I Bruttissimi di Musicanidi: 883 - Hanno ucciso l'Uomo Ragno

di Maurisio Seimani

"Senza Mauro (Repetto) io non sarei mai stato Max. Era la parte spregiudicata dei due, io ero timido e non avrei mai avuto il coraggio di portare una cassetta a chi di dovere per farmi conoscere. Io ascoltavo solo musica punk che poi era la musica degli sfigati. Lui aveva un solo motto: dignità zero!”
(Max Pezzali, intervista a Radio Deejay, ottobre 2013)

L'anno scorso, in occasione del ventennale dell'uscita dell'album Hanno Ucciso L'Uomo Ragno, alcuni nomi più o meno noti della scena indie alternativa italiana (I Cani, Colapesce, Amor Fou, giusto per citarne alcuni) pubblicarono Con un deca, divertito tributo alla musica degli 883, che si componeva di riadattamenti di celeberrimi pezzi presi dal corposo canzoniere della band pavese.
Fu solo ironia o un sincero omaggio all'arte del duo Pezzali/Repetto, che con quell'album scalò le classifiche in una lontana estate italiana del 1992?
Qui sotto torniamo appunto ad occuparci di Hanno Ucciso L'Uomo Ragno, primo album del gruppo ed unica opera che ci sia mai capitato d'ascoltare della coppia in questione, cercando di capire perchè ancor oggi, quando si parla di 883, anche i puristi più radicali del rock abbozzano normalmente un sorriso divertito anzichè uno sprezzante rigurgito.

Come qualsiasi altra uscita discografica sfiorata dalle mani di "Re Mida" Claudio Cecchetto nella prima metà degli anni 90, Hanno Ucciso L'Uomo Ragno fu un clamoroso successo. Sapientemente imposto e proposto alle masse dal popolare produttore di Ceggia, non avrebbe potuto essere altro. Eppure, va ammesso, il primo disco degli 883 ha una caratteristica non comune ad opere tanto commerciali e cioè quella di riuscire nell'impresa di suonare genuino e non costruito, seppur destinato a farsi breccia in un pubblico di indifesi ed incolpevoli adolescenti. Nonostante la macchina commerciale messa in moto per la sua promozione, le canzoni dell'album riescono cioè a mantenere la parvenza di quattro spassose cazzate registrate da due sfigati in un garage, ottenendo così l'effetto di attribuire una connotazione innegabilmente simpatica ad un disco che altrimenti non si potrebbe che odiare con tutto il cuore. Le liriche di Non me la menare, S'inkazza, 6/1/Sfigato, Con un Deca, Jolly Blue, sono semplicemente vere, così come le rozze composizioni melodiche che le accompagnano. I ritornelli diventano così inni di certo provincialismo italiano di inizio anni 90 diverso sì, ma non meno vero (e forse più vero), di quello raccontato da Ligabue nei suoi primi dischi dello stesso periodo. La paranoica città con due discoteche e centosei farmacie nella quale due ragazzi vagano alle tre del mattino con diecimila lire in tasca non è meno reale dell'auto che si muove accompagnata dall'angelo della nebbia nell'omonimo pezzo del cantautore di Correggio, così come l'immagine dei ragazzi che fanno le pieghe con i 125 lungo il Ticino nel tardo pomeriggio prima di ritrovarsi con gli amici alla sala giochi Jolly Blue, è la nemesi iperrealista del più felliniano Bar Mario del Luciano nazionale. Anche chi i 90 li ha vissuti in modo un po' diverso, insomma, non può che riconoscere un'inconfutabile verità in quanto cantavano in quegli anni gli 883, paladini di bande di adolescenti di provincia che, alla romantica metafora del sogno lambrusco&pop-corn, preferivano il più gretto materialismo popolare di un verso come: "molliamo tutto e ce ne andiamo a New York, ma poi ti guardi in faccia e dici dov'è? Che vuoi che andiamo con ste facce io e te?".
Per paradosso il pezzo più debole dell'album è proprio la fortunatissima title-track, dove questo iperrealismo si perde a favore di una metafora fumettistica fine a se stessa che di fatto non significa assolutamente nulla. Ma, appunto, parliamo di un'opera dove il motto di fondo sembra davvero essere "Dignità Zero!", come al tempo sottolinearono ancor di più anche le sconcertanti apparizioni dal vivo dell'improbabile ballerino Mauro Repetto. ("Ad un certo punto si è messo a ballare: la prima volta che accadde io avrei voluto avere un malore in diretta tv piuttosto che stare su quel palco. Pensavo: -Ma cosa cazzo gli è venuto in mente???-. Però poi mi sono abituato..." Max Pezzali, sempre nell'intervista sopra citata.)

