrete sconvolti da tale e tanta ferocia: una garanzia per chi come me adora questi suoni assassini!!!

Mark Knopfler - Tracker
Ma il mio disco dell’anno è “Tracker” di Mark Knopfler (che proprio in questo momento mi sta facendo buona compagnia); che dire del buon  Mark, già leader dei meravigliosi Dire Straits. Potrei spendere fiumi di parole sull’ennesimo disco riconoscibilissimo dalle primissime note di chitarra del primo brano: del resto il suo proverbiale tocco resta per me un qualcosa di unico in ambito musicale, emozionandomi ad ogni nuovo ascolto.
Basta osservare la copertina del disco, dove si vede Mark solo in un campo coltivato, con la sola compagnia di una delle sue infinite chitarre. Un uomo in pace con se stesso, che non deve dimostrare più niente e che suona solo per il piacere di farlo; registrando con assoluta calma nei suoi personali studi, andando a raccontare con le sue canzoni delle piccole storie quotidiane. Ascoltare “Broken Bones”, ed i suoi continui rimandi a Dylan e soprattutto a J.J. Cale, mi basta per decretare il disco un’autentica e preziosissima gemma: un Signor album fatto con la solita classe cristallina che da sempre accompagna le gesta di Mark.
A questo punto molti si chiederanno come si fa ad apprezzare ed ascoltare due musiche così opposte; ed allora vi rispondo in modo semplicissimo. La Musica è pura e semplice emozione, null’altro. E questo sentimento lo provo in egual misura per i Napalm Death come per i Dire Straits. "...LET THE MUSIC FLOW...”

E ROCK N ROLL!!!


6 commenti:

  1. Fabri Fibra? Ditemi che è tutto uno scherzo.

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    1. Maurisio Seimani22 dicembre 2015 09:21

      Eh certo, perchè invece se c'era un Calcutta, un Appino o un Iosonouncane faceva tanto figo ah? Allineiamoci a questi artisti allineati che così siamo tutti contenti. Loro e noi.
      Assestiamoci sul mediocre che è sempre meglio della caduta libera.

      O forse il problema è che il rap è "musica fatta da deficienti che cantano testi maliziosi, lascivi e per parlare chiaramente: abietti; una musica che ha finito con il diventare la marcetta di ogni buzzurro sulla faccia della terra ed è la più brutta, disperata, perversa forma di espressione che si abbia avuto la sfortuna di ascoltare".

      Ho messo tutto fra virgolette, perchè pare sia esattamente quello che ebbe a dire anche Frank Sinatra.
      Ma del rock and roll.

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    2. Concordo col Seimani - e che Dio mi strafulmini per questo - anonimo cazzo vuoi? chi cazzo sei? Fedez?

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    3. Il piccolo coro dell'AntoNANO22 dicembre 2015 17:56

      FUCK FEDEZ

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  2. De gustibus non disputandum est23 dicembre 2015 10:31

    e per questo viva Seimani e la sua scelta controcorrente del disco dell'anno.
    certo che, a parer mio, per associare l'aggettivo "autentico" a un personaggio come "fabri fibra" ci vuole comunque un discreto atto di fede(z)

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    1. Non conosco nel dettaglio tutto quanto ha fatto il nostro nella sua carriera.mi e' piaciuto questo disco,che si' ho trovato autentico.l'attributo e' riferito al disco intendo.

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