Terre del Fuoco, Terre del Rock

di RSK
 Fugit interea, fugit inreparabile tempus
 Georgiche, Virgilio

Tranquilli, c'è sempre tempo per Ten Years After. Non c'è niente di meglio durante una rilassante vacanza post natalizia e pre epifania che guardarsi indietro e riscoprire quanto bene siano invecchiati i dischi del tempo trascorso. Per ricordarveli ci pensiamo noi, canidi infreddoliti...brrrr. Inauguriamo il 2015 con i botti necessari per affrontare i prossimi 365 giorni: innanzitutto i fratellini chimici e il debutto del sempre vivo nei nostri cuori Mark Linkous; quindi rendiamo omaggio alla pampa dalla terra del fuoco fino ai confini con la Bolivia. Da li' verso nord fino al Texas di quei simpatici barboni degli ZZ Top e alla California dei Byrds. Già vi state leccando baffi e zampe vero?

THE CHEMICAL BROTHERS: Push The Button (2005)


Tom Rowlands e Ed Simmons sono leggenda ormai da tempo, almeno da quando nel lontano 1995 decisero di uscire dal pianeta di nome Dust per diventare a tutti gli effetti i fratellini chimici. A distanza di dieci anni da quell'epocale debutto, già nell'invidiabile posizione di poter cagare in testa a chiunque, incidono il loro quinto album, incensato e riverito dall'industria ruffianissima della pop dance pur in fase di incubazione. Per chi li ha adorati scoprendosi imprevedibilmente amante della musica elettronica Push The Button non appare certo una sorpresa né un capolavoro, ma un ottimo lavoro che sancisce la fine di un epoca quella d'oro dei rave, dei culture club in cui la dance e la techno erano riuscite a sfilarsi dalla ghettizzazione delle discoteche per diventare espressioni di una generazione, di "sballati", questo può  essere, ma pensante. Dalle dancissime Galvanize e The Big Jump alle alchimie svarionanti di Believe o Surface To Air un altro giro di giostra è garantito.




THE SPARKLEHORSE: Vivadixiesubmarine (1995)

Tra l'elettronica imperante e i fasti del britpop indubbiamente i '90 passeranno alla storia anche per il low-fi e l'affermazione ancorché effimera e temporanea di cantautori con la A maiuscola (di artisti beninteso). Da questo punto di vista tanti sono stati i dischi epocali di quegli anni e uno è indubbiamente l'esordio di una band, one man band, di grandissimo livello come gli Sparklehorse il cui titolo completo è Vivadixiesubmarine transmissionplot. Creatura quasi esclusivamente attribuibile alla personalità di Mark Linkous  che la plasma sulle radici del folk rock e del country uniti da un'anima di cant-autore. Dagli episodi più raffinati e cupi agli elettricismi appunto low-fi, fatti in cantina, volutamente trasandati e sottoprodotti, il disco, bellissimo dall'inizio alla fine apre un'epoca che troverà alterne fortune e si chiuderà purtroppo e una volta di piu' tragicamente il 7 marzo 2010 con questo epitaffio della famiglia di Mark: "E' con grande tristezza che condividiamo la notizia che il nostro caro amico e congiunto si è tolto la vita. Gli siamo grati per il tempo che ha speso con noi e lo terremo sempre nei nostri cuori. Che il suo viaggio possa essere pacifico, felice e libero. C'è un paradiso e c'è una stella per te".



LEON GIECO: De Ushuaia a La Quiaca (1985)

Leon Gieco considerato il Bob Dylan d'Argentina è un autore e cantante di livello responsabile dello sviluppo decisivo della musica folk nel proprio paese di origine e nel resto del continente americano; insieme a Gustavo Santaolalla è un ambasciatore dell'argentinità nel mondo e autore di pezzi e dischi che entrano di diritto nella storia della musica latina. Nel 1985 pubblica il primo di una serie di dischi pensati per far conoscere e riprodurre i suoni d'Argentina proprio nei luoghi da cui questi suoni provengono. Un disco itinerante da Ushuaia nell'estremità sud della terra dei fuochi, fino alla Quiaca al confine nord con la Bolivia. Leon Gieco percorre la propria terra a bordo di un furgoncino sul quale carica il mixer, gli strumenti e il tecnico del suono. Si fa accompagnare da artisti locali e nazionali e registra i brani in luoghi simbolici: un cimitero indigeno, l'anfiteatro naturale della valle di pietra nella Valle Calchaquies accompagnato da 1500 ragazzi tucumanos fino al confine con il Cile dove in compagnia di Isabel Parra, cantautrice cilena, canterà:
"…y que se acaben los ruidos en la frontera por un puñado de tierra no quiero guerras." "cuándo será ese cuándo, señor fiscal que la america sea sólo un pilar."
110.000 Km in 3 anni per quattro dischi raccolti completamente sulla strada.
Sarebbe riduttivo etichettare questo e gli altri 3 dischi che sarebbero seguiti negli anni come world music. Ovviamente è richiesto lo sforzo di superare l'ostacolo della lingua (spagnola) non granché masticata dalle nostre parti soprattutto quando si parla di musica, ma superato lo scoglio si entrerà in un mondo di suoni e di storie uniche e meravigliose.



ZZ TOP: Fandango! (1975)

Monoliti inossidabili del blues rock e soprattutto del southern rock, famosi anche per le loro improbabili barbe gli ZZ Top sono in ballo dalla fine degli anni 60 ed è proprio a cavallo del decennio successivo che ottengono il maggior riscontro e consenso di pubblico e di critica. Il disco si chiama Fandango! e pur essendo ufficialmente un disco da studio si divide in due parti essendo la prima caratterizzata da brani esclusivamente registrati dal vivo. Ovviamente nacchere, danze spagnole e chitarre flamenco qui non c'entrano un accidenti. Le barbe qui sono ancora modeste e scure mentre i cappelli da cowboy svolazzano su e giù dal palco in un sabba di blues e sudore. Il disco si ricorda anche per contenere uno dei più grandi successi della band: Tush! Accorrete bikers di tutto il mondo...

 THE BYRDS: Mr.Tambourine Man (1965)

Che si può dire di questo disco e di questa band che non risulti stantio e ritrito, che si può dire che non sia già stato detto, scritto e riscritto? Vale la pena solo ricordare la data, mitica, nella quale David Crosby e Gene Clark decisero di riadattare in chiave rock  la Tambourine Man di Mr.Bob Dylan e pubblicare l'album d'esordio di una band chiave per lo sviluppo della musica rock a stelle e strisce: era  il 21 giugno 1965.
Nasceva il folk-rock e uno stile molto particolare che avrebbe portato il gruppo anche al successo del disco successivo con un altro pezzo reinterpretato a fare da traino: Turn Turn Turn. Per rimanere sul pezzo, come si dice, Mr.Tambourine Man presenta  un totale di 4 brani scritti da Robert Zimmermann da Duluth e l'impronta evidente di Gene Clark vero e proprio fautore del sound del gruppo in questo periodo d'esordio.

3 commenti:

  1. Di tutto un po'7 gennaio 2015 10:53

    Quante volte ho ascoltato Fandango e quant'è bella Napulè e secondo me il Dio dell'anno dovrebbe essere Pino.

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