Blonde Redhead: farfalle in salsa agrodolce

di RSK

Milano, Teatro Smeraldo, 2004

Eccoci arrivati, almeno noi, in perfetto orario, malgrado il solito traffico, gli amici che hanno deciso di prendersela comoda si perderanno buona parte dello show, tra loro ThommyThecaT. Siamo seduti leggermente defilati sulla destra ma a pochi passi dal palco. Le luci si accendono e i fratelli Pace come un sol uomo appaiono in scena per controllare gli strumenti, i cavi ed i cavetti per gli ultimi ritocchi. Manca poco. Non è la prima volta che vedo dal vivo i Blonde Redhead ma di solito l'avevo fatto a qualche festival e sempre nel tardo pomeriggio, visto che il trio newyorchese non era mai l'alfiere di punta della giornata. Quelli erano contesti più indie, più festivalieri e sicuramente più rumorosi di un teatro. La musica del gruppo è però oggi figlia di un'evoluzione personalissima, che li ha portati dal noise degli esordi all'art-rock dei primi album riconosciuti a livello internazionale, fino alle complesse amare, dolci, sonorità di oggi. Uno stile nel quale sembra essere la sensualità della voce di Kazu a prendersi la rivincita sulla spigolosità delle distorsioni chitarristiche sempre più liquide. Un suono e una voce spesso malinconici, ma funzionali alle architetture melodiche della musica dei Blonde Redhead. Il concerto vola via piacevolmente come una farfalla. Il tour serve per far conoscere uno dei dischi più completi, più soggettivi, e stilosi del gruppo: Misery is a Butterfly. Non una concessione tout court alla musica pop, come molti vaneggiano, ma piuttosto una svolta d'autore. Il noise lascia campo alle melodie già sperimentate nel precedente acclamatissimo Melody Of Certain Damaged Lemons (2000 - quasi una dichiarazione d'intenti) lasciando spiazzato l'ascoltatore della prima ora, innamorato di suoni più abrasivi e di geometrie rumoristiche. I tre abbassano decisamente il volume e soprattutto Kazu Makino diventa protagonista di un corteggiamento vocale fatto di sospiri e affondi, ma scevro di urla sguaiate come in passato. Ecco perché ci troviamo in questo teatro. Il disco già di per se notevole guadagna moltissimo nella dimensione live soprattutto in un contesto che privilegia l'acustica come un teatro. Alla fine arriva anche ThommyThecaT, apparentemente poco incline a lasciarsi prendere dall'incazzatura derivata dal fatto di essersi perso buona parte dello spettacolo si avvicina ad Amedeo Pace, circondato da un gruppo di fans che si fanno fare l'autografo, o fotografare...si avvicina e si presenta: " Piacere, io sono ThommyThecaT, come stai?" "Bene" risponde lui timido. "Ma com'è andato il concerto? no perché io sono arrivato tardi, sai com'è no? il traffico!". La faccia del gemello è di quelle che non si dimenticano. Maledetto traffico.


Monza, Autodromo, Festival del non mi ricordo che..., 1998

Fa un caldo terribile, è estate ci sono anche le zanzare e questo solo perché non si è mai contenti nella vita. In realtà basterebbe fare uno più uno per capire che non ci manca niente! Buona compagnia, bella giornata, una rinfrescante birretta, un sacco di belle ragazze in giro e una marea di musica di quella buona. Ma fa caldo, caldissimo ed è proprio con il sole allo zenit che appaiono i Blonde Redhead. Il palco è là in fondo ma qui all'ombra si sta meglio. Cominciano con Kazuality dall'ultimo devastante esempio di noise fine millennio Fake Can Be Just As Good (1997). La chitarra distorta è il prezzemolo della situazione, poi entrano le ritmiche convulse di basso e batteria con una voce monocorde quella di Simone Pace che ripete poche parole e il prezzemolo sempre li in sottofondo. Si prosegue con Symphony of Treble, Kazu sale in cattedra, la chitarra distorta è la sua incredibile voce. Due pezzi cosi' sono sufficienti per far saltare tutto per aria. Il concerto dura maledettamente poco, ci fiondiamo sotto il palco e ci lasciamo trascinare dal delirante ondeggiare di rumori stordenti, più del sole, più della birretta. Il gruppo intanto scava nella propria già cospicua discografia. Pescano dall'esordio scarnissimo di Blonde Redhead (1994) "casualmente" prodotto dalla Smell Like Records di Steve Shelley (batterista dei Sonic Youth) e dal seguito, quasi una fotocopia stilistica, di La Mia Vita Violenta (1995) (Pier Paolo Pasolini è un riferimento letterario molto amato dai gemelli Pace), ma anticipano anche dei pezzi nuovi tratti dal successivo In An Expression of the Inexpressible (1998), la perfezione dell'imperfezione, una summa della prima fase della loro carriera di cui dice tutto questo Colpo di Fulmine di ThommyThecaT.

Managua, Nicaragua, 2014

In questa scatola ci sono tanti ricordi, dei cimeli che vengono da lontano, lontano nel tempo e nello spazio. Come sono arrivati fino qui? Che cosa ci fa qui una copia del Mucchio Selvaggio del 2007 con in copertina i Blonde Redhead? E' l'anno di 23 il loro settimo album in studio, il primo auto prodotto, quello nel quale il nuovo corso ormai spianato dai due precedenti si consolida. Il dream-pop e l'elettronica fissano i contorni di un'opera che sembra adatta a impreziosire le immagini di un film di Wong Kar Wai così combattuto tra modernità e tradizione, velocità e dolcezza, frenesia e lentezza. Il gruppo è maturo e non lo dicono solo le fotografie dei gemelli Pace leggermente brizzolati, lo dice soprattutto la musica: ormai un marchio di fabbrica. Il 2010 è la volta di Penny Sparkle, il gioiello forse meno prezioso della loro collezione, iper prodotto e ancor più elettronico del precedente...al quale però non manca un'anima che è l'esatta misura della capacità di questa band di amare la propria musica, il proprio lavoro. Figli del melting pot e fortunati realizzatori del sogno della grande mela i Blonde Redhead sono arrivati qui oggi anche per ispirare le pagine di questo blog e vegliare su un settembre che li vedrà sicuri protagonisti anche come DIO DEL MESE di un blog fatto da cani. Grazie!

M.o.m.a., Midtown Manhattan, New York, 1976

Luis Ramiro Barragan è felice, si gode il successo, meritato, finalmente. Nel più importante Museo di Arte Moderna del mondo un'esposizione gli rende omaggio.
Il titolo: The Architecture of Luis Barragan. Nel 1979 avrebbe realizzato a Città del Messico la Casa Gilardi mentre l'anno successivo riceverà il Premio Pritzker, uno dei più importanti riconoscimenti che un architetto possa ricevere; la fama mondiale è assicurata. Chissà se anche lui ha mai sofferto di ansia da prestazione, di ansia da palcoscenico come Kazu Makino.
La cantante di origini giapponesi incontra l'opera dell'architetto messicano e se ne innamora...




Four Damaged Lemons, versione tratta dall'EP Melodie Citronique del 2000

6 commenti:

  1. I love "Cat On the Roof"

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  2. E gli INTERPOL???

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    1. Gli Interpol cosa? Il Dio del mese è uno.

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    2. Gli Interpol sono tra i nostri ascolti del mese, tranqui! continua a seguirci come un segugio...

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  3. la recensione della nuova inaspettata ultima fatica dei gerontofag sarà presto su queste pagine (primizia assoluta) stacci addosso come un foxhound!

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