E allora, il tutto si potrebbe anche riassumere nel primo verso del ritornello della prima traccia del disco: 
"Non me la menare, non capisco cosa vuoi, tanto lo sapevi che non ero come voi.".
L'invito è dunque a riscoprire l'adolescenza perduta di questi due ragazzi e ad ascoltarsi quello che è probabilmente il pezzo migliore del disco. Enjoy!


Ne parlavamo tanto tanti anni fa 
di quanto è paranoica questa città 
della sua gente delle sue manie 
due discoteche 
centosei farmacie 
e ci troviamo ancora al punto che 
si gira in macchina il mattino alle tre 
alla ricerca di qualcosa che poi 
cos'è non lo sappiamo nemmeno noi 

Con un deca non si può andar via 
non ci basta neanche in pizzeria 
fermati un attimo all'automatico 
almeno a piedi non ci lascerà 
in questa città

Di un tabaccaio neanche l'ombra oramai 
ne restan due scegli quella che vuoi 
che cosa lascia accesa a fare la "T" 
che poi due stronzi se ne accorgono qui
guarda di là quei cani che ululano 
per una femmina che dice di no 
adesso vanno in giro a fare gli eroi 
poi torneranno a casa un po' come noi 

Con un deca... 

E' l'ora che si tiran fuori le idee 
per diventare miliardari anche se 
esiste già quel che vogliamo inventare 
ci manca solo il disco orario solare 
resta la soluzione divi del rock 
molliamo tutto e ce ne andiamo a New York 
ma poi ti guardi in faccia e dici dov'è 
che vuoi che andiamo con ste' facce io e te?  

Con un deca...

16 commenti:

  1. Una Signora Perbene12 dicembre 2013 10:28

    State esagerando, siete peggio dei forconi...

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  2. Bruciamo i libri di Seimani!

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  3. Maurisio sei il buco nero della ragion pura. Un buco nero che non mancheremo di sfondarti, pezzo di m...!

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  4. Max Pezzali e Cash sulla stessa pagina fa un po' impressione.

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  5. la deriva del paese e' la deriva di musicanidi...fermate Seimani adesso!!!

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  6. altro che forconi! qui sono solo porconi!

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  7. Certo che se questa è la nuova musica indie...Con un Deca degli 883 duecentomiliardi di volte più bella di quella dei Cani.

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    1. E' che la canzone fa talmente cagare che e' impossibile migliorarla...

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  8. Frank Pozzanghera12 dicembre 2013 13:43

    Ocio a parlare male dei Cani su un blog che si chiama Musicanidi.

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  9. Fra le pagine chiare e le pagine scure, mi verrebbe quasi da dire (ma non lo dico!) che è una delle pagine più belle mai scritte su questo blog da quella zoccola di SEIMANI.

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  10. Max Pezzali è un genio. Lo dico seriamente.

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    1. Frank Pozzanghera13 dicembre 2013 09:38

      Non è che di cognome fai Cecchetto, neh?

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  11. Lettore stupito13 dicembre 2013 18:23

    Chi è Chiara? Chi è Paola? L'unica cosa importante è la loro unione capezzolare.

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    1. La svolta pop-comm.le del blog mi piace assaje

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    2. piu' che pop e' una svolta poppe...a quando Raffaele Riefoli dio del mese?

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  12. Cosi' d'acchito mi verrebbe da dire che Chiara e' quella bionda e Paola quella mora...ma potrei anche sbagliare neeee...

